Il titolo originale del romanzo di Alison Espach La magia dei momenti no (Bollati Boringhieri, 2024, trad. di Benedetta Gallo) è The wedding people, ed è normale chiedersi: perché cambiare con un titolo che sembra quello di un manuale di auto-aiuto?
Con un brutto divorzio alle spalle, un saggio che da anni non approda da nessuna parte e un amato animale domestico morto, l’accademica vittorianista Phoebe decide di togliersi la vita. Ma vuole farlo in un luogo bellissimo; e allora prenota una stanza in un lussuoso hotel di Newport (Rhode Island). Tuttavia, al suo arrivo lo trova invaso dagli invitati a un mega-matrimonio da un milione di dollari, che si svolgerà nell’arco di sei giorni.
Phoebe tenta il suicidio ma - forse per il mezzo scelto - sopravvive e man mano viene coinvolta negli eventi della festa, facendo conoscenza con gli ospiti e capendo che sono tutti meno stupidi e superficiali di quanto appaiano. Attraverso i racconti e le confidenze, la protagonista rivive il proprio passato e la propria relazione, molto simile a quella tra Ted Hughes e Sylvia Plath, ma le situazioni descritte sono tragicomiche - a partire dal momento dell’ingestione delle pastiglie, che sono quelle del gatto e perciò ovviamente non funzionano. Gradualmente la protagonista entra in contatto con gli sposi e i vari invitati: Lila, la sposa, ha una madre che l’ha sempre controllata in modo iper-giudicante e ha appena perso il padre. La ragazza descrive come il matrimonio dei genitori fosse in qualche modo simile al proprio. Qui entra in scena una tematica importante e centrale nel romanzo, ossia la differenza d’età nella coppia. Lo sposo infatti è di parecchio più grande e ha già una foglia di quasi tredici anni, la quale non sopporta la nuova compagna del padre, rimpiangendo la madre morta. Si capisce chiaramente che per entrambi gli sposi si tratta in realtà di una scelta di ripiego, una soluzione di comodo. Gary ha iniziato a frequentare Lila solo per uscire dal lutto e, in parte, per dare una figura femminile a sua figlia Juice; Lila ha deciso di sposare Gary per esaudire l’ultimo desiderio del padre.
Il libro mi è piaciuto perché è un gradevole intrattenimento, con momenti divertenti ma anche troppi cliché, ma soprattutto per le molte citazioni letterarie: in modo particolare e ripetuto Virginia Woolf e Edith Wharton; e difatti ci sono varie similitudine tra Phoebe, Clarissa Dalloway e Lily Bart, ovvero la riflessione su come anche condurre una vita all’apparenza retta porti comunque all’infelicità.
Nel corso del romanzo, Phoebe si confronta coi propri fantasmi e viene a patti con essi. Trova per caso in hotel una copia di Mrs Dalloway e riesce finalmente a finire di leggerlo: lo aveva mollato all’università, trovando intollerabile il personaggio di Septimius e la sua fine, oltre al fatto che l’uomo non avesse pensato alle conseguenze decidendo di defenestrarsi (e forse anche questo fa cambiare idea a Phoebe sul suicidio: c’è quindi una riflessione sull’importanza della letteratura come mezzo salvifico specie se si parla di classici, che sono per definizione malleabili e plasmabili).
Ci sono poi diversi rimandi alla cultura angloamericana dell’Ottocento e dei primi del Novecento, a partire da Melville fino alla già citata Edith Wharton, della quale la protagonista de La magia dei momenti no visita la villa. E troviamo nel finale proprio un ritornare indietro nel tempo, alla calma che permette la riflessione.
- Autore: Alison Espach
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Bollati Boringhieri
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La magia dei momenti no
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