Silvia Colombini, nata a Milano nel 1963 ma bolognese e romana d’adozione, ha un percorso letterario eclettico iniziato con Hotel Paura (Vallecchi), diventato un film con Sergio Castellitto, e proseguito attraverso numerosi romanzi e pubblicazioni. Dopo Miranda Machine (DeriveApprodi), torna in libreria con Tempo perso (Eretica Edizioni), un personale ed evocativo omaggio a Marcel Proust, vissuto con le dovute e autoironiche distanze. E siccome il tempo non ama affatto perderlo, il prossimo anno uscirà Otto miliardi di grassi (Epoké edizioni), scritto a quattro mani con Marco Roccetti.
L’intervista a Silvia Colombini
- Come mai un titolo così affascinante sul tempo? E chi ha scelto la copertina?
La copertina è stata scelta dalla casa editrice e il titolo è mio, e ho fatto volontariamente un legame tra Tempo perso e Il Tempo ritrovato di Marcel Proust. Ho pensato che era tempo di prendere alcune frasi dello scrittore per eccellenza del secolo scorso.
- Nana è la figlia di Desy e del nonno, perché quello che riteneva suo padre è il fratello. È così?
In questa dinamica di famiglia disfunzionale, Desy è stata quella che ha manovrato i personaggi. La figlia la odia ma riconosce nel suo essere eccessiva, l’effetto camp, come una ricchissima donna alla "Moira Orfei’’. D’altra parte la donna ha sofferto una miseria nera e ora, da anni, cerca la celebrità, la ricchezza. Il marito ha capito subito che lo aspettava una vita di disperazione e come medico ha sempre usato un antidolorifico forte come il fentanyl.
- C’è poi la figura di Aurelio, un signore che ama altri uomini, una specie di sostegno per questa famiglia sfasciata.
Aurelio ha sempre fatto da garante, pur se ha accecato un paziente, facendo l’ottico. Con il passare degli anni si accorge che è inutile aspettare il ventenne, ma uno della sua età.
- Cosa pensa delle giovani come Nana, che dallo svenimento iniziale viene aiutata da un ragazzo di colore che era nel pronto Soccorso, e addirittura si vogliono già bene?
Le donne sono più motivate e più libere. Hanno già fatto tanto per la parità dei sessi. Non nascondono un seno piccolo né uno oversize.
- Quali sono le scrittrici che le piacciono?
Sono tutte straniere e scelgo Miriam Toews e Jennifer Egan.
Recensione del libro
Tempo perso
di Silvia Colombini
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Intervista a Silvia Colombini, in libreria con “Tempo perso”
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