Sono pagine ad alto, altissimo tasso alcolemico, quelle di Colpo gobbo, il romanzo di Franz Bartelt edito nel catalogo di Prehistorica editore (2024) nell’ottima traduzione di Giuseppe Girimonti Greco ed Ezio Sinigaglia. E lo sono fin dalle primissime righe:
Eccolo lì, l’idiota. Sbronzo marcio. Attorniato da un branco di ubriachi ancora più fatti di lui. Non l’avevo mai visto, in città. Ho chiesto a Coso chi fosse. Non ne sapeva niente neanche lui. Ho ordinato un’altra birra. Quello si vantava. Della sua grana: non parlava d’altro. E doveva averne, visto che pagava da bere, un giro dopo l’altro, cavando di tasca manciate di banconote. Gli spiccioli di resto non li raccattava. Faceva il gradasso, quel coglione. Ah, che coglione!
Tutto parte da un incontro con un idiota, dunque, un tizio che ha tutte le carte in regola per affascinare la voce narrante, o perlomeno una specifica caratteristica: contante bello sonante direttamente in tasca, a portata di mano. A raccontarci la storia è infatti un uomo di mezza età fiero di almeno due cose: la sua capacità di reggere l’alcol (“Io, quando ci do dentro a bere, mi fermo fra trenta e quaranta” afferma orgoglioso) e ferree, personalissime idee di sinistra. Sinistra estrema ma piena di controsensi, una sorta di miscela superficiale e difficilmente applicabile fra Marx e Robin Hood, che gli permettere di frodare, sottrarre, rubacchiare e sfondare vetrine per raggiungere una più equa ridistribuzione della ricchezza. Non sono d’altronde tempi felici per lui; con una compagna capitalista che pare accendersi, nel corpo più che nei sentimenti, solo al dlindlin delle monete che cascano, la voce narrante è in pieno periodo di magra, senza l’ombra di un quattrino.
Osservando l’idiota uscire barcollando dal bar, l’idea di un progetto coi fiocchi fa subito capolino: basterà seguirlo, aspettare che l’alcol lo faccia affondare privo di conoscenza fra i cuscini, e sarà un gioco da ragazzi intrufolarsi in casa e arraffare qualcuno di quei milioncini di cui tanto si vantava. Ed è quello che la voce narrante fa: inseguimento silente, appostamento sotto casa, controllo delle luci dell’appartamento che si accendono e spengono e poi, con un gioco da maestro, sta già con le mani in pasta dentro i cassetti verdi di banconote. Ovviamente, poco dopo l’inizio di questo troppo semplice scassinamento, il nostro protagonista alza gli occhi e si ritrova l’idiota (un po’ meno coglione, adesso, va ammesso!) lucido e ben piantato sui due piedi, a qualche passo da lui. Da questo momento i ruoli si invertono e il ricco proprietario si svela essere un individuo privo di scrupoli che sequestra, con messinscene ben congegnate, uomini di ogni tipo per trasformarli in maggiordomi tuttofare, impossibilitati a uscire di casa, imprigionati fino alla morte o alla follia dentro quelle quattro aristocratiche e lussuose pareti.
Colpo gobbo è lo scambio costante fra il secondino e il prigioniero, fitto di ironia e sudori da thriller, sindrome di Stoccolma e odio reciproco, scoppi d’ira e torture poco medievali fatte sfruttando lo schermo televisivo, con pochi personaggi secondari, quali la madre dell’idiota e una escort da sballo, che accentuano tutti i toni bislacchi e ansiogeni di queste pagine, lasciando il lettore in balia di comprensioni e incomprensioni. E se non mancano pistole ben impugnate, tentativi di fuga e le inossidabili idee sinistroidi impossibili da inquadrare, alla voce narrante manca però l’elemento base, la benzina che dà moto al tutto: una mezza dozzina di lattine di birra da scolarsi. E se a un tizio come il nostro protagonista non concedi questo basilare nettare quotidiano, quanto conti di poterlo tenere, inoffensivo, rinchiuso dentro una prigione dorata?
- Autore: Franz Bartelt
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Prehistorica Editore
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788831234115
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Colpo gobbo
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