Le privazioni, la fame, l’ansia per i congiunti chiamati alle armi, poi i bombardamenti alleati e nell’estate 1943 anche l’invasione angloamericana della Sicilia, con i combattimenti intorno: la guerra ha impattato pesantemente sulla popolazione civile della costa isolana dello Stretto. Due ricercatori volontari di storia locale, il consulente turistico Giuseppe Pandolfo, originario del palermitano e residente a Messina, e l’informatico catanese Salvo Fagone hanno realizzato per le Edizioni romane IBN una ricerca sul primo triennio del secondo conflitto mondiale nel Messinese: L’ultimo miglio. La guerra tra Milazzo e le Isole Eolie 1940-1943 (ottobre 2024, collana “Pagine Militari”, 266 pagine), un volume illustrato con immagini in bianco e nero nel testo.
A Messina, il primo assaggio si ebbe il 5 luglio 1940, con il bombardamento aereo inglese a poco meno di un mese dalla dichiarazione di guerra alle “democrazie plutocratiche”. A Milazzo, invece, si concretizzò con l’arrivo della nave ospedale Po, il 23 luglio. Rimase ormeggiata per una settimana al molo Marullo, ricoverando militari ammalati trasferiti da vari ospedali da campo siciliani e i marinai della nave da battaglia Giulio Cesare e altre unità della Regia Marina, rientrate a Messina dopo lo scontro aeronavale di Punta Stilo. Gli ospedali cittadini erano diventati insufficienti, rendendo necessario anche l’allestimento di un ospedale di primo soccorso per sopperire alla mancanza di posti letto. La presenza di nave Po a Milazzo non mancò di destare interesse in alcuni ambienti, quando si seppe che a bordo prestava servizio come crocerossina Edda Ciano, la figlia primogenita di Mussolini.
Sui fronti di guerra, la resa della Francia a giugno aveva consentito l’invio regolare di rifornimenti in Libia e convinto Mussolini della necessità di un’offensiva verso l’Egitto. Il 13 settembre la X Armata varcò il confine (per essere disastrosamente ricacciata a dicembre). I proclami del regime, le notizie dal fronte e lo stato di mobilitazione inducevano nella popolazione sentimenti che oscillavano dall’entusiasmo allo sconforto, stabilizzandosi molto presto in un clima di perplessità e di ansia. Si accentuarono col richiamo alle armi delle classi dal 1902 al 1913, inviate sui fronti di guerra.
Tuttavia, sullo Stretto in Sicilia, il morale restava ancora alto, nonostante la penuria di generi di prima necessità, per quanto in un’area agricola e industriale potenzialmente molto produttiva. Del resto, alle ristrettezze si era abituati dal 1935, dopo le sanzioni della Società delle Nazioni per l’invasione italiana dell’Abissinia, che avevano limitato fortemente l’importazione di materie prime, incentivando la politica autarchica del fascismo. Si attuavano ammassi nel settore agricolo, venivano incrementati l’allevamento del bestiame, la produzione di cereali e olive, generando distorsioni nei consumi e negli investimenti, fino a causare un’accentuata penuria di beni di prima necessità, pane, pasta, zucchero, carne, razionati con tessera annonaria.
L’ammontare delle razioni individuali era fissato mensilmente dal ministro delle Corporazioni. Rilasciata dall’ufficio annonario del Comune di residenza, la tessera annonaria era personale, non cedibile, di colori diversi per fasce d’età. I generi alimentari andavano ritirati, in giorni prestabiliti, nelle rivendite di alimentari autorizzate. Spesso si creavano lunghe code di donne e anziani per prendere il necessario. Il negoziante tagliava un bollino per ogni prodotto acquistato. La tessera era mensile e consumando i bollini in anticipo, non si sarebbe potuto acquistare altro, fino alla scadenza seguente. Solo 200 grammi di pane al giorno a persona e la farina di grano andò sempre più riducendosi nella preparazione, con l’avanzare del conflitto, sostituita in proporzione con farina d’orzo, segale, castagne, mais o addirittura con polvere di cartone. La carne si poteva acquistare in piccole quantità una sola volta a settimana. Solo chi disponeva di risorse economiche riusciva a procurarsi il necessario, ricorrendo al mercato nero, sempre più diffuso.
La popolazione subì ulteriori restrizioni. Il prefetto di Messina ordinò l’oscuramento degli abitati e vietò la circolazione di auto private. I lampioni stradali erano schermati con padelloni di zinco. Strisce di carta andavano incollate sui vetri delle case, per limitare la dispersione di schegge nel caso di bombe d’aereo. Nei primi mesi del 1941, cominciò nel Messinese la costruzione di rifugi e ripari antiaerei. In questa fase del conflitto, solo un’esigua parte della popolazione cominciava a rendersi conto che la guerra si stava avvicinando alle loro case. Sensazione fondata, infatti già dall’ottobre 1940 la conquista della Sicilia era nella mente degli Alleati.
Il prof. Giuseppe Restivo, già ordinario di storia dell’Università di Messina, anticipa nella prefazione che il lavoro di Pandolfo e Fagone sviluppa “la guerra in casa”, tra il Golfo di Milazzo e le Eolie, per terra, mare, aria. Si possono seguire tutti gli episodi marittimi e l’insidia subacquea non risparmiava le navi civili, come il piroscafo-postale Santamarina Salina, scambiato per una nave ausiliaria dal sommergibile britannico Unrivaled: 62 vittime dei 90 a bordo tra equipaggio e passeggeri. Poi cominciò la “pioggia di bombe”, su obiettivi soprattutto militari: porto, idroscalo, stazione, batterie contraeree. Ma gli ordigni non sono intelligenti, colpiscono pure case, chiese e ospedali. A nulla valse pitturare con i colori pontifici bianco e giallo la facciata di San Giacomo e il santuario di Sant’Antonio al Capo, iniziativa dell’arciprete Cernuto.
Nel libro si dà spazio all’episodio misconosciuto dell’eccidio di sei Carabinieri e un invalido, da parte dei Tedeschi, il 14 agosto 1943, che risparmiò un due volte miracolato militare della Benemerita, Santo Graziano.
- Autori: Giuseppe Pandolfo e Salvo Fagone
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: L’ultimo miglio. La guerra tra Milazzo e le Isole Eolie 1940-1943
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