Ci sono libri che nascono da una vita intera di lavoro e di impegno. La boina e l’alabarda. Trieste e il Carlismo di Francesco Maurizio Di Giovine, edito da Solfanelli nel 2025 per la Collana di Studi Carlisti, è proprio uno di questi. Il volume offre un contributo decisivo alla conoscenza di una pagina poco esplorata delle vicende di Trieste durante l’Ottocento, ma che al contempo collega la città alla grande storia mondiale. Scritto con rigore, ma anche con tanta passione, lo studio cerca di ricostruire i rapporti tra Trieste e il movimento tradizionalista ispanico seguendone le vicende dal XIX secolo ai giorni nostri, arrivando sino alle celebrazioni di cui lo stesso Di Giovine è stato testimone e figura di rilievo.
Ciò che distingue l’opera da altre pubblicazioni precedenti sullo stesso tema è la sua ampiezza e la ricchezza di notizie, accompagnate da spiegazioni approfondite che analizzano e chiariscono questo particolare legame tra la città adriatica e la Spagna. Un tema che spesso, in testi di storia municipale o semplici guide turistiche, è stato ricordato soltanto con brevi frasi.
È stato un viaggio che è partito da lontano: con costanza e dedizione, Di Giovine ha passato anni a raccogliere documenti, a cercare vecchi articoli di giornale e soprattutto a interrogarsi sui fatti del passato; oggi le sue fatiche si sono concretizzate in questo libro, che oltre alla qualità della ricerca svolta - va detto - è anche piacevole da leggere.
L’autore accompagna il lettore (potenzialmente anche quello non specialista) innanzitutto alla scoperta dei protagonisti e poi dei luoghi: dal palazzo di via del Lazzaretto Vecchio alla Cattedrale di San Giusto, sino a quel settore del cimitero di Sant’Anna che fu destinato ai fedeli membri della corte carlista in esilio.
Era l’ormai lontano 2006 quando Anna Monteduro pubblicò per la casa editrice triestina Italo Svevo L’Escorial dell’esilio. Presenza carlista a Trieste, 1848-1874 (oggi non facilmente reperibile), che ha sicuramente avuto il merito di riaccendere l’attenzione di tanti studiosi sul tema. Tuttavia in quel suo saggio la scrittrice riconosce sin da principio i limiti imposti dalla scarsità della (pur interessante) documentazione reperita localmente, e dedica poca attenzione alla memorialistica. Di Giovine, muovendosi in una direzione differente, seguendo altre piste, orientandosi con altre coordinate, compie diversi passi avanti. L’autore valorizza infatti proprio le memorie e le testimonianze carliste “su” e “di” Trieste, offrendo una trattazione più particolareggiata e legata all’aspetto umano dei personaggi del passato, come la Principessa di Beira, Maria Teresa di Braganza (1793-1874), di cui è messa in luce la preparazione dottrinale e il ruolo politico. Per questo motivo, si può dire che i due volumi risultano complementari e la lettura di entrambi appare particolarmente consigliabile a chi desideri approcciarsi all’argomento.
Come premesso, un ulteriore elemento di interesse è l’attenzione riservata da Di Giovine non soltanto alla fase dell’esilio dei reali, ma anche alla persistenza carlista nel corso del Novecento e poi sino ai giorni nostri. Meritevole la valorizzazione della figura di Oscar de Incontrera (1903-1970), rappresentante a Trieste di Don Alfonso Carlos (1849-1936), nonché grande uomo di cultura e studioso attento, i cui scritti rappresentano una fonte essenziale.
La boina e l’alabarda si rivela dunque una lettura importante non solo per coloro che si sono appassionati al Carlismo, ma anche per chiunque desideri comprendere un altro riflesso di quel ruolo di crocevia di culture che Trieste ha sempre ricoperto.
- Autore: Francesco Maurizio Di Giovine
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788833056722
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La boina e l’alabarda. Trieste e il Carlismo
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