Benvenuti al Ricovero per orfane della contea di Lafayette.
Così si apre Il Calamity Club” di Kathryn Stockett (Mondadori, 2026, trad. di Isabella Polli); siamo in Mississipi nel 1933, nell’orfanotrofio vive Meg 11 anni, abbandonata dalla madre. L’orfanotrofio altro non è che una vecchia casa di legno in cui comandano un gruppo di donne, esercitando violenze e tiranneggiando con prepotenza. “Ci tengono sottochiave come delinquenti” rivela Meg al lettore - che inoltre scoprirà che a tale ricovero “non sono accettate bambine di colore, indiane, ebree, messicane, orientali […] no ritardate, no bambine sopra i 12 anni di età”… e l’elenco delle restrizioni prosegue all’infinito.
“Pavimento nudo e consumato e odore di muffa” ovunque, ambiente e trattamento leggermente migliore è riservato solo alle neonate, cioè le bambine che potrebbero effettivamente venire adottate; per tutte le altre è come vivere in una prigione dalla quale si uscirà solo al compimento dei 12 anni, per andare a lavorare. La direzione dell’orfanotrofio è lasciata a Garnett, una vera e propria strega che maltratta le bambine abusando del proprio potere.
Nella stessa cittadina, Oxford, vive la famiglia Tartt, un tempo agiatamente ma ora in gravi difficoltà economiche, da quando il figlio Rory ha abbandonato la moglie Frances e la madre Mrs Tartt, svaligiando la casa e lasciandole effettivamente senza di che vivere. Alle due donne in difficoltà giunge in aiuto la sorella maggiore di Frances, la ventiquattrenne Birdie, una giovane coraggiosa e intelligente che si industria per racimolare soldi per togliere l’ipoteca dalla casa, quando Mrs Tartt e Frances decidono di lasciare Oxford per andare a cercare Rory. Ed è qui che entra in scena Charlie, la madre di Meg: il lettore scoprirà cosa le sia accaduto e perché sia stata a lungo lontana dalla sua Meg, quali atroci sofferenze abbia dovuto vivere perché le ignobili leggi del Mississipi di quell’epoca negavano la libertà alle donne.
Kathryn Stockett costruisce una trama commovente e molto appassionante a partire da un dato storico, e cioè una legge del 1928 che rendeva legale nel Mississipi la sterilizzazione di qualsiasi persona considerata “imbecille” – genericamente tutte le persone ritenute malate di mente, epilettiche, con disabilità, alcolisti e prostitute. Charlie vuole a tutti i costi riprendere a vivere con sè Meg, che viene adottata da una coppia di origine molto benestante, ma ora con altrettanti problemi, sia di denaro che di alcolismo. Ed è così che nasce il Calamity Club nella residenza dei Tartt, illegale per le leggi dell’epoca: “un locale equivoco e moralmente riprovevole” in cui le parole d’ordine sono sorellanza e solidarietà femminile.
Cosa è disposta a rischiare una madre per riprendere con sè la propria figlia, che le è stata sottratta con violenza ed inganno?
Tra proibizionismo, leggi per bianchi e per persone di colore (miscegenazione è il reato di accoppiamento tra bianchi e persone di colore, la “pubblica mescolanza delle razze” che negli anni ’30 si temeva provocasse la “contaminazione della pura popolazione cristiana”), trovate geniali del gruppo di donne del Club ma anche tanta ironia ed emozioni, la trama garantisce di empatizzare con ciascuna delle donne: Charlie (che non ha affatto intenzionalmente abbandonato la sua bambina), Birdie (che incontra un uomo che la accetta così com’è, nonostante la sua impossibilità di diventare madre), Frances (viziata e terribilmente sola) e tutte le ragazze del Club che fanno gruppo per sostenersi con un altruismo che è caratteristica tipicamente femminile.
Il romanzo risulta per alcuni argomenti trattati estremamente attuale, là dove si parla ad esempio di riconoscimento del valore della libertà delle donne e dell’accettare che avere figli non è "l’unico e principale scopo dell’esistenza di una donna"; l’autrice fa esprimere questi concetti alle sue moderne protagoniste, ad esempio quando la giovane medico che assiste le donne del Club afferma “non sono loro [n.d.r gli uomini] a poter decidere a cosa vuoi aspirare. Dovresti vivere la vita che vuoi tu. Anche tu dovresti avere la possibilità di scegliere”.
Kathryn Stockett è in grado di trasmettere grandi emozioni raccontando le drammatiche vicende di “quella banda raccogliticcia di emarginate” e permette al lettore di sperimentare con loro un autentico senso di appartenenza e il desiderio di vedere realizzati tutti i loro diversi sogni. Il Calamity Club, “aperto in una città con ben 13 chiese”, rappresenta una piccola fortuna per quelle donne imperfette ma coraggiose e audaci, il vero affare che permetterà di salvarle dalla miseria, l’unica via di uscita da una serie infinita di guai inimmaginabili.
Il Calamity Club racconta l’insolita alleanza che lega le donne che vivono in casa Tartt: è un romanzo commovente e ironico la cui lettura scorre veloce, nonostante si componga di più di 700 pagine. L’autrice Kathryn Stockett è diventata famosa in tutto il mondo già con il suo precedente romanzo The help, edito da Mondadori nel 2009, da cui è stato tratto un film.
- Autore: Kathryn Stockett
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Il Calamity Club
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