Con Lettera a Saragat. Ovvero del miracolo balordo di Salvatore Piccirillo (Rayuela Edizioni, 2026), Corrado Castiglione si concentra su uno dei momenti di più grande trasformazione dell’Italia contemporanea: il passaggio dal secondo dopoguerra al "miracolo economico" degli anni Cinquanta e Sessanta. Così il libro usa la figura di un uomo comune per mostrare i due volti di quell’epoca, dividendo la narrazione tra grandi speranze e profonde delusioni.
In primo piano c’è la Napoli del dopoguerra e la voglia di riscatto: la storia parte dalle macerie materiali e sociali lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale. Città come Napoli ne uscirono devastate, affrontando una disoccupazione altissima e una profonda crisi sociale. Questo periodo fu anche caratterizzato da una fortissima spinta vitale: la popolazione desiderava lasciarsi alle spalle l’orrore del conflitto e ricostruire una vita normale.
Ecco dunque le speranze che si accompagnano a termini come "boom" e "miracolo economico". Fu in quel magico momento che l’Italia visse una crescita industriale rapidissima, e fu allora che sembrava scoccato il momento del benessere per milioni di persone, che per la prima volta avrebbero potuto comprare elettrodomestici, come lavatrici e frigoriferi, automobili, simbolo di una nuova libertà, e televisioni, che cambiarono per sempre il modo di informarsi e divertirsi.
Ma furono quelli anche gli anni del "miracolo balordo", con le contraddizioni sociali che scoppiarono. Castiglione sceglie questo termine perché quella ricchezza improvvisa non cancellò le ingiustizie, ma ne creò di nuove: da una parte la frattura tra Nord e Sud laddove mentre le fabbriche del Settentrione si arricchivano, l’Italia meridionale si svuotava a causa dell’emigrazione di massa; dall’altra le promesse mancate, perché non tutti riuscirono a salire sul treno del benessere. Molte persone semplici, come il protagonista Salvatore Piccirillo, rimasero escluse e dovettero fare i conti con l’illusione del successo e l’inganno sociale. Di qui la perdita dell’identità: con la fretta di diventare una società dei consumi, il Paese fu portato a perdere tradizioni e valori del mondo contadino e popolare.
Da sfondo il ruolo della politica: la figura è quella di uno dei padri della Repubblica, Giuseppe Saragat, fondatore del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971. Saragat rappresentava l’idea di un socialismo riformista, che voleva unire lo sviluppo delle industrie ai diritti dei lavoratori e alla giustizia sociale. Rivolgersi a lui in una lettera ideale, scritta dal basso, assume un forte significato: è il cittadino comune che interroga lo Stato e i suoi leader sui reali costi umani, storici e morali di quel progresso. Così in queste pagine, la storia di un uomo qualunque diventa lo specchio di un Paese intero, sospeso tra ricostruzione e disincanto, tra speranza e inganno, in cui una storia mediana e mediocre assume un’importanza strategica. Dice Luciano Bianciardi nella Vita agra:
A me sembra che valeva la pena di raccontarla, proprio perché questa storia è intessuta di sentimenti e di fatti già inquadrati dagli italiani... Cioè il miracolo italiano.
- Autore: Corrado Castiglione
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Lettera a Saragat. Ovvero del miracolo balordo di Salvatore Piccirillo
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