Qualche settimana fa ci ha lasciato un grande artista, cantautore e scrittore. Francesco Guccini è famoso per le sue canzoni dirette e politiche, cantate con accento modenese. Ha scritto anche dei libri, a cui ha dedicato altrettanta cura, ma sono meno famosi. Leggendoli si capisce che il suo obiettivo è sempre stata l’immortalità. Non la vuole per sé, ma per le storie che racconta. Lo dimostra in molte delle sue opere, compreso Un matrimonio, un funerale, per non parlare del gatto (Mondadori, 2015).
Il libro si apre con l’osservazione di vecchie foto, che noi però non vediamo. Inizia paragonandole alle foto di oggi, che sono più veloci e più accessibili, ma anche più effimere, hanno meno importanza; le foto stampate, quelle per cui ci si preparava con il vestito importante della domenica, raccontano effettivamente una storia, che rimane impressa sulla carta per sempre. Questa premessa diventa un punto di partenza per una serie di piccoli racconti, anch’essi delle fotografie, delle finestre su uno stile di vita passata. Sono delle immagini lente e tranquille, raccontate tramite una lente infantile ma caratterizzate da una consapevolezza di sé molto più anziana. Ricordano allo stesso tempo i temi scolastici di fine estate e i racconti del nonno che vuole far sapere al nipote quanto fosse diversa la sua quotidianità; e il lettore ne rimane affascinato proprio come un bambino davanti a delle immagini così diverse dalle sue abitudini.
Il libro è diviso in settori ma, nonostante ciò, rimane molto coeso, grazie alla struttura e la tematica che collega ogni storia. La prima parte descrive dei riti, partendo da un matrimonio e arrivando a un funerale. Conosciamo molte tipologie di riti e in questo caso vengono presi degli esempi molto diversi tra loro: i più tradizionali già citati, l’unione di una coppia davanti agli amici, i parenti e i conoscenti del paese e l’ultimo saluto a una persona cara; ma anche i meno banali, come le conversazioni occasionali in un luogo di ritrovo (la bottega del sarto) o ricordi delle abitudini scolastiche. Sono riti quotidiani che attraverso i dettagli non forniscono informazioni, ma emozioni.
Le conversazioni sono di circostanza e tutte uguali, prodotte da personaggi sfocati, senza un nome e un volto preciso, come un ricordo che inizia a svanire. Alla fine, spariscono tutti nel nulla, non si hanno più informazioni su di loro, come spesso accade quando si perdono i contatti con una persona. Il secondo capitolo infatti parla proprio di fantasmi. Le immagini diventano più personali e il narratore ne è protagonista; allo stesso tempo, se possibile, diventano anche più quotidiane. Sono scene brevi e povere di informazioni, ma ricche di introspezione, che si aprono e si chiudono con una non tanto lieve critica alla società moderna, che è la vera connessione tra le varie storie. Questi fantasmi si materializzano nella terza parte, in cui non viene più raccontata la storia dello scrittore, ma prende la strada di qualcun altro. Rimane la descrizione di personaggi e luoghi tipici della sua infanzia e ritorna la critica alla superficialità del moderno. Potrebbe sembrare la banale lamentela del vecchio che vuole criticare a tutti i costi il nuovo, ma entra più in profondità, c’è qualcosa di più. L’ultimo capitolo è forse quello più affascinante. Di nuovo, Guccini ricorda delle persone che ha incontrato nel corso della sua vita, ma sono persone più particolari rispetto alle altre, persone che una volta venivano considerate “matte” perché avevano una visione o un’opinione diversa dalle altre; una donna convinta della veridicità del maldocchio, un ciclista appassionato anche di musica lirica e un uomo che crede di reggere il cielo intero grazie al complicato ingranaggio da lui inventato.
Ognuno di questi protagonisti, ogni immagine e luogo descritto nel tempo sono spariti, ne rimane traccia solo in questo libro. Il risultato è un diario di ricordi il cui obiettivo non è raccontarli a qualcuno, ma fissarli nella memoria per renderli in qualche modo immortali. Non volendo, Guccini è riuscito a rendere immortale anche sé stesso tramite le sue opere; così, anche se non è più qui con noi per reggerlo, per fortuna, il cielo non è ancora caduto.
- Autore: Francesco Guccini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2015
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Un matrimonio, un funerale, per non parlare del gatto
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