Di tutti i testi su Hermann Goring, eroe delle Fliegertruppen del kaiser, poi comandante della Luftwaffe, la voluminosa biografia di David Irving del 1989 è quella che ha potuto godere dell’apparato documentale ottimale, che risultava insufficiente al servizio delle prime e sovrabbondante per le più recenti. A disposizione dello storico inglese, sono state imponenti per quantità e qualità le fonti ufficiali, enunciate nei ringraziamenti - insolitamente premessi - nel saggio appena riedito in Italia da Andrea Lombardi, editore genovese di Italia Storica, Goring. Da maresciallo del Reich al processo di Norimberga (gennaio 2026, traduzione di Roberta Rambelli, 606 pagine).
Il ricercatore ha curato anche le nuove note e mette in risalto l’interesse dell’opera di Irving, ”metro di paragone per le biografie precedenti e posteriori del Reichsmarschall” e fondata su un’ampia e rigorosa base documentaria: diari, archivi pubblici e privati, atti ufficiali, interviste e corrispondenze private. Tra queste, quella con la prima moglie, la contessa svedese Carin von Fock, “sensibile e incline al misticismo”: le dedicò la lussuosa tenuta di caccia, Carinhall.
La vita dà, la vita toglie. Un arco intenso di cinquantatré anni, 1893-1946: famiglia agiata di Rosenheim; giovane asso dell’aviazione tedesca nel primo conflitto mondiale; benestante in crisi esistenziale nel dopoguerra; complice di Hitler per protesta contro le condizioni punitive del Trattato di pace; ferito nel Putsch di Monaco e morfinomane per il resto della vita; secondo solo al fuhrer nella Germania nazista; appassionato d’arte, saccheggiatore di opere in tutta l’Europa occupata; aspirante successore alla Cancelleria mal tollerato perfino dai militari; il solo, tra i massimi vertici del nazismo, alla sbarra a Norimberga.
Il destino può essere favorevole e spingere in alto, poi voltare le spalle e far cadere anche chi si distingueva per giovialità e assenza di evidenze patologiche, in un gotha nazista ricco di soggetti da lettino psichiatrico. Un fuhrer psicopatico, un Reichfuhrer delle SS torvo assassino (Himmler), un capo della propaganda (Goebbels) manipolatore delle masse in nome di una razza ariana che non incarnava, perché rachitico, brevilineo, portatore di handicap (piede equino). E via a scendere fino ad Adolf Eichmann, icona della banalità impiegatizia del male.
Dagli altari alla polvere, il Crepuscolo degli dei, la caduta: quanto si è detto dei gerarchi nazisti è tutto vero, visto l’esempio dell’affabile, egocentrico, irresistibile affabulatore da quadrato ufficiali qual era il proprietario di Carinalle. Una parabola a salire vertiginosamente e a cadere rovinosamente, dalla decorazione Pour le Mérite nel 1915-18 alla capsula di cianuro, traiettoria evidenziata anche nelle foto in bianconero a corredo, in una sezione iconografica in appendice al volume di Irving e Lombardi. La prima immagine lo raffigura snello, carismatico, elegante ufficiale dell’Aviazione da caccia, con gli occhi chiari magnetici, le decorazioni in bella mostra sull’uniforme attillata. L’ultima riprende la sagoma sovrabbondante del suicida, riverso sulla schiena, senza simboli militari di grado e composto “con un occhio semi aperto e l’altro ammiccante”.
Discussi l’uno e l’altro, tanto l’autore negazionista-giustificazionista della Shoah che l’unico gerarca contrario alla guerra, ritenendo che Alleati e Russi non si sarebbero mai arresi. Però non volle o non seppe mediare, moderare, opporsi alle aggressioni pianificate che stracciavano la pace tra paesi e popoli. È stato anche dittatore mancato: non successe a Hitler, come pure aveva chiesto ufficialmente a fine aprile 1945, anzi Martin Bormann spinse il fuhrer ad ordinare l’arresto e la fucilazione di Goring alle SS di Obersalzberg, dov’era rifugiato. Non fecero nulla, per confusione e demotivazione, a conflitto ormai finito, ma in pratica riuscì ad essere inviso anche ai “cattivi” oltre che nemico dei “buoni”.
Si consegnò il 7 maggio agli ufficiali americani, certo di ottenere un trattamento cavalleresco, che sulle prime non mancò. Si andò avanti per un po’ a pranzi, cene, momenti conviviali da vera star della storia, e qualcuno sosteneva di avergli visto in mano bicchieri di champagne, offerto dagli ospiti yankee. Poi prevalse la linea norimberghiana di trattare tutti gli imputati come prigionieri, senza concessioni.
Di Irving si ricorda la reclusione, per scontare la condanna a tre anni di carcere per negazionismo: nel 2005 è stato arrestato in Austria e rilasciato nel 2006. Le sue tesi, sulla base di forzature e interpretazioni soggettive, assolvevano Hitler per la mancanza di firme sugli atti dello sterminio e ridimensionavano i numeri delle vittime e la pianificazione della macchina genocida nazista. Una linea innocentista stroncata dagli storici, com’è noto. Lombardi tiene a ricordare la causa persa da Irving nel 2000 contro la storica dell’Olocausto Deborah Lipstadt: negata, a picco le sostanze e la “reputazione” residua dello storico. Toccherà ai lettori giudicare la sua benevolenza o meno nei confronti di un Goring che negli interrogatori negò, come un cittadino tedesco qualsiasi, d’essere stato a conoscenza di quanto studiato e messo in opera per eliminare ebrei, malati irreversibili, slavi, zingari ed altre categorie di “untermenschen”, “inferiori” rispetto alla razza eletta. Estraneità poco credibile e atteggiamento ingiustificabile da parte di chi era stato il numero due del regime nazista, in tutti i dodici anni di potere nero.
Del Reichmarshall lo psicologo della prigione di Norimberga, l’americano Gilbert, riscontrò la forte dipendenza da stupefacente, il sovrappeso oltre il quintale e l’iniziale stato semi confusionale, poi sciolto in atteggiamenti spesso ostentatamente teatrali. Registrando l’opinione di Goring d’essere oggetto di un processo politico e accertando segni di narcisismo patologico, il medico refertò il paziente come uno psicopatico. Si era creato un proprio immaginario nobile e cavalleresco della guerra. Nutrito di militarismo junkeriano, si sentiva tradito dalla spietata violenza nazista - guardandosi bene tuttavia dall’esprimerlo durante il regime - di cui non si riteneva corresponsabile. Nel 1947, il dott. Gilbert pubblicò Hermann Goring, amabile psicopatico.
- Autore: David Irving
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788831430449
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Goring. Da Maresciallo del Reich al Processo di Norimberga
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