Cosa significa diventare adulti? Prossimo ai diciassette anni, appena uscito dal collegio di provincia dove ha sempre vissuto dalla morte di entrambi i genitori, Tino si appresta a scoprirlo. Ragazzo molto dotato negli studi, arriva a Torino nel tepore polveroso di un non precisato luglio degli anni Sessanta per sostenere gli esami di maturità classica, ospite di sua zia Galla e del di lei marito Serafino, detto l’Ingegnere: i due vivono in una villetta nella zona precollinare con l’anziana domestica Annetta. Così presentati, gli ingredienti di Un’anima persa, romanzo di Giovanni Arpino uscito nel 1966 per i tipi di Mondadori e dal 2024 nel catalogo Cliquot, parrebbero annunciare per il protagonista un tranquillo debutto nell’età adulta, protetto dall’anonimità di uno scenario domestico borghese come tanti.
Il diario di Tino, però, attraverso le cui pagine il lettore è abilmente fatto penetrare nel cuore della vicenda, si apre fin da subito su una nota di stonata inquietudine. "Ho sempre avuto paura" – annota alla prima pagina – "ma oggi è ancora diverso, oggi appena sveglio sento già tra le costole un trasalimento angoscioso che batte, fa male, che non riesco a soffocare con le sole forze della ragione".
La realtà che lo investe appena oltre l’ingresso tra le mura domestiche comincia infatti a mostrare ben presto una natura ambigua e incomprensibile. La villetta si rivela un microcosmo labirintico, stipato di oggetti e arredi, soffocato dall’accumulo del passato e impermeabile al presente. Dietro la patina dell’illusoria normalità familiare, poi, incombe il mistero del “Professore”; fratello gemello di Serafino e un tempo studioso in terra africana, egli è ormai da anni prigioniero delle tenebre di una follia senza nome e vive confinato in una stanza – accessibile al solo Serafino – attorno alla quale si concentrano le attenzioni, quasi morbose, degli altri abitanti della casa. Accolto dalla zuccherosa e invadente presenza della zia materna e dalla dolcezza enigmatica e irreale dell’Ingegnere, il ragazzo finirà suo malgrado, spronato alla curiosità dai pettegolezzi di Annetta, per infrangere il delicato equilibrio di apparenze della loro vita. Un giorno, recatosi presso l’ufficio dove lavora lo zio per attendere la sua uscita, si sentirà rispondere che lì non lo vedono da anni: la scoperta dell’incongruenza, un primo inciampo nell’ingranaggio di una quotidianità esternamente impeccabile, determinerà il precipitare repentino degli eventi verso il loro crollo rovinoso e definitivo. Non resteranno che le ultime prove d’esame tra i banchi di scuola, per il protagonista, a far da punto fermo in una realtà dove nulla è più ciò che appare. Crescere, per Tino, significherà allora prendere coscienza dell’inguaribile doppiezza del mondo, comprendere quanto di oscuro e vizioso possa annidarsi anche sotto la superficie levigata e immobile delle esistenze più insospettabili.
Sullo sfondo, impenetrabile e serafica nel largo scacchiere delle sue strade, resta per tutta la narrazione la città sabauda – Lorenzo Mondo, del resto, definirà Un’anima persa il lavoro “più torinese” di Arpino –, colta anch’essa dallo sguardo dello scrittore nelle sue pieghe più indecifrabili e ambigue. Torino, quieta e inerte sotto il calore impietoso del giorno, si mostrerà agli occhi smarriti di Tino, in quella terra di nessuno che sono le ore notturne, in una veste diversa, dove il confine tra normalità e follia si assottiglia fino a scomparire, dove l’ordine di vite che paiono senza macchia cede il passo a maschere stravolte, pronte a ritrarsi nell’ombra con le prime luci del mattino.
- Autore: Giovanni Arpino
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Cliquot
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Un’anima persa
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