Silvia Colombini, nel suo Tempo perso (Eretica edizioni, 2026), gioca col tempo e con i suoi personaggi, sempre strambi, sempre strampalati, come se avesse capito che questo ventunesimo secolo si salva solo con la tenerezza - forse è tardi, dal momento che sempre più individui parlano e piangono con AI.
Una giovane donna bionda sembra non umana, ma la trova un uomo di colore in un solco della strada statale e il primo pensiero è quello di scappare dopo averle rubato trecento euro, ma il fatto che lui abbia colto pomodori fino a quel momento non significa diventare un mascalzone. E poi la ragazza si sveglia, dice di chiamarsi Nana, il ragazzo chiama il 112, ma si era accorto già che le mancavano gli indici. Una ragazza bionda con quattro dita. Lei non lo molla, arrivano all’ospedale e lui dice che è il fidanzato della paziente.
Mentre aspettano, Abu - questo il nome del ragazzo - guardando un po’ troppo nel computer e nella borsa capisce che la donna è una studiosa e che si trova vicino Rende perché ha fatto una lezione accademica. Dopo è una girandola di vite che diventano narratrici e parlano in prima persona. Ma indubbiamente il personaggio sopra le righe, eccessiva com’è, è la madre di Nana, che potremmo chiamare "il personaggio alla Colombini"; in ogni suo libro infatti c’è qualcuno o qualcuna che ha elementi camp, kitsch, anzi in questo romanzo, tolta la presentazione alla "Moira Orfei’’ di maman Desy, la Colombini si attiene a uno stile tutto suo, che sarà difficile poi abbandonare nei prossimi libri.
Nana, subito il malore, si trova fidanzata, con un padre medico che sopporta la vita con un forte antidolorifico e con una madre che pensa solo ai soldi - forse da piccola deve avere sofferto in un paese austero e freddo. Nana ha anche uno zio acquisito, il padre e Aurelio erano amici per la pelle, al liceo. Aurelio sa andare in discoteca e nei bar e la mattina sembrare un padre di famiglia che può risolvere problemi per tutti gli altri membri e per questo è odiato da Desy; l’autrice non lascia indietro trame appena abbozzate, come quelle di Nene o degli amici di Aurelio. Succedono fatti e verità che non vorremmo sapere come lettori, ma Silvia Colombini di dice di tenere da conto le nostre cicatrici.
Il tempo ci cambia, c’è chi torna al dottorato come Nana e c’è chi pensa solo ai soldi e a un bellissimo appartamento al centro di Roma. Frizzante e malinconico, un Continental disperato, tutto caffè e cognac, il romanzo Tempo perso; ormai la Colombini è una scrittrice a tutti gli effetti.
- Autore: Silvia Colombini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Tempo perso
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