Era un ragazzo napoletano, classe 1920, Salvo Rosario Antonio D’Acquisto, primogenito di un’onesta famiglia operaia del Vomero, allievo Carabiniere nel 1939, vicebrigadiere dal 1942 a Torrimpietra, Fiumicino. Il 23 settembre 1943 si autoaccusò, pur innocente, di un presunto attentato contro le truppe tedesche a Palidoro, subendo la fucilazione ma salvando ventidue ostaggi. Tutti guardiamo con malinconia e riconoscenza a Salvo, patrimonio collettivo del nostro Paese, per il suo sacrificio coraggioso (e non vano!): sono gli stessi sentimenti esaltati da un libro, a cura di Roberta Cairoli e Andrea Castagna, Salvo D’Acquisto: le rappresentazioni di un mito, pubblicato con il contributo del Ministero della Difesa da Biblion Edizioni (Milano, dicembre 2024 , collana “Divulgare la storia”, 128 pagine).
Nella prefazione, il presidente nazionale della FIAP Luca Aniasi – la Federazione della associazioni partigiane ha ideato il volume, con la Fondazione milanese Aldo Aniasi – cita gli artefici dell’iniziativa: i due ricercatori di storia che hanno curato l’edizione; il disegnatore Gianni Carino per le tavole originali a fumetti; Alice Leone per il percorso didattico (Le pietre e la memoria); Cecilia Stefanini per il coordinamento; l’editore Aulo Chiesa e gli autori dei quattro saggi monografici: Silvia Maresca (Salvo D’Acquisto), Marco Severini (I Carabinieri nella Resistenza), Alina Binaghi (L’iconografia: inciso nel bronzo, dipinto su tela e impresso nella memoria), Alessandro Portelli (L’eroe di Palidoro tra mito, memoria e narrazioni della Resistenza).
Dopo l’annuncio dell’armistizio con gli Angloamericani, diffuso da Badoglio l’8 settembre 1943 senza istruzioni chiare alle truppe italiane su come comportarsi nei confronti dell’ex alleato germanico, i tedeschi avviarono rastrellamenti e occupazioni in tutta la penisola, com’erano pronti a fare secondo istruzioni dettagliate. Se non circondate e deportate dei tedeschi, le truppe e le forze dell’ordine italiane avevano abbandonato armi, uniformi e caserme, cercando di rientrare a casa. Era quello che i colleghi di Roma avevano consigliato a Salvo, ma il giovane sottufficiale era rimasto fedele alla consegna e al servizio per l’Arma. Qualche giorno dopo, la sera del 22 settembre 1943, un’esplosione scosse la Torre di Palidoro sulla costa. Soldati tedeschi avevano forzato nella sede della Guardia di Finanza una cassa contenente ordigni sequestrati: un morto, alcuni feriti. Tra i nazisti, prevalse facilmente la tesi dell’attentato e del sabotaggio ai loro danni. Tanti i motivi: le tensioni con gli italiani, una negligenza da nascondere ai superiori, il desiderio di vendetta nei confronti dei “traditori” dell’alleanza. Senza un colpevole, si applicava il diritto di rappresaglia: per ogni tedesco ucciso, a morte dieci italiani.
La caccia all’uomo cominciò all’alba del 23. Due paracadutisti, con una motocicletta col sidecar, raggiunsero la stazione competente dei Carabinieri, trovandovi il vicebrigadiere D’Acquisto. Lo condussero a Palidoro, dove venne interrogato in cerca di un colpevole e picchiato. Riunirono ventidue rastrellati (si conoscono i nomi: contadini, lavoratori, muratori), li costrinsero a scavare una grande fossa davanti alla Torre: una trentina di metri, per uno di profondità. Salvo chiamò l’ufficiale tedesco presente, l’interprete tradusse le parole, “che nessuno dei civili intese”. Sopraggiunse un ufficiale superiore e decise che avevano il reo confesso, l’onta poteva essere ripagata. Furono fatti allontanare tutti. Alle 17,15, l’esecuzione.
Secondo il rapporto di protocollo riservato 25.1.1945 n. 20/7-11, inviato al Comando Generale dell’Arma dalla Legione di Roma, alcuni militari tedeschi, parlando con una giovane del luogo, avevano affermato
che il sottufficiale era morto da eroe, impassibile di fronte alla morte.
La notizia si diffuse a conflitto ancora in corso e il 17 febbraio 1945 il Ministero della Guerra conferì a D’Acquisto la medaglia d’oro al valor militare. Il 4 novembre 1983 si è tenuta presso l’Ordinariato militare la prima sessione della Causa di beatificazione di Salvo, proclamato "servo di Dio”. Dal 1986, le sue spoglie riposano nella cappella dei Caduti, presso la Basilica di Santa Chiara a Napoli. I valori laici, coraggio, senso del dovere, professionalità, rettitudine, e quelli religiosi, la natura pia e religiosa dell’ex seminarista, hanno spinto l’Arma e la Chiesa, insieme alla profonda umanità dimostrata nel corso della breve vita, a valorizzare la figura di Salvo, anche con una serie di pubblicazioni. L’uomo-simbolo ha finito per prendere però il sopravvento sull’uomo vero, in carne e ossa, mentre è del tutto mancata la ricerca di storici professionisti: i testi di divulgazione non menzionano la figura dell’eroico D’Acquisto.
Tuttavia, a nessuno sfugge il significato del gesto del Carabiniere napoletano, che non ha esitato a sacrificare la propria vita per salvare quella di ventidue innocenti. Salvo va collocato oltre il mito e la leggenda (non immeritati, comunque), deve raggiungere il posto che gli spetta nella storia, quello di un Carabiniere che si è comportato fino in fondo come tale, eroicamente: un uomo superiore, non un superuomo. Non aveva ancora compiuto ventitré anni, era un ragazzo di sani principi e di salde motivazioni, che ha saputo compiere una scelta estrema, fatale per se stesso ma salvifica per tanti, innocenti quanto lui.
I curatori si augurano che la lettura di Salvo D’Acquisto: le rappresentazioni di un mito possa fornire elementi per accrescere le conoscenze sulla figura storica di Salvo D’Acquisto,
molto nota, ma forse considerata in modo superficiale e stereotipato, nonché fornire spunti di riflessione e approfondimento, in particolare sul contesto in cui si concluse l’esistenza dell’eroe e presero forma le rappresentazioni del suo mito.
- Autori: Roberta Cairoli e Andrea Castagna (a cura di)
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Salvo D’Acquisto: le rappresentazioni di un mito
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