Il magico studio fotografico di Hirasaka è un romanzo di Sanaka Hiiragi edito nel 2023 da Feltrinelli, con la traduzione di Gala Maria Follaco.
Quando muori ti passa tutta la vita davanti agli occhi oppure quando sei morto non ti ricordi della vita precedente, qui una nuova interpretazione di cosa accade dopo la dipartita. Un dubbio che attanaglia l’essere umano da secoli; molti hanno provato a rispondere attraverso la scienza o religione, ognuno con la sua interpretazione. Qui una diversa: nello studio fotografico, Hirasaka viene avvisato dell’arrivo di una nuova anima dal corriere Yama. Hirasaka ha il compito di guidare l’anima nel processo di realizzazione e accettazione della sua nuova condizione e nel compimento di un rito di passaggio che le permetterà di accedere all’aldilà. L’anima deve scegliere le fotografie, una per ogni anno di vita, che rappresentano i momenti di vita per lei più importanti. Con le foto scelte Hirasaka compone una lanterna, l’anima deve guardare la lanterna girare ripercorrendo così la sua vita, per infine passare all’aldilà.
Scegliere un ricordo, uno solo, da poter rivivere e immortalare in una fotografia. Quale scegliere e come? E con quale macchina fotografica immortalarlo? Dai vestiti alla macchina fotografica Canon Autoboy al colore acquamarina della sua tracolla, ogni dettaglio è importante e curato per ricordare l’aspetto di quando Hatsue era in vita. Insieme a Hirasaka e Hatsue, anche noi assistiamo al ricordo da cui impariamo a conoscere meglio Mishima Hatsue: gentile e determinata, coraggiosa e orgogliosa, ma prima di tutto compassionevole nell’accettare un lavoro che ha tutti gli opposti di un lavoro comodo, l’educatrice di bambini in una zona devastata dalla guerra. È mal o nulla pagato, è sottovalutato, nel paese Niinochō con poco da offrire, lontano da tutto e con scarse risorse. È entrata in questo lavoro per compassione, per amore dei bambini che venivano lasciati a sé stessi, ogni giorno affrontavano pericoli di cui non si rendevano nemmeno conto vista la loro giovane età. Vediamo così il lavoro di Hatsue per offrire una vita e un’educazione migliori ai bambini di quel paese sperduto.
La seconda anima muore non per cause naturali ma per mano umana. Per le cause naturali c’è poco da fare, non sono sotto il controllo umano, ma per gli omicidi – come in questo caso – sì, e allora viene da pensare ossessionatamene “cosa avrei potuto fare diversamente per prevenirlo?” Come fare pace con ciò? Col pensiero che un essere umano ha deciso di togliere la vita a un altro, di fare della vita non quella cosa sacra e inviolabile che è ma qualcosa che diventa scomodo: terminarla. Così termina la vita di Waniguchi; a causa di un bruto, un delinquente, ma sorprendentemente come fotografia finale ne sceglie una che rappresenta invece l’opposto della sua personalità e condotta di vita, un momento di forte commozione e tenerezza condiviso col Ratto e con il bambino Thien. Il Ratto ha aggiustato la tanto amata fotografia del bambino, ma c’è un’altra storia che qui suscita interesse: quella del criceto. Delle acquirenti entrano nel negozio per far “aggiustare” il criceto ormai in fin di vita e il Ratto questo fa, ma provoca grande indignazione e una riflessione sempre presente nella vita umana.
Dopo la signora anziana, il criminale di mezza età, ora è il turno di un’innocente ragazzina. Mitsuru, confusa e spaventata, inizia a seguire Hirasaka nelle sue spiegazioni che non si limitano, come negli altri casi, a cosa è quello studio, ma ne comprende altre inerenti al mondo dei vivi. Sembrano obsolete al momento perché Mitsuru è ormai morta, ma quando la sua anima svanisce in un attimo di sorpresa per il lettore (e per Hirasaka) e la narrazione si sposta nel mondo dei vivi, troviamo Mitsuru in vita, l’orrore che subisce per mano del patrigno e della madre, e tutto ciò che Hirasaka le aveva insegnato ritorna indispensabile per fuggire da quella situazione e salvarsi (una speranza). E con questo gesto, senza infrangere le regole dello studio fotografico, Hirasaka aiuta a salvare la vita di questa ragazzina. Una vita, una soltanto, è abbastanza per farlo diventare un eroe. Nel finale vediamo Mitsuru adulta ma sotto il nuovo nome di Michi (la prima anima), arrivata alla vetta di una montagna dove l’eco era forte (il gioco che la piccola Mitsuru e Hirasaka avevano fatto quando lei era morta), aveva scattato molte foto come al vischio e al paesaggio con una Nikon F3, che avrebbe poi sviluppato nello studio fotografico. In questo finale ricompaiono tutti elementi che, forse dormienti nel suo inconscio, rimandano a quello strano sogno che aveva fatto da bambina, un sogno in cui giocava con un uomo gentile. In vetta incontra un ragazzo giovane con cui prova l’eco, beve del tè e mangia una patata dolce. Un ragazzo che le suscita una sensazione di calore e nostalgia, ma non ci viene detto chi è.
Tramite la voce di Hirasaka tornano le domande che ogni persona si fa: sono stato una persona importante? Famosa? Ricca? La mia morte ha lasciato un vuoto? Se non è così, se la mia vita non ha avuto particolare influenza sulle persone e sulla società, se la mia morte non ha intaccato nulla e nessuno, allora era davvero vita? Perché sono nato se finisce così? E qui sorge spontanea la domanda: cos’è la vita? Cosa si può chiamare vita? Cosa attribuisce un senso alla vita? Noi stessi o quello che le altre persone pensano di noi, di come sia la nostra vita? È vita quando una persona è famosa, è ricca, è socievole e quando la sua morte lascia un vuoto nella collettività, nelle persone? Ma se una persona è qualcosa di diverso da ciò, se non costruisce la sua vita in funzione del “devo essere conosciuto, devo essere ricordato”, allora non è vita? Questa concezione del vivere una vita piena, un’esistenza degna di essere vissuta, ha in comune il vivere per altri, vivere in funzione di essere riconosciuto da altri. Ma allora, la vita vissuta con unico scopo quello di avere una vita soddisfacente per il singolo in primis e successivamente per creare legami, farsi un nome pubblico, allora quella che vita è? Non è l’obiettivo primo del vivere?
La domanda che prima aleggiava attorno alla narrazione ora viene espressa nero su bianco: “Che cos’è la vita?”, domanda posta in relazione a un piccolo criceto che mangia, dorme e si muove nella sua gabbietta. Funzioni che continua a fare anche dopo che è stato meccanizzato (“riparato”, secondo il Ratto), dopo che il criceto non era più un animale di pelo e ossa ma di pelo e meccanismo. E lì suscita scalpore, ribrezzo, indignazione. Un non-criceto, un criceto non vivo ma non tanto considerato morto dal Ratto; secondo la sua logica, se il non-criceto fa tutte le azioni uguali a prima, allora si può dire che è vivo. Anche secondo le acquirenti che non avevano notato differenza, almeno fino a che non hanno scoperto che non emanava calore. Ma allora cosa rende vivo un animale? La sua capacità a muoversi e interagire col mondo esterno, meccanicamente o meno, o qualcos’altro?
In Il magico studio fotografico di Hirasaka vengono affrontati con delicatezza e umorismo gli aspetti, le domande più complicate e conosciute della vita umana. Senza darne una risposta definitiva e assoluta, ma dandone una nuova versione, così che possa rientrare nelle altre infinite ipotesi che già sono presenti in questo campo. Il finale è esemplificazione della capacità di Hiiragi nel far ritornare i fili alla matassa: nella moltitudine di personaggi e storie, riesce infatti a mantenere il filo della narrazione e a intrecciare le storie dei suoi personaggi. Il finale si ricollega all’inizio dell’ultimo capitolo fino a risalire all’inizio dell’intero libro. Ci sono rimandi nel testo che si richiamano l’un l’altro: questo e l’ordine di presentazione delle anime mostra come fili (di storie, di anime) apparentemente scollegati, si intrecciano e uniscono fra loro creando un disegno più ampio, dalla signora anziana, all’uomo di mezza età alla ragazzina. Il percorso di una vita al contrario: dalla più anziana alla più giovane. La più anziana è la più giovane e ne vediamo la sua vita al contrario, dalla sua morte alla sua rinascita in una persona nuova.
- Autore: Sanaka Hiiragi
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Feltrinelli
- Anno di pubblicazione: 2023
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Il magico studio fotografico di Hirasaka
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