Quando una persona si arrampica, scrive Marco Bruci, porta con sé tutto ciò che è: corpo, emozioni, memoria, desiderio. Porta con sé la propria storia. La parete non è solo un ostacolo verticale da superare: è uno specchio, una soglia, a volte un compagno silenzioso. La Climbing Therapy racchiude tutto questo sentire; inizialmente una disciplina sportiva attraverso studi e sperimentazione, è poi divenuta un percorso terapeutico. Scalare nel profondo (Armando Editore, 2026) racconta la metodologia di questo percorso; le esperienze e le riflessioni maturate dopo numerosi anni di lavoro clinico.
Marco Bruci, livornese, è psicologo clinico, psicoterapeuta e analista bioenergetico. Da oltre vent’anni svolge attività clinica e formativa, lavorando con individui, gruppi e comunità terapeutiche. Coordina progetti di prevenzione e riabilitazione delle dipendenze in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Antidroga e il Comune di Roma. Ha ideato e sviluppato la Climbing Therapy, una metodologia innovativa che integra corpo, emozioni e relazione per favorire processi di cura e crescita personale, mediante un percorso di studi iniziato nel 2009, dopo aver incontrato Alexis Konstantin Zajetz, un terapeuta austriaco che utilizzava l’arrampicata come strumento clinico. Una forma evolutiva di intervento psicocorporeo che integra in modo sinergico i principi della psicoterapia bioenergetica e le pratiche dell’arrampicata, generando un processo terapeutico profondo e altamente embodied, l’unione tra movimento e corpo nell’apprendimento. La potenzialità del metodo terapeutico legata alla Climbing Therapy non solo richiede competenza, rigore e formazione, ma offre strumenti per affrontare particolari dipendenze, depressione e ansia, aiutando chi fatica a gestire le proprie emozioni o a credere in sé stesso.
L’arrampicata è una via d’accesso con se stessi, un potente strumento per la salute mentale: la parete diventa uno specchio, “il corpo territorio dell’anima”, il movimento un dialogo intimo. Si impara ad ascoltare il proprio corpo, a sentire le emozioni e a comprendere i propri limiti, a respirare meglio e ad avere una maggiore stabilità emotiva. Come nella vita, per l’arrampicata è importante una presa dopo l’altra presa: non vanno solo afferrate, scrive l’autore, ma vanno interpretate, mani e piedi devono lavorare in armonia,
Un processo costellato da imprevisti, difficoltà, regressioni, resistenze e relazioni. L’arrampicata è tutto questo, tradotto in esperienza corporea, emotiva e relazionale. Il procedere con le proprie forze contattando la paura, il vuoto, i propri limiti.
La montagna sarà una salita lungo la quale cercare soluzioni alle difficoltà della vita. Non in solitudine ma insieme agli altri, in un cammino che si fa passo dopo passo, riconoscendo, comprendendo e imparando ciò che si prova. Corpo e mente non più due linguaggi separati; la dimensione corporea ed emotiva si rispecchieranno. La persona affronterà le proprie paure e difficoltà, relazionandosi in un modo nuovo con il mondo. E quindi il percorso di guarigione si svilupperà attraverso la parola e l’esercizio fisico.
La mente, il corpo, e l’energia emotiva sono espressioni diverse di una stessa unità vivente.
Con la Climbing Therapy non si insegna a sconfiggere la paura bensì a camminarle accanto; si impara a dialogare con le proprie emozioni. Ogni tappa che si supera contribuirà alla costruzione di un sé positivo, a un consolidamento della fiducia in sé stessi. Un modello terapeutico anche gioioso e divertente che rafforzerà l’autostima, la dignità e il rispetto per sé stessi.
- Autore: Marco Bruci
- Genere: Autostima, motivazione e pensiero positivo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Scalare nel profondo. Una metodologia di Climbing Therapy
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