Prima o poi arriva il momento in cui un’autrice deve congedarsi dalla protagonista che l’ha accompagnata attraverso tanti romanzi, quella figura che, libro dopo libro, è diventata quasi una presenza familiare per i lettori. È un passaggio delicato, perché dire addio a un personaggio significa in qualche modo chiudere una stagione della propria scrittura e lasciare andare una parte dell’immaginario costruito nel tempo. È ciò che accade ad Anne Holt con Ruggine e diamanti (Einaudi, 2026, trad. di Margherita Podestà Heir), ultimo capitolo della serie dedicata a Hanne Wilhelmsen, una detective brillante, ma nota per il suo carattere difficile e per i suoi metodi poco ortodossi. L’autrice norvegese sceglie di congedarla a modo suo, mettendola innanzitutto di fronte a ciò che Hanne non riesce a sopportare: l’inattività.
Sono ormai due anni, infatti, che non partecipa a un’indagine. Il divieto imposto dai vertici della polizia la tiene lontana dal lavoro che per tanto tempo ha definito la sua esistenza, mentre la moglie Nefis cerca di costruire per entrambe una nuova, idilliaca vita estiva nel Vestfold, in una casa affacciata sul mare. Un piccolo paradiso che Hanne, naturalmente, detesta in ogni suo dettaglio: gli ospiti, il panorama, l’idea stessa di rilassarsi. Persino il mare, raggiungibile grazie alle rampe fatte predisporre premurosamente dalla moglie, non riesce a tentarla.
La sua insofferenza, però, è destinata a durare poco. Un bambino di sei anni che sta cercando di scappare di casa si imbatte in una scena surreale: in mezzo a un prato, dentro una vecchia vasca da bagno, giace il corpo nudo di una donna anziana. Sul fondo della vasca qualcosa luccica e il bambino, prima ancora di comprendere ciò che ha davanti, raccoglie quello che potrebbe essere un gioiello.
La vittima è Anette Schjønn, una traduttrice e consulente editoriale conosciuta negli ambienti letterari, e la sua morte presenta fin dall’inizio interrogativi difficili da ignorare, primo fra tutti: chi ha costruito una scena tanto assurda e quale significato si nasconde dietro quella messinscena?
Hanne cerca una strada per tornare nell’indagine, e quella strada passa attraverso il mondo dei libri, come era già successo ne Il manoscritto, con il personaggio di Ebba Braut, editor presso la Storkhøj, la più grande casa editrice norvegese. Anette conosceva infatti molto bene quell’ambiente e aveva lavorato a lungo con scrittori di primo piano. Tra questi c’è Kristine Hoff, celebre autrice di gialli che vive proprio accanto alla nuova casa di Hanne.
È proprio il legame tra la vittima e Kristine a offrire a Hanne un inatteso punto d’accesso alle informazioni. E mentre il mistero della donna nella vasca prende forma, il romanzo torna a concentrarsi sulla sua protagonista: sul disagio di una donna costretta a vivere lontana dal luogo in cui si è sempre sentita davvero se stessa.
Holt approfitta inoltre della vicenda per polemizzare con una certa idea, ancora diffusa negli ambienti letterari, secondo cui la vera grande letteratura sarebbe per definizione destinata a pochi lettori, mentre il successo popolare costituirebbe quasi una prova della sua scarsa qualità. Una convinzione che viene messa in discussione con ironia, soprattutto attraverso alcune figure maschili del mondo editoriale e letterario, tanto più sicure del proprio valore quanto più sembrano diffidare del favore del pubblico.
La storia procede attraverso una pluralità di personaggi e situazioni che, apparentemente distanti, finiscono poco alla volta per ricomporsi in un disegno preciso. I diversi fili dell’intreccio vengono alternati con naturalezza, mentre le informazioni arrivano al lettore senza fretta, lasciando che siano i dettagli, i dialoghi e le relazioni tra i personaggi a far avanzare la trama. La tensione cresce così progressivamente, senza bisogno di forzature, fino a quando i diversi elementi trovano il loro posto. Ma è soprattutto nella dimensione più privata di Hanne che questa costruzione acquista spessore. La sua esclusione dalle indagini non è soltanto un ostacolo narrativo: diventa una condizione che pesa sulla vita familiare, sull’umore e sul bisogno quasi fisico di tornare a sentirsi utile. Il mistero della donna nella vasca procede quindi insieme a un’altra storia, più intima, quella di una donna che deve fare i conti con una vita dalla quale il suo ruolo sembra essere stato improvvisamente cancellato.
Il titolo stesso, Ruggine e diamanti, fa riferimento a una celebre canzone di Joan Baez, Diamonds & Rust, costruita sul riaffiorare di un passato sentimentale in cui ricordi luminosi e ferite convivono, senza che sia possibile separare davvero ciò che è stato bello da ciò che ha fatto male. Diamanti e ruggine diventano così due immagini complementari: ciò che il tempo conserva e ciò che invece corrode, la brillantezza del ricordo e le tracce che gli anni inevitabilmente lasciano. È una suggestione che sembra adattarsi anche alla parabola di Hanne Wilhelmsen. Sono passati trentatré anni dalla sua prima apparizione ne La dea cieca, e nel corso dei tredici romanzi Hanne è cambiata, ha attraversato esperienze dolorose, ha perso e ritrovato il proprio equilibrio, fino a diventare una presenza quasi inseparabile dall’universo narrativo di Anne Holt. Guardare oggi a questa lunga storia significa allora fare i conti con il tempo: quello della protagonista, quello dell’autrice e anche quello dei lettori che l’hanno seguita per così tanto tempo.
- Autore: Anne Holt
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Ruggine e diamanti
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