Sovversione totale del ruolo di genere vittima-carnefice, nei racconti selezionati da Sibyl von der Schulenburg nell’antologia La piuma bianca. Storie di violenza sugli uomini, pubblicata da Il Prato publishing, di Saonara-Padova, nella collana “Gli antidoti” (dicembre 2024, 168 pagine). Diciotto testi, con stili diversi, a firma di otto autrici (Giovanna Baldissin Molli, Barbara Cremaschi, Laura Garollo, Patrizia Marcato, Giustina Renier, Federica Savio, Arianna Scarpa, Giuliana Stellon) e dieci autori (Lorenzo Bottazzo, Fabrizio Coniglio, Luciano Dorella, Nicola Ferro, Sergio Gnudi, Giuseppe La Rosa, Giulio Maria Miglio, Alberto Sbrogiò, Pierluigi Vettorello, Roberto Zucchi). Hanno accolto l’invito a offrire una rispettiva interpretazione di un argomento sottaciuto, “quasi negletto”: la violenza che vede il maschio vittima della femmina. Non il contraltare del femminicidio, comunque una realtà sociale dolorosa, per quanto meno cruenta e vistosa.
La curatrice, figlia di due scrittori tedeschi, è cresciuta bilingue nel Canton Ticino, in Svizzera, e ha studiato per diversi anni in Italia. Vive in provincia di Milano e dall’adolescenza non ha mai rinunciato alla scrittura. Pubblica in italiano, tedesco e inglese, romanzi storici, saggistica e narrativa a sfondo psicologico. Molte sue opere hanno vinto riconoscimenti letterari prestigiosi, tra i quali i premi: Mario Luzi, Mario Pannunzio, Lupicaia del Terriccio, Franz Kafka Italia.
La penna o la piuma bianca sono un simbolo di disonore maschile, derivato dal mondo britannico, tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento, a cominciare dalla guerra anglo-boera in Sudafrica. Una piuma bianca veniva consegnata a qualcuno per accusarlo di codardia, specie in ambito militare. Nella tradizione anglosassone, un gallo da combattimento che presentasse del bianco nel piumaggio era considerato meno coraggioso o troppo debole per il combattimento. In Inghilterra, durante il conflitto mondiale 1914-18, alcune donne (organizzate, come le suffragette, o anche di propria volontà) davano piume bianche agli uomini in abiti civili, per spingerli ad arruolarsi, accusandoli di fatto di viltà. Un gesto di forte impatto psicologico e sociale in quella società in guerra.
Il romanzo Le quattro piume di Alfred E.W. Mason, apparso nel 1902 con molte versioni cinematografiche successive, ha raccontato la vicenda di un giovane ufficiale britannico dimissionario dall’esercito alla vigilia della campagna militare in Sudan contro i dervisci. Il gesto è scambiato per viltà e Harry Feversham riceve quattro piume bianche, da tre amici ufficiali e dalla fidanzata. Decide di dimostrare il proprio coraggio, partendo in incognito per l’Africa, affrontando prove durissime e salvando i tre commilitoni, per riscattare se stesso agli occhi degli altri, ma soprattutto ai propri.
Nel primo racconto dell’antologia a cura di von Schulenburg (Sii il migliore, di Luciano Dorella), il protagonista è un pacifista, figlio di un militare ucciso dai Boeri a fine 1800, che non per viltà ma per odio della violenza non si è arruolato per il fronte franco-tedesco nella Grande Guerra. Siamo nel 1915 e i volontari partiti qualche mese prima sono quasi tutti morti. Il giovane riceve molte penne bianche, come monito per la sua obiezione di coscienza, che le donne inglesi ritengono motivata dalla vigliaccheria. Anche la madre lo preferirebbe in trincea, a rischio della vita, piuttosto che vederlo accusato di codardia.
I racconti della raccolta non sono ovviamente centrati sul binomio viltà maschile-riprovazione femminile. I temi sono svariati. Un altro dei primi (Buona da far male, di Arianna Scarpa) tratta un argomento affatto raro nella vita reale e nella cronaca: le seconde nozze di anziani bisognosi di affetto e accudimento con donne che non solo li separano da figli e familiari, ma oltre a fare il vuoto intorno si dimostrano anche pessime compagne. Le pareti domestiche sono il teatro di molti casi “di sopruso contro il maschio”. Passano quasi tutti sotto silenzio, perché gli uomini maltrattati tendono a non denunciarli, sapendo di andare incontro alla riprovazione sociale: “sei più debole di una femmina?”. La vergogna è la prima arma usata contro di loro.
Sibyl è criminologa, laureata in materie giuridiche e psicologiche, sa bene che lo studio della vittimologia propone casi in cui è l’uomo a essere vittima. Prenderne atto, sostiene, può aiutare a conoscere nel complesso il problema della violenza di genere. Manifestazioni di prepotenza femminile si verificano, aggiunge. Se ne deve prendere atto, non è muscolare come quella maschile, semmai sottile e perfida, e non è un fenomeno comune (anche per questo, solo il 4% della popolazione carceraria è composto da donne), però “non possiamo semplicemente dedurre che le donne siano più bonarie, mansuete, pacate e pacifiche”. C’è chi non sopporta di essere lasciata e sfigura l’uomo con l’acido, ci sono sempre più anziane che non riescono a convivere con un marito pensionato fisso in casa, altre che non sopportano un marito felice al bar. La maggior parte si limita al maltrattamento psicologico, alcune anche di tipo fisico e più spesso di quanto si creda, fa presente sempre la curatrice. L’uomo reagisce con la depressione, sviluppa patologie psichiatriche o si suicida, ma non si tratta soltanto di soggetti fragili, deboli;
limitare a questi l’idea della vittima denota una forma di maschilismo di cui molti, maschi e femmine, non riescono a liberarsi.
E non riguarda solo uomini adulti. Sebbene manchino statistiche, sono una realtà i maltrattamenti dei genitori, nei confronti di figli maschi.
Se devo dar credito a Freud e ai tanti sex offender che ho incontrato nelle carceri, sono soprattutto le madri la causa dei disturbi mentali e della misoginia degli uomini. Ma, anche gli omicidi comuni mi raccontano la stessa cosa.
- Autore: Sibyl von der Schulenburg (a cura di)
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La piuma bianca. Storie di violenza sugli uomini
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