Davvero poliedrica la produzione letteraria di Patrizia Rinaldi, che negli anni ha spaziato tra vari generi, diventando famosa anche grazie alla fortunata serie televisiva “Blanca”, tratta liberamente dai suoi romanzi pubblicati da E/O. Ora esce per Piemme questo romanzo dalla copertina bellissima, La santa di casa (2026), che mostra il viso levigato di una giovane donna che sembra di porcellana, dall’aureola dorata e luccicante: si tratta della santa del titolo, ma bisogna leggere con attenzione il libro per capire quanto profondo sia il racconto che l’autrice ha costruito.
Siamo a Napoli, nel 1956, l’anno della celebre nevicata entrata nelle narrazioni della storia italiana. La ventenne Alena D’Angelo, moglie di Sergio Napolitano, ha appena partorito ben quattro gemelli, quando ancora non esisteva l’inseminazione artificiale. Ne sopravvivono tre, Carlo, Roberto, Biancamaria, mentre la neonata Mariastella sorride e muore. La presenza di questa piccola sarà costante nella vita della madre, che costruirà una sorta di dialogo interiore con questa figlia apparsa e sparita; in tutta la lunga vita di Alena, molto complicata e a tratti drammatica, la presenza di questa figura sarà l’unica vera compagnia, l’unica interlocutrice con cui mantenere vivo un dialogo, una santa di famiglia, un velo sottile che divide i vivi dai morti.
Alena, che avrebbe dovuto chiamarsi Elena - il suo nome sbagliato è simbolo di tanti errori che costelleranno la sua esistenza -, viene tradita dal marito, sempre lontano, immischiato in affari loschi, vittima di ingenuità e di scarsa intelligenza. Messa alle strette, dovrà vendersi la casa, ereditata dalla mitica Donna Sisì, sua nonna, e trasferirsi con i figli che sono tornati ad essere quattro, dopo la nascita di Salvato, frutto di un unico fortuito amplesso con il marito. Dal Cavone, vicino a Piazza Dante, nel centro di Napoli, a un quartiere periferico, vicino allo stabilimento Italsider di Bagnoli, a ‘Fabbrica, come chiamano lo stabilimento gli abitanti della zona. Gli anni sono passati, l’Italia si avvia a quel boom economico degli anni Sessanta che lambirà solo in minima parte il proletariato meridionale. Alena si attrezza come può a mantenere i figli, inizia una relazione con Ferdinando, operaio dell’Italsider, lettore, pescatore, innamorato perso della bella Alena, alta, magra, vagamente androgina, dal carattere difficile come la sua numerosa famiglia. Lei si occupa di tutti: del marito alcolista e violento, ma comunque padre dei suoi figli, di Zanzette, un femminiello bellissimo con cui suo marito aveva avuto un’improbabile relazione, di figli e fidanzate, fino all’inatteso finale che vira verso il romanzo noir, ma sempre pieno di ironia, di comicità, di leggerezza.
La scrittura di Patrizia Rinaldi è magica, come la città che la produce: la lingua napoletana, con il suo carico di modi di dire intraducibili ed efficacissimi, si mescola con nonchalance a un italiano letterario ma sempre fluido, anche se ricco di sfumature e di incisi che ci trasportano in uno sconosciuto altrove, per poi ritornare al quotidiano, ai problemi del mangiare, accudire, sopravvivere. Napoli è personaggio della storia, nel suo mare, nei viaggi in metro, negli alberghi ricchi del lungomare, nei quartieri diseredati; c’è molta storia italiana nel romanzo, dal delitto Moro alle lotte sindacali, dagli anni di piombo e del terrorismo al sogno della fabbrica di Adriano Olivetti; ci sono anche molti libri, perché crescendo in un ambiente povero Alena ha scoperto la lettura.
Intanto la cultura di Alena, la lettrice, migliorava: si ingigantiva, il suo vocabolario si nutriva, ingordo, di parole su parole e comunque non si saziava. Non aveva mai avuto tanti romanzi da leggere, perché Ferdinando era generoso d’amore e di libri.
C’è molta carnalità in questo romanzo, molto corpo, molte sensazioni fisiche: il parto descritto come un dolore indescrivibile, la gravidanza vissuta di nascosto, l’aborto rifiutato, la malattia del figlio Salvato raccontata con particolari fisici brutali; e poi la bellezza, le gambe bellissime di Zenzette, le parole d’amore, la poesia di Neruda, “T’amo senza sapere come / né quando, né da dove, / t’amo”, il rapporto bellissimo con la Santa, che attraverso un dialogo costante attraversa una vita difficile, nella quale però Alena resiste e va avanti con coraggio indomito. Romanzo ricchissimo, pieno di sorprese e di fantasia, con qualche inserzione autobiografica; una grande storia napoletana, raffinata e coinvolgente, colorata e profumata di mistero, come solo l’anima partenopea riesce a comunicare.
- Autore: Patrizia Rinaldi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Piemme
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La santa di casa
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