Milazzo, Sicilia nord orientale: una trentina di cilindri di calcestruzzo sormontati da una cupola e in vario stato di conservazione. Molti tra la spiaggia e il terrapieno a Ponente, alcuni in alto sul costone, altri nell’abitato e nel porto. Trasformarli in testimoni di storia e di memoria è l’obiettivo dell’Operazione Casematte, un progetto della locale sezione di Italia Nostra. Sono ancora visibili ventisette fortificazione superstiti, protagoniste (anche nelle grandi immagini a colori in appendice) del saggio storico illustratissimo Milazzo 1943. Casematte, campi di volo e cronache dal fronte, un volume formato album, 22x22 cm, pubblicato a cura dell’architetto Domenico Mollura dalle milazzesi Lombardo Edizioni (luglio 2023, 168 pagine), a ottant’anni dallo sbarco alleato in Sicilia nel luglio 1943, l’operazione Husky.
Costruzioni militari che sono indubbie testimonianze di guerra, con l’evidente funzione anti sbarco. Tuttavia, non dovettero svolgere compiti bellici, perché gli angloamericani presero terra altrove sull’isola e Milazzo non venne difesa dalle forze dell’Asse, che cercavano solo di rimettere piede sulla terraferma calabrese, per sottrarsi alla cattura. La III Divisione di fanteria americana, entrata il 15 agosto, trovò ingenti materiali abbandonati. Ciò non toglie che la città abbia subito il martirio di centocinquantadue incursioni aeree e due bombardamenti navali. Il conflitto la investì in particolare nel corso dell’estate 1943. Gran parte dell’abitato venne gravemente danneggiata, scrive Mollura nell’illustrare l’impianto del lavoro.
Il volume è preceduto dalla mappatura dettagliata delle fortificazioni costiere edificate. A seguire, è proposta una ricerca storica su alcuni aspetti di sfondo al passaggio del fronte, prima e dopo. Sono stati privilegiati aspetti ancora non approfonditi, per questo non ritornano i grandi affondamenti al largo del porto siciliano o gli scontri nell’aria. Si guarda ad altre vicende. Incrociate con le memorie locali, hanno permesso di raccontare da prospettive inedite la Milazzo di quei momenti drammatici.
Nella prima parte, viene introdotta in generale la difesa costiera, per inquadrare l’approntamento anti sbarco della città sotto il profilo storico. La seconda è attenta alle storie, dal settembre 1942 al settembre 1943, con un salto al 1945 per verificare le ferite materiali che occorreva “iniziare a curare”. Seguono le memorie, che testimoniano lo stato dei luoghi e riportano aneddoti e ricordi sui “liberatori”, nel racconto di chi era bambino.
La mappatura è in appendice, completa, corredata da grafici, immagini fotografiche coloratissime delle postazioni e dal racconto dell’elaborazione progettuale su iniziativa di Italia Nostra, nella prospettiva di una valorizzazione di cui è solo la fase iniziale: “primo passo per la tutela è sempre la conoscenza”. Le casematte rientravano in un poderoso sforzo d’ingegneria militare a difesa costiera. I lavori di fortificazione costituivano un programma molto ambizioso, che pretendeva un’ampia struttura di lavoro. Se venne messa rapidamente in piedi la parte militare dell’organizzazione (direzione centrale, uffici periferici, progetti, tracciamento, reparti del Genio, ecc.), non si riteneva che la Sicilia garantisse risorse operative adeguate e si ricorse ad affidare i lavori a imprese del continente. In particolare, a Milazzo operò la ditta Manfredi di Roma, col probabile supporto di un’azienda locale.
Le postazioni realizzate, in più varianti dello stesso tipo, furono in prevalenza in casamatta. Si distinguono le une dalle altre per alcune differenze: diametro e altezza della calotta, per via del maggiore o minore calibro dell’arma prevista; rivestimento; addossamento ad altre strutture esistenti; presenza o meno di un locale interrato come riservetta; forma, numero e sezione delle feritoie, da semplici aperture radiali a finestre gradonate. Erano isolate o posizionate in stretta sequenza o accoppiate a caposaldo, in posizione sopraelevata o sul terrapieno marittimo, ai lati delle rotabili - dov’erano intervallate da reticolati fissi e cavalletti di frisia, con campi minati a ostacolare un eventuale sbarco.
Nella difesa della Sicilia, il 9 luglio 1943 Milazzo si trovava assegnata alla XIX Brigata Costiera, indivisionata, sotto la diretta autorità militare del XVI Corpo d’Armata, con i Reggimenti Costieri 140°, 179° e il 61° Reggimento Artiglieria da posizione. L’unità, dopo i ripetuti accerchiamenti e la progressiva perdita di componenti, ebbe ordine dal gen. Hube di arretrare profondamente oltre Furnari. Il 12 agosto, ritirata su Messina e traversata verso il continente. La difesa costiera di Milazzo non doveva appoggiarsi solo su opere permanenti in calcestruzzo, anti sbarco, armata soprattutto con pezzi di piccolo calibro: il censimento di Italia Nostra ha evidenziato anche una postazione in galleria, sul versante occidentale del promontorio, in zona Baronia. È praticabile solo per i primi metri d’accesso e non è stato possibile individuare le ramificazioni. Di una seconda postazione in galleria, invece, si sono potuti visionare gli atti di progetto, datato marzo del 1943, uno studio sulla sistemazione di una batteria nella grande Grotta di Polifemo, dentro la roccia sulla riviera di ponente, sotto le pendici del Castello, in modo da poter “battere efficacemente” l’ampio settore costiero tra Capo Tindari e Capo Milazzo. Per garantire un’azione più efficace, le artiglierie andavano posizionate in modo che i settori di tiro di ogni singola bocca da fuoco potessero sovrapporsi, per quanto possibile, battendo contemporaneamente determinati settori.
Tantissime le foto a colori nella ricerca in appendice, a cura di Carmelo Allegra. Anche il testo di Mollura è commentato da immagini disegni e documenti in bianconero.
- Autore: Domenico Mollura (a cura di)
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2023
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Milazzo 1943. Casematte, campi volo e cronache dal fronte
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