Italiani contro italiani nel 1200 (è stata una costante, ricordate la disfida di Barletta?), imperatori contro papi, crociati scomunicati contro Templari in Terra Santa e Bolognesi contro Bolognesi. Secolo di fazioni il XIII in Italia e romanzo di lotte, divisioni e segreti questo di Roberto Colombari, felsineo appassionato di storia, esperto nella materia, eccellente nel tratto letterario, autore per le Edizioni di casa, Pendragon, di un grande affresco epico duecentesco, Storia di Guelfi e Ghibellini (novembre 2024, collana Amo Bologna Tascabili, 463 pagine).
Merita d’essere notato un bel trittico in copertina, composizione originale di Vanna Guandalini che riprende alcuni luoghi e temi trattati nella narrazione. Da una parte il maniero federiciano ottagonale di Castel del Monte in Puglia, dall’altra la non lontana bella cattedrale romanica di Trani, affacciata sull’Adriatico. In mezzo, uno scontro tra masse di opposti armati medievali, distinti soltanto dal colore rosso o nero di una croce sulle tuniche, che coprono gli usberghi. I combattenti sono sormontati dal profilo inconfondibile di una Bologna del Medioevo, su cui torreggia a sua volta un Cristo risorgente di Piero della Francesca, che impugna un’asta sormontata da un falcione (quello tipico dell’iconografia della morte), al posto del vessillo con la croce rossa in campo bianco.
Si leggono le prime pagine del romanzo e non si smette più, accidenti a Roberto quant’è bravo! Impossibile mollare una vicenda ampia ma attrattiva, raccontata fluidamente, ricchissima di riferimenti storici autentici. È anche suggestiva nelle interpretazioni che l’autore si concede rispetto ai misteri e segreti di quel passato, ai progetti realizzati o mancati. Insomma, un: se le cose sono andate o non andate così potrebbe essere per questi motivi... oppure: ecco perché qualcuno ha fatto questo e qual era il suo obiettivo. Fuor di metafora, la domanda principale resta cosa sia andato a fare Federico II di Svevia in Terra Santa. Cosa cercava nella sua crociata in Palestina l’imperatore, il re di Sicilia, il Puer Apuliae, lo Stupor Mundi e quant’altro si sia detto di lui a quel tempo? Cosa si nascondeva dietro il paradosso di un monarca cristiano disconosciuto dai cristiani, perché scomunicato dal pontefice Gregorio IX, che non va a combattere i musulmani ma firma la pace di Giaffa col Califfo di Gerusalemme, ma si scontra in armi con i Templari?
Il protagonista del romanzo, Giovanni Corforati, è lo strumento delle ricerche e delle rivelazioni narrate. Colombari scrive bene. Vive a Bologna, dov’è nato nel 1963. Laureato in economia all’Alma Mater, si occupa di formazione per un grande gruppo bancario. Appassionato da sempre di storia, studia da più di vent’anni la Bologna medievale. Ha collaborato con diverse scuole cittadine nell’insegnamento della storia locale medievale e antica, che svolge regolarmente nell’Università della terza età Primo Levi. È autore di una fortunata serie di romanzi storici ambientati nel Medioevo, tutti editi da Pendragon, da La chiamavano Regina (2004) a Lo stendardo di sangue (2015), prima di questo. Suoi anche tre titoli non medievali.
Sapendo che l’autore non approva anticipazioni sulla trama, ci limiteremo a segnalare l’efficacia di certi passaggi, proprio nelle pagine iniziali, a riprova della qualità del romanzo. Nell’introdurre, con talento tanto da storico che da narratore, la mossa a sorpresa di Federico II nella battaglia di Corte Nuova contro la seconda Lega Lombarda, lo scrittore bolognese descrive con efficacia filmica la guerra di Gervasino Corforati. Dopo aver finto di rinunciare alla battaglia, facendo vistosamente ritirare il grosso delle sue truppe dall’Oglio, l’imperatore ghibellino piomba di sorpresa sugli avversari in smobilitazione, impreparati alla carica di duemila cavalieri, avanti agli arcieri saraceni e ai Trevigiani di Ezzelino. Più che una battaglia, una strage, il 27 e 28 novembre 1237. Già disarcionato e ferito il giorno precedente, Gervasino tenta coraggiosamente di difendere il Carroccio. Un cavaliere in sella a un destriero enorme gli si avventa contro. Vuole annientarlo, anche se fino a un attimo prima nemmeno sapeva della sua esistenza. Alzano entrambi la spada, il Bolognese per difendersi e l’altro per sterminare. Il fendente avversario sembra andare a vuoto, Corforati non sente il cozzo brutale delle lame, non vede sprigionarsi scintille, non avverte la violenza di una botta. Scorge soltanto volare qualcosa, in un arco segnato da un sottile velo rosso. Ma nel sollevare la destra per parare il colpo del nemico tornato sotto, si accorge di non avere più un’arma. Dal braccio mozzato al polso, escono fiotti prepotenti di sangue.
Inseguiti dagli imperiali, i Bresciani fuggirono a est, i Milanesi a nord e per molti l’unica differenza fu il nome delle acque in cui affogarono, Oglio o Serio. Il cancelliere di Federico, Piero della Vigna, contò diecimila fra morti e prigionieri nelle file dei Lombardi.
"Spingi! Spingi!". Intanto, a Bologna, nella casa in contrada San Vitale, sta per venire alla luce un nuovo figlio di Gervasino. Se maschio, il primo finalmente, sarà Giovanni, mentre per scoraggiare la nascita di un’altra femmina, la terza, non è stato deciso il nome, solo il futuro in qualche monastero. Alla notizia della morte del marito, Jacopina dei Lambertini cede agli stenti del parto. Smarrita e addolorata, si consuma in poco tempo. Crescendo, Giovanni Corforati si convince d’avere ucciso entrambi i genitori.
Questa certezza ovviamente lo segnò e si potrà poi giudicare se fu un male o, come io credo, peggio ancora
fa premettere Colombari all’estensore di questa storia, discendente della famiglia bolognese nel 1390, che scrive nell’eremo di Ronzano.
- Autore: Roberto Colombari
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788833647258
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Storie di Guelfi e Ghibellini
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