Esistono romanzi che si leggono per conforto e romanzi che si leggono per farsi scorticare la pelle. Ti dirò un gran segreto (Catartica Edizioni, 2024), l’opera di Ilaria Gremizzi, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Con una scrittura che non chiede permesso e una struttura che sfida le convenzioni della narrativa lineare, Gremizzi ci trascina in un microcosmo dove la dignità è un lusso dimenticato e la verità emerge solo attraverso il grottesco.
Il cuore pulsante – o forse sarebbe meglio dire il cuore decomposto – della narrazione è il paese di Biloba, sulle sponde del fiume Guio. Siamo negli anni Novanta, un decennio che qui non viene evocato con la consueta nostalgia patinata, ma con la crudezza di un’epoca di transizione, sporca e carnale. La cornice è quella di un funerale: un non-luogo sociale che l’autrice trasforma in un’arena pulp.
In questo scenario, la morte non è il momento del silenzio rispettoso, ma il catalizzatore che fa esplodere le pulsioni più oscure. Gremizzi intreccia le vite di personaggi che definire "bizzarri" sarebbe un eufemismo. Sono figure sfacciatamente umane, cariche di una vitalità indecente che si manifesta attraverso desideri repressi, menzogne stratificate e una disperata ricerca di senso in un mondo che sembra averlo smarrito.
Ciò che colpisce immediatamente il lettore è la cifra stilistica dell’autrice. Ilaria Gremizzi, forte di una formazione teatrale maturata nell’Ex-URSS e di una carriera internazionale che l’ha vista esordire con successo in lingua francese, porta nella prosa italiana una cadenza inedita. La sua è una voce ruvida, capace di alternare momenti di lirismo struggente a esplosioni di violenza verbale e visiva.
Il romanzo non si limita a raccontare una storia; esso annoda i fili di un arazzo provocatorio in cui ogni filo è una ferita aperta. La denuncia della vita che prosegue nonostante la perdita non è un messaggio di speranza, ma un urlo di resistenza cieca. L’autrice ci sbatte in faccia una verità scomoda: la redenzione è un miraggio, un’invenzione per chi ha paura del buio. I suoi personaggi sono condannati a essere ciò che sono, senza sconti e senza possibilità di assoluzione.
Nonostante la veste pulp e le atmosfere che ricordano il cinema di genere più estremo, Ti dirò un gran segreto scava in profondità nei temi classici della letteratura: il desiderio, inteso come fame atavica, spesso slegata dal sentimento e ancorata alla sopravvivenza dei corpi; la menzogna, non come semplice inganno ma come struttura portante delle relazioni sociali a Biloba; la morte, che non è mai la fine ma un fastidioso rumore di fondo che obbliga i vivi a fare i conti con la propria vacuità. La Gremizzi scandaglia queste follie con lo sguardo tagliente di chi sa che l’animo umano è un abisso. Non c’è compassione borghese nelle sue pagine, solo una lucida analisi della carne e delle sue miserie.
Ti dirò un gran segreto non è un libro per tutti. È un’opera audace, pensata per chi cerca nella letteratura uno strappo, una provocazione intellettuale e sensoriale. La capacità di Gremizzi di gestire una coralità così complessa, mantenendo sempre alta la tensione narrativa, testimonia una maturità artistica notevole. Il passaggio dalla saggistica e dalla traduzione alla narrativa pura ha permesso all’autrice di giocare con il linguaggio, manipolandolo fino a renderlo tagliente come un rasoio. Il risultato è un romanzo che resta addosso, viscerale e disturbante, capace di trasformare il "grottesco" in una forma altissima di realismo.
In conclusione, la proposta di Catartica Edizioni si conferma coraggiosa: dare voce a un’autrice che non teme di guardare nell’ombra e che, con questo "gran segreto", ci ricorda che l’unico modo per affrontare la vita è accettarne l’incurabile, magnifica indecenza. Un esordio (in lingua italiana) che segna un punto di non ritorno nella nuova narrativa di genere contemporanea.
- Autore: Ilaria Gremizzi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Ti dirò un gran segreto
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