First British Red Cross Unit for Italy, sessanta volontari inglesi con 25 robuste ambulanze dell’americana Buick Motor Company e materiale medico. Nei primi di settembre 1915, un distaccamento venne dislocato nel villaggio sloveno di Quisca, sotto il Monte Sabotino, mentre la sezione principale operava a Villa Trento di Donegliano, 20 km da Udine. La solidarietà britannica verso gli Italiani, neo alleati da maggio, si concretizzò con questa unità di sanità, tanto apprezzata dai nostri feriti, che chiedevano d’essere assistiti dal personale e dalle sister della Croce Rossa inglese. Non a caso, è Vado con la Britannica! La British Red Cross in Italia nella Grande Guerra 1915-1919 il titolo del saggio di Sergio Sbalchiero per Tralerighe Libri, marchio dell’editore lucchese Andrea Giannasi (giugno 2024, 564 pagine), con un inserto in appendice di ben 124 pagine di fotografie in bianconero, anche inedite, documenti e cartine, prima delle note e dell’indice finali.
A capo della spedizione sul fronte italo-austriaco, venne posto George Macaulay Trevelyan, storico e docente trentanovenne a Cambridge, studioso del nostro Risorgimento, biografo di Garibaldi e grande conoscitore dell’Italia. Non essendo idoneo per il fronte a causa della forte miopia, si era arruolato nella Croce Rossa, come gli altri volontari della sezione, troppo anziani, ancora giovani o inabilitati al servizio militare per motivi di salute. “Trevvy”, come veniva chiamato dei suoi, imparava in fretta e si dimostrò capace. Lui stesso aveva preso contatto con il ministro della guerra gen. Zuppelli e con il comandante supremo Cadorna per l’arrivo in Italia, deciso a luglio, di una sezione di autoambulanze con i conducenti. Nelle retrovie del fronte dell’Isonzo, sarebbe stato allestito un ospedale con personale britannico, destinato ad accogliere i militari italiani. Ai fondi avrebbe provveduto il British Committee in Aid of the Italian Wounded, fondato a Londra da poco. Sicchè, per via dell’indipendenza economica e pur indossando l’uniforme cachi della British Red Cross, i volontari potevano considerarsi autonomi tanto dalla Croce Rossa britannica che dalle autorità italiane.
A giugno la comunità inglese in Firenze aveva già istituito la British Home for Wounded Italians (Casa britannica per feriti italiani), presso lo Stabilimento Balneario di Santa Maria Nuova, ospedale in grado di prestare cure ortopediche innovative alle paralisi agli arti. Sempre con risorse britanniche, si riuscì a dotare la clinica di biancheria per venti posti letto e vestiario per i pazienti. In breve, i numeri a disposizione raddoppiarono. Nei documenti ufficiali viene indicata come Ospedale Territoriale N° 9 della Croce Rossa o come Infermeria Britannica. Il personale medico era fornito per la maggior parte dalla Croce Rossa Italiana. Dalla sezione originaria al fronte, la sanità britannica incrementò il personale volontario e i servizi di soccorso e assistenza, anche con la presenza di numerose, iperattive e inestimabili infermiere.
Secondo un rapporto redatto da Trevelyan alla fine della guerra, la First Unit aveva trasportato un totale di 177.522 uomini, tra feriti e malati da settembre 1915 a dicembre 1918. I casi più gravi, che venivano indicati genericamente come barellati, erano stati nel complesso 40.918. In un allegato alla relazione sulla guerra edita dall’Intendenza Generale del Regio Esercito, si legge che le unità della British Red Cross avevano provveduto al trasporto di oltre 400mila italiani. Percorsi dai veicoli britannici 1.319.316 chilometri. I volontari in Italia si servirono di almeno 84 autoambulanze, più 7 autocarri e una quindicina di altri veicoli. Certamente un contributo importante. Ai componenti della British Red Cross vennero concesse complessivamente 9 medaglie d’argento al valor militare, 14 di bronzo, 28 croci al merito di guerra, 3 medaglie d’argento al merito con palma da parte della Croce Rossa Italiana.
Fino alla chiusura, nel marzo 1919, il Centro fisioterapico fiorentino aveva ospitato un totale di 1.285 pazienti. Nuovi fondi erano pervenuti attraverso sottoscrizioni generose tra i sudditi britannici, con la collaborazione degli editori dei quotidiani “Daily Telegraph”, “Morning Post” e “Scotsman”. Tutti i macchinari utilizzati per le cure vennero donati alla Casa di Rieducazione Professionale per Mutilati di Guerra di via Ponte alle Mosse, a Firenze.
È noto che per la stesura del celebre romanzo A farewell to arms, Addio alle armi, Ernest Hemingway si ispirò alle sue esperienze sul fronte italiano nel corso della Prima Guerra Mondiale. Solo pochissimi, tuttavia, sanno che la storia di guerra e amore del protagonista s’intreccia con la presenza sul nostro fronte delle donne e degli uomini della First British Red Cross Unit for Italy. Hemingway giunse in Italia nel giugno del 1918, da volontario della Croce Rossa Americana, e non poté assistere alle vicende che narra nel libro (compresa la ritirata di Caporetto). Aveva però ascoltato i racconti di chi era stato da quelle parti negli anni di guerra precedenti, oppure aveva letto di loro sui libri o su riviste e quotidiani.
L’autore, Sergio Sbalchiero, trevigiano (1970), è laureato in storia moderna a Venezia. Ricercatore di storia locale, ha collaborato ad una pubblicazione sulla storia della resistenza nella provincia lagunare e ad alcuni saggi sulla Grande Guerra, con particolare riferimento alle retrovie del basso Piave, alla presenza del Corpo di spedizione britannico e della British Red Cross in Italia. Nel 2014 ha pubblicato il volume Un piccolo comune, una grande guerra. Il territorio altinate tra il 1915 e il 1918. Nel 2017 ha curato l’allestimento della mostra fotografica “Le trincee di Altinum”, presso le sale espositive del Museo Archeologico Nazionale di Altino (VE).
- Autore: Sergio Sbalchiero
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788832873283
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Vado con la Britannica! La British Red Cross in Italia nella Grande Guerra 1915-1919
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