Centinaia di musiche immortali, gli incontri di due italiani da Oscar (un compositore di colonne sonore per il cinema e un regista siciliano), il progetto di un film documentario sintesi delle interviste, la pandemia che l’ostacola, poi un libro nel 2018 e una nuova edizione della biografia di Ennio Morricone, con un titolo rinnovato: Il silenzio è musica, a cura di Giuseppe Tornatore, edito da HarperCollins Italia (luglio 2026, 352 pagine).
Lo hanno correttamente definito un libro-conversazione. Hanno chiamato l’opera del Maestro Morricone “il cinema che suona”. Cosa dire di più, ma certamente non di meglio?
La prima edizione del volume celebrava il novantesimo anniversario del musicista romano (1928-2020). Tornatore avrebbe voluto in copertina “Ennio, il maestro”, derubricato però in Ennio, un maestro, perché "lui" si era opposto, trovandolo “troppo presuntuoso, un titolo spavaldo... i maestri sono tanti”. S’impegnò a correggere e commentare le bozze con entusiasmo, presenziò volentieri alla presentazione del libro, di grande successo. A distanza di anni, lo riteneva
ancora uno dei testi più importanti per conoscere davvero la figura di Morricone. Forse, se si vuole capire fino in fondo chi fosse Ennio, non si può fare a meno di leggerlo.
HarperCollins ha deciso di rieditarlo, con lo stesso contenuto, rinnovando solo titolo e copertina, offrendo al lungo racconto in forma di intervista la possibilità di continuare a vivere e raggiungere il pubblico che ama profondamente la musica di Ennio Morricone.
Con John Williams è tra i più grandi compositori di colonne sonore del mondo. Ha scritto per la televisione e il cinema, più di 500 film (60 vincitori di premi), oltre a opere di musica contemporanea. Indimenticabile il suo contributo al genere western all’italiana, con registi come Sergio Leone, Duccio Tessari e Sergio Corbucci. È stato giustamente cooptato dal cinema hollywoodiano, componendo musiche per i film di John Carpenter, Brian De Palma, Barry Levinson, Mike Nichols, Oliver Stone e Quentin Tarantino.
Da giovane, ha frequentato il Conservatorio di Santa Cecilia, a Roma, apprendendo l’arte della composizione, influenzato da qualsiasi musicista precedente, dal momento che studiare composizione significa ripercorrere la storia intera della musica, dalla polifonia a oggi, a Stravinskij e oltre. Diceva che qualcosa rimane per forza di questa esperienza, per quanto sia difficile valutare, fissare la percentuale di ciò che resta.
I primi passi li ha mossi come arrangiatore, portando anche nelle "canzonette" elementi compositivi insoliti: nella parte orchestrale di semplici motivetti orecchiabili all’apparenza, si potevano cogliere sensazioni diverse, le convenzioni della musica tonale erano superate. Confessa d’avere applicato i canoni della dodecafonia alla musica leggera, allora melodica.
Lasciavo i suoni solo sospesi, non diventavano uguali, lo erano solo apparentemente. Successivamente le pause e i timbri sono diventati gli elementi fondamentali della mia scrittura. All’inizio usavo un rigore assoluto, più avanti mi sono preso delle libertà.
Anche nell’arrangiamento della canzoncina più banale cercava di inserire qualcosa di superiore alla canzone stessa, voleva riscattare anche il più povero dei 45 giri. Non la considerava una rivoluzione, riteneva normale scrivere così. Solo più tardi ha capito di avere innovato.
All’epoca, le combinazioni dei sette suoni venivano reiterate continuamente, con gli stessi intervalli, le stesse sequenze, perché tutto fosse più orecchiabile. “Una piattezza insopportabile”. Reagì e cominciò a creare temi con meno suoni. Su richiesta della RAI, compose per Mina “Se telefonando”, nel 1966. Era stato ispirato, per caso, da una sirena d’emergenza: si apre con tre suoni, usati in modo del tutto non convenzionale, perché in un tempo di quattro quarti l’accento tonico non capita mai sullo stesso suono. Era l’abolizione della melodia tonale.
Non si contano gli spunti biografici e musicali, i confronti con i grandi del cinema (produttori, registi, attori e attrici), i miracoli e i virtuosismi richiesti ad esecutori, strumentisti, orchestre. Morricone, il diplomato al Conservatorio, il musicista, il compositore premio Oscar alla carriera nel 2007, non suonava bene il pianoforte e cantava con una vociaccia perfino stonata (l’ha sempre riconosciuto). E una volta buona stava pure sbagliando. La RCA gli aveva affidato l’arrangiamento di “In ginocchio da te”, per il giovane Gianni Morandi. Franco Migliacci, autore del testo, voleva uno stile più popolare e pretese di attaccare con quel Pam papapàm papapàm papapampampampàm!!! che a Ennio sembrava una "schifezza". Però ebbe un enorme successo, per quanto il suo progetto originale fosse migliore.
Il sodalizio con Leone, compagno di scuola però mai amico fino ad allora, era cominciato col film “Per un pugno di dollari”. I produttori volevano che sembrasse made in USA e tanto il regista che Volonté e Morricone cambiarono nome. Scelse Dan Savio. Da quello straordinario successo, quando lo consideravano un compositore di western, rispondeva: “ho fatto cinquecento film, ma solo trenta western”.
- Autore: Ennio Morricone
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Il silenzio è musica
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