È più morboso un serial killer o chi è attratto dalle sue azioni? Torneremo su questo aspetto, intanto occupiamoci di un contadino del Wisconsin, arrestato nel novembre 1957. Quel cinquantunenne qualsiasi dell’America rurale era un omicida perverso, collezionista di resti macabri, la quintessenza del male, ma senza esserne un genio. È anche scrittore il romano Ruben De Luca, antropologo criminale e psicologo, che gli ha dedicato il più recente dei suoi oltre cento libri di criminologia e omicidi seriali, di cui è tra i più considerati esperti in Europa: Ed Gein. Il macellaio di Plainfield. Vita e crimini del serial killer che ha ispirato Psycho e Il silenzio degli innocenti (Newton Compton Editori, Roma, collana “I volti della storia”, settembre 2025, 288 pagine).
A tratteggiare la figura del non infaticabile assassino di campagna (due omicidi, più tre non accertati), è la nota criminologa Roberta Bruzzone, consulente in tanti talk show televisivi e autrice della prefazione al testo dell’amico e collega (figlio per inciso dell’attore Omar Sharif). Un lavoro, scrive, che colma una lacuna nella letteratura specializzata italiana, dal momento che mancava una monografia su Edward Theodore Gein.
Non solo è uno dei serial killer più citati nel mondo anglosassone, ma può essere considerato un’icona della versione più ributtante di quell’aberrazione criminale. Ha ispirato, ripetiamo, lo scrittore Robert Bloch, autore del thriller da cui è derivato il film cult di Alfred Hitchcock "Psycho. La storia di Geine", ed è alla base, oltre a “Non aprite quella porta” ed altre pellicole meno famose, anche di un altro romanzo, Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris. Il regista Jonathan Demme ne ha tratto una versione cinematografica eccellente, sul grande schermo nel 1991, di qualità tanto elevata d’avere conseguito il Grande Slam degli Oscar 1992: i cinque premi come miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura non originale (Ted Tally), miglior attrice (Jodie Foster) e miglior attore (Anthony Hopkins).
Eppure, come fa notare Roberta Bruzzone, Ed non è sotto l’aspetto quantitativo uno dei serial killer più prolifici. Il suo fascino e la notorietà relativa derivano non da quanto, ma da come uccideva:
squartava i cadaveri, compiva atti di necrofilia, dissotterrava corpi dai cimiteri di Plainfield e dintorni.
Li usava, in parte, per allestire macabri pezzi di arredamento. Quando la polizia fece irruzione nel suo appartamento, trovò tra l’altro un cestino fatto di pelle umana, un corsetto realizzato con un torace femminile scuoiato dalle spalle alla vita, una cintura di capezzoli di donne, calotte craniche trasformate in scodelle, una colonna vertebrale adattata a montante di una lampada.
Gein era cresciuto radicando un rapporto edipico morboso con la madre Augusta, fanatica religiosa luterana che crebbe Edward e il fratello maggiore Henry in un isolamento quasi assoluto, inculcando in loro dei veri contro valori sociali: stare alla larga dal mondo, “luogo di perdizione e immoralità”, e dalle donne, “prostitute al servizio del demonio”, tutte tranne lei. Il sesso era “sporco”, se non praticato al solo fine di procreare. Aveva imposto ai figli di restare vergini e l’esile, timido, effeminato Edward mantenne l’impegno per tutta la vita.
Dopo il padre e il fratello maggiore, anche la madre morì per un ictus, alla fine del 1945. Da quel momento, il fragile equilibrio psichico di Ed si spezzò, nell’isolata fattoria di Plainfield. Si lasciò andare (l’unica stanza tenuta pulita e in ordine era la camera da letto di Augusta), divenne preda delle sue fantasie necrofile e di depezzamento dei cadaveri, culminate nei due omicidi accertati del 1954 e 1957. Arrestato, confessò d’avere provato il desiderio di cambiare sesso. Giudicato mentalmente instabile e incapace di sostenere un processo, Edward venne rinchiuso in un ospedale statale, poi in manicomio criminale. Morì per insufficienza respiratoria in seguito a un tumore, il 26 luglio 1984.
Secondo De Luca, vita e crimini di Ed Gein si racchiudono in alcuni concetti chiave, relativi ai passaggi fondamentali della sua evoluzione o involuzione. Innanzitutto l’infanzia, segnata da un ambiente familiare opprimente, dominato dagli abusi emotivi e psicologici della madre. Guidata da una visione distorta del mondo e del sesso, aveva imposto una rigidità morale. Ne erano conseguite l’inibizione della naturale scoperta della sessualità e la creazione di sensi di colpa e vergogna, poi degenerati nei comportamenti devianti. Col passare degli anni, il macabro interesse per i cadaveri era diventato un’ossessione, che lo spingeva a esumare corpi dai cimiteri per studiarne l’anatomia e creare oggetti. E questo in anticipo sulle azioni omicide. La scoperta dei crimini avvenne nel novembre del 1957 e scosse gli USA, scatenando un’ondata di orrore e incredulità che impattò sulla cultura e cominciò a seminare l’eredità mediatica.
Uno dei capitoli più crudi per i lettori è il quinto, dedicato ai serial killer necrofili e necrofagi. Le due perversioni principali negli assassini seriali sono il sadismo e la necrofilia, ma tendono a escludersi a vicenda: un sadico necrofilo è praticamente impossibile, perché dove per il primo finisce il piacere (con la morte della vittima), per il secondo comincia la soddisfazione erotica. E questo tema anticipa la questione sollevata in avvio. Indubbiamente, gli omicidi seriali e i particolari scabrosi attraggono il pubblico, per motivi intrinseci: il fascino della suspense, la curiosità di esplorare i lati oscuri della mente umana, il magnetismo esercitato un po’ su tutti dalla cronaca nera. È diverso, però, innamorarsi dei serial killer, un processo di mitizzazione dell’omicida, piuttosto frequente negli Stati Uniti. Basta pensare alle passioni malate per Charles Manson, purtroppo...
- Autore: Ruben De Luca
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788822794116
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Ed Gein. Il macellaio di Plainfield
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