In copertina, spiccano la firma del colonnello Lorenzo Cadeddu e l’immagine di un fiero ma minuto e giovanissimo sottotenente di fanteria nella Grande Guerra. È il diciannovenne romagnolo Aurelio Baruzzi, in stato di grazia quell’estate, quando sul fronte dell’Isonzo Cadorna scatenò la sesta offensiva italiana. 1916. La battaglia di Gorizia, titolo del recente saggio storico dell’ufficiale sardo in riserva dal servizio permanente effettivo, è pubblicato da Gaspari Editore nella collana “Storica” (Udine, aprile 2026, 200 pagine), con diverse illustrazioni e cartine in bianconero.
Un ricercatore instancabile, il col. Cadeddu, presidente del Centro studi storico-militari sulla Grande Guerra Piero Pieri di Vittorio Veneto. Imponente la sua bibliografia, anche solo per la casa editrice udinese, specializzata in storiografia bellica e del 1914-18, come del resto l’autore di questo ampio testo sull’offensiva “diversa”, a metà conflitto, basata senza precedenti sulla sorpresa tattica. Nella prima decade di agosto, garantì un buon esito e se riadottata avrebbe potuto cambiare la nostra guerra centodieci anni fa, ma non venne replicata nelle modalità e nella concezione innovativa dell’approccio alle difese avversarie. Si tornò alle "spallate", al “rompere il filo spinato con i petti”, e si dovette attendere l’impiego dei reparti d’assalto, gli Arditi, nell’estate-autunno del 1918, per cambiare l’inerzia degli assalti di massa, sanguinosissimi.
La presa di Gorizia fu la prima vittoria italiana nella guerra, osserva il generale Enrico Pino nella prefazione. Anche l’unica vittoria dell’Intesa nell’intero terzo anno di ostilità. Infatti, se Verdun terminò con un drammatico pareggio tra attacco-difesa e controffensiva, la Somme non può essere considerarsi un successo britannico, vista la sproporzione tra le enormi perdite e i vantaggi territoriali striminziti. L’offensiva Brussilov in Galizia, al contrario, guadagnò progressi territoriali ingenti e tanti prigionieri austroungarici, ma risultò sterile strategicamente per le sorti russe della guerra. Se non altro, ebbe l’utile effetto di impensierire i comandi imperiali impegnati sul fronte italiano nella Strafexpedition dal Trentino e di agevolare la controffensiva di Cadorna.
Da parte sua, proprio il capo di Stato Maggiore generale dell’Esercito italiano dimostrò con la sesta battaglia dell’Isonzo di non essere fermo alle teorie del suo famigerato libretto rosso: “Attacco frontale e ammaestramento tattico”, per le fanterie. Favorì novità sul campo e assecondò le intuizioni di altri (l’avvicinamento per trincee parallele fino a sboccare solo sulla sommità del Sabotino, concepito da Badoglio, oltre all’impiego intensivo dei medi e grossi calibri, studiato dai vertici dell’Artiglieria).
Il capolavoro fu anche logistico: Cadorna riuscì a riportare rapidamente il baricentro strategico e materiale sulle linee isontine, visto che l’offensiva austriaca di primavera lo aveva costretto a spostare truppe e mezzi dal Friuli agli altopiani veneti. Nei primi di luglio, si combatteva ancora in quel settore occidentale e Vienna non si aspettava una ripresa offensiva a oriente, sul fronte sloveno. A giugno, gli italiani erano passati alla controffensiva, per riprendere il territorio perduto a causa della Strafexpedition (ma l’Ortigara rimase in mano alle truppe di Conrad).
Basterebbe già questo a spiegare l’interesse del lavoro del colonnello, sostenuto come sempre dalla passione per la storia e non per la guerra. Sfido chiunque a trovare un militare che ama i conflitti, dalla recluta al generale a quattro stelle. Chi si addestra a realizzarli è l’ultimo che vorrebbe affrontarli.
Cadeddu mette in chiara luce in premessa il significato di una battaglia che offri “ammaestramenti favorevoli allo sviluppo della dottrina”, con la prima vera manovra strettamente combinata tra la fanteria e l’artiglieria nel conflitto. Dallo studio meticoloso della situazione sul campo, derivarono lo sfruttamento intelligente del terreno e l’adozione di forze e mezzi adeguati, massimizzati dal fattore sorpresa. Tutto questo consentì di espugnare il 9 agosto la munitissima testa di ponte di Gorizia, non solo arroccata a protezione del capoluogo isontino, ma minacciosa con le posizioni sulla riva destra Isonzo che disegnava un pericoloso saliente verso la pianura friulana.
Nel centodecimo anniversario, è doveroso ricordare le perdite e i sacrifici in quella battaglia. “Come in altre e significative, fu la ’Santa fanteria’ a sostenere il peso maggiore... Dunque, non esaltazione della guerra ma esaltazione del guerriero”. Il colonnello e fante dedica lo studio all’aiutante di battaglia Giovanni Campodallorto, del 115° Reggimento Brigata Treviso, caduto in combattimento sul San Michele. Aveva soltanto 29 anni, dieci più di Baruzzi, che sfoggia sulla copertina la medaglia d’oro al valor militare conquistata con il bluff del sottopasso, l’8 agosto 1916. Il volontario di Lugo, all’assalto già il 6 con i suoi di una postazione austriaca di lanciabombe, era stato autorizzato ad agire contro un posto di comando nemico, ma gli erano stati concessi appena quattro uomini. Con quelli, fece irruzione nella galleria ferroviaria fortificata di Lucinico e, fingendo d’essere all’avanguardia di un intero battaglione, convinse alla resa duecento soldati nemici, con gli ufficiali, sequestrando armi e due cannoni. Subito dopo, attraversò al guado l’Isonzo ed entrò nella città di Gorizia evacuata, issando la bandiera italiana sul tetto della stazione ferroviaria e sorvegliandola tutta la notte. Divenne l’incarnazione vivente della prima vera vittoria italiana: il 4 settembre ricevette in una solenne cerimonia la medaglia d’oro concessa motu proprio dal re Vittorio Emanuele III.
La presa di Gorizia significò la caduta dei baluardi fino ad allora inespugnabili del Podgora e del Sabotino, mentre cedevano anche le difese autroungariche sul famigerato Monte San Michele, calvario dei fanti per oltre un anno, dal giugno 1915.
- Autore: Lorenzo Cadeddu
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: 1916 La battaglia di Gorizia
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