La scuola fa parlare, la scuola fa discutere, la scuola fa litigare. La scuola è un luogo faticoso, scrive l’autrice, dove i rapporti sono faticosi, per cui passare dalla grande famiglia al rettilario è un attimo. Simona Borgatti, lombarda, nella vita esercita realmente la professione di insegnante di scuola primaria; autrice di romanzi, Maestre (Scatole Parlanti, 2022) è il suo ultimo lavoro nel quale racconta la quotidianità in una scuola elementare di una piccola comunità della pianura Padana.
È la storia di due insegnanti, Agnese e Martina, l’una con decenni di insegnamento sulle spalle, l’altra giovane con ancora tanti sogni e voglia di fare. Diventare insegnante era svolgere una mission e anche essere dei privilegiati. Il sogno proibito per tanti, poche ore di lavoro al giorno e poi le feste di Natale, Pasqua e i tre mesi estivi: sono i commenti che più ricorrono quando si parla degli insegnanti.
A Pieve Paesino mancavano una libreria e un supermercato; in fila la panetteria, il fiorista, la farmacia, in un paese dove il sabato sera poteva essere solo casalingo. Le donne del borgo amavano andare in bicicletta, anche quando pioveva, una mano sul manubrio e l’altra a reggere il manico dell’ombrello. Si viveva in tranquillità e la vita scolastica trascorreva molto in fretta.
Dalla finestra delle loro aule i piccoli paesani e le loro maestre potevano spiare l’avvicendarsi delle stagioni attraverso il paesaggio della campagna lombarda.
Tutto era pronto per il nuovo anno scolastico. Agnese, una nuova ruga sul viso con i suoi sessant’anni vissuti in solitudine, e le sue pillole antidepressive sul comodino a ricordarle del nuovo giorno da affrontare. Aveva perso il marito in un incidente d’auto e il suo unico figlio, al compimento della maggiore età, dopo averle dato la colpa della morte del padre aveva scelto di andare via lontano, senza mai più rivederla. Martina, anche lei giunta da sola in paese, piena di energia e pronta a recarsi a scuola, aveva lasciato il suo Lele a Genova, per il lavoro bisognava spostarsi dove si era richiesti; si sarebbero incontrati di tanto in tanto. Era forte in lei il desiderio di dimenticare il suo futuro racchiuso nel numero zero. Per quanto ci avesse provato, non era riuscita a rimanere incinta: si sentiva una donna imperfetta e, senza figli, a volte inutile. Voleva liberarsi dalla frustrazione, dalla vergogna sociale, dalla tristezza, dal fallimento,
dal senso di vuoto e di perdita che aveva sempre cercato di nascondere per non essere vulnerabile e ferita dalle persone.
Agnese non sopportava più il chiacchiericcio sulle maestre; nelle grandi città si disperdeva dopo poco, ma in quel piccolo paese perdurava giorni: avere decine di occhi che fissavano e che soppesavano per capire chi eri. La Teresa dirigeva il plesso e si faceva carico dei tanti problemi che richiedevano soluzioni, le diverse richieste delle maestre e come far aumentare le iscrizioni, in breve burocrazia e un vero e proprio marketing scolastico. Agnese sentiva salirle l’angoscia e avrebbe voluto scappare via prendendo “la borsa con dentro i suoi bambini”. Quel primo giorno di scuola era come trovarsi sopra un patibolo della Rivoluzione francese; sentiva il peso del suo esaurimento e Martina, dall’aspetto curato e con una frangetta sbarazzina, lo aveva saputo cogliere.
La mattina iniziò bene, impegnate a sedare un conflitto perché con i tagli al personale toccava alle maestre correre nei bagni o fuori della scuola, i verbali da preparare, le materie da affrontare con un lessico consono, e poi i lavori di gruppo che avrebbero dovuto coniugare l’educazione all’immagine. Agnese e Martina vivevano la scuola in modo diametralmente opposto: l’una si crogiolava nella sua depressione, l’altra sempre pronta a nuovi progetti da realizzare con i bambini. In classe era arrivato Anish, un bambino di otto anni adottato da una coppia milanese che era deceduta in un terribile incidente d’auto, ora in attesa di una seconda adozione o affido. Conosceva bene l’italiano, ma i traumi prima dell’orfanotrofio e poi della perdita dei genitori lo avevano reso fragile: era regredito e non parlava. La presenza di Anish e il suo dolore riuscirà a unire le due maestre.
Una storia ordinaria, completa di emozioni nascoste e sorprese filtrate dagli occhi di maestre della scuola primaria, scrive nella postfazione Vittorio Lodolo D’Oria; sia Agnese che Martina non sono consapevoli delle dinamiche che portano al burnout, schiacciate come sono dagli stereotipi dell’opinione pubblica sugli insegnanti. Con Maestre, Simona Borgatti evidenzia, nell’affrontare tematiche importanti e dinamiche sociali, un grande problema, più accentuato tra i docenti, che è il sentirsi emotivamente esausti e incapaci di far fronte alle richieste del proprio lavoro. È un romanzo importante da leggere, che narra le contraddizioni della scuola di oggi, il mestiere dell’insegnante, dell’interazione con gli alunni, il loro accudimento, e dei nostri docenti giunti ormai al limite per la vita personale, il più delle volte lontani dai propri affetti, per le ore di insegnamento, le attività burocratiche da adempiere e un carico nascosto di lavoro aggiuntivo.
- Autore: Simona Borgatti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2022
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Maestre
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