Milano, i suoi Navigli, le sue case aristocratiche algide come i suoi altezzosi abitanti, i quartieri più periferici e la questura di via Fatebenefratelli di triste e storica memoria dominano il bel romanzo A mani nude (Laurana Editore, 2025) di Marina Visentin, che nel raccontare una storia lunga cinquant’anni ci fa rivivere gli anni del terrorismo, quelli che abbiamo cercato di dimenticare, quelli che hanno insanguinato l’Italia degli anni settanta, e che hanno avuto a Milano una sorta di capitale suo malgrado.
La protagonista della storia è il personaggio creato da Visentin, Giulia Ferro, vice questore in servizio a Milano dopo aver lavorato a Bologna. Con lei in squadra il napoletano Alfio Russo, simpatico battutaro ma efficiente compagno di lavoro, e una serie di poliziotti ben disegnati. Giulia viene da una situazione familiare che ne ha determinato la vocazione alla giustizia e l’arruolamento in polizia: suo padre, che non vede né sente da anni, ha fatto parte di una banda armata che ha commesso reati gravissimi e ora si è rifugiato in montagna.
Tuttavia è nel presente che incontriamo la dottoressa Ferro: due morti in poche ore, un impiccato nel cimitero monumentale e un affogato nel naviglio. Il primo, del Corno, proviene da una ricchissima e influente famiglia milanese, e il suo suicidio avviene pochissimi giorni dopo la morte di suo padre, il patriarca dell’azienda, e che si tratti di suicidio appare subito molto strano. Dell’affogato nel naviglio, tale Luini, il colpevole confessa subito, anche se è un minorenne che insieme ad altri sudamericani ha solo voluto scherzare. Giulia Ferro capisce che ci deve essere un legame tra i due delitti, e comincia a indagare più a fondo, anche se i suoi superiori vorrebbero tacitare e chiudere rapidamente un caso che appare troppo scomodo.
Inutile raccontare le tracce che portano a scoperte che vanno sempre più a ritroso nel tempo, e rivelano collegamenti inattesi anche se molto difficili da dimostrare. Un lontano rapimento di cui non si è mai trovato il vero colpevole, i soldi del riscatto pagato mai ritrovati, il coinvolgimento di tanti pesci piccoli, condannati a lunghe detenzioni, mentre ad altri più potenti è andata molto meglio, tutto questo pone a Giulia Ferro interrogativi inquietanti che ne turbano il sonno, dato che si sente costretta a fare i conti con un rimosso familiare che non aveva voluto affrontare prima. Interessante quindi il punto di vista da cui l’autrice osserva i suoi personaggi, sbirri e assassini, gente del bel mondo, gli intoccabili, e poveri cristi costretti a vivere nel degrado più assoluto.
I dialoghi sono rapidi, pieni di ironia, la frustrazione per la difficoltà delle indagini che non sembrano portare da nessuna parte è compensata dalla testardaggine di Giulia, dal suo celebre intuito, dalla voglia di non soggiacere ai luoghi comuni del patriarcato, che vede con sospetto e invidia la carriera di una donna in polizia. Il questore Mastrocca, Vitalo, la contessa Spallanzani, l’agente Abete, GimmyGin e Otello sono una galleria di personaggi che danno sostanza al racconto, contribuendo alla credibilità di una storia inventata che potrebbe essere davvero una parte di quelle realtà oscure di cui non sappiamo ancora nulla dopo anni, processi, investigazioni. I Servizi sempre dietro le quinte.
- Autore: Marina Visentin
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Laurana
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: A mani nude. Una nuova indagine per Giulia Ferro
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