Cartine, mappe, riproduzioni di documenti, atti, pagine di giornale, fotografie grandi e piccole, soprattutto in bianconero, alcune color seppia, qualcuna a colori: sono tantissime le illustrazioni a commento e corredo dei testi diaristici e di quelli redatti dalla curatrice Maria Rita Della Candelora, che precisa il contesto storico e collega le quattro macro sezioni di un volume grande, non solo nel formato, 21x30, Ritornati dall’abisso. Storie di Milazzesi sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale. Lo ha pubblicato due anni fa Lombardo Edizioni (Milazzo, febbraio 2023, collana “Storia”, 194 pagine).
Quattro i protagonisti, testimoni, memorialisti.
Rocco Picciolo, classe 1918, Carabiniere nella Jugoslavia occupata, si trovò tra due fuochi l’8 settembre 1943: la mancanza di ordini dopo l’armistizio con gli Angloamericani espose gli italiani a due nemici, i tedeschi e i partigiani di Tito.
Ezio Martinez, classe 1936: la sua famiglia fu dapprima costretta a lasciare la Tunisia allo scoppio della guerra, poi riparò a Fiume, per subire nuove discriminazioni dopo l’8 settembre, perché italiana.
Giovanni Giardina, nato nel 1923, capostazione merci, in quanto ferroviere era militarizzato, equivaleva all’arruolamento nelle forze armate. Ha provveduto ad annotare in un diario gli eventi del 1943 nella città siciliana e i tremendi bombardamenti.
Stefano Di Natale, 1913, sottocapo elettricista richiamato nella Regia Marina, imbarcato in Eritrea nel 1940 e poi in Oriente nel settembre 1943. Finito prigioniero di guerra nelle mani degli ex alleati giapponesi, venne internato in un campo di concentramento, dove partì la fame, poi fu lavoratore volontario. Liberato dagli Americani il 15 agosto 1945, collaborò ancora a lungo con loro, in cambio di alloggio e vitto, senza compenso. Suo il diario più ampio e completo, proposto in questo lavoro grazie alla ricostruzione della nuora, prof.ssa Giovanna Fuduli.
E poi c’è Maria Rita Della Candelora: vive a Milazzo, dipendente pubblica, appassionata di storia e narrativa. Per Lombardo ha già pubblicato, nel 2019, La mia Vaccarella, sullo sviluppo sociale del borgo marinaro di Milazzo dal secondo dopoguerra agli anni Novanta. Dichiara di avere raccolto nel nuovo volume i ricordi di concittadini che hanno vissuto il 1940-45. È convinta, giustamente, che la memoria individuale delle vicende, dei drammi e degli eventi collettivi supera i confini dell’esperienza personale e diventa storia condivisa.
Il volume è uscito il 10 febbraio 2023, nel Giorno del ricordo, visto che il vissuto di due dei quattro protagonisti interessa i territori fiumani e spalatini, nel pieno “dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata”. In quelle circostanze, i Martinez erano infatti a Fiume. Tanto dopo l’8 settembre che a maggio del 1945, si registrarono “persecuzioni per gli italiani, rastrellamenti, arresti, prelevamenti dalle abitazioni, senza che di essi si avessero notizie”. Per buona sorte della famiglia dell’allora piccolo Ezio, in casa c’era una cameriera slava, cresimata dai suoi genitori come padrini. Milka aveva una sorella tra i capi partigiani comunisti, che si adoperò con discrezione a loro favore. Dal palazzo vennero prelevati tutti i capi famiglia, tranne il padre. Dopo circa un mese, però, Milka lo avvisò che il giorno dopo i titini sarebbero venuti a prenderlo: la sorella non poteva più proteggerlo. Quale ultimo gesto, fece in modo che salissero sopra un treno merci, diretti in salvo a Trieste. Raccomandò di uscire con gli abiti di casa, come per una passeggiata, senza bagaglio, per non insospettire chi li teneva sotto controllo.
Il capostazione Giardina redasse un accurato resoconto dei bombardamenti su Milazzo nel 1943, donandolo poi alla Biblioteca Comunale, a ricordo dei drammatici avvenimenti della più pesante estate di guerra per i milazzesi.
Di Picciolo è proprio la nuora Maria Rita ad avere raccolto scarne testimonianze.
I tedeschi a Spalato ammazzavano a vista gli italiani e noi siamo scappati sulle montagne, con i partigiani slavi.
Non parlava volentieri di questa parte della sua vita, della scelta condivisa con i commilitoni per non morire: cooperare con gli slavi contro i tedeschi, che davano la caccia agli italiani. Se avessero scelto diversamente, sarebbero stati i titini a ucciderli, visto che già massacravano intere famiglie di connazionali accusati di collaborare coi germanici. I superstiti della difesa di Spalato continuarono così a combattere, formando prima il battaglione "Garibaldi", collegato a una brigata partigiana jugoslava, poi il "Matteotti", con altri nostri militari.
Stefanino Di Natale, Regia Nave Caliteo ex RAMB II, autoaffondata la mattina del 9 settembre 1943, per ordine del comandante. Arrestato dai giapponesi, venne portato prima a Kobe, poi nel campo di prigionia di Hirohata. Dopo dieci mesi di fame e umiliazioni, gli venne data la possibilità di uscire, manovale in una fonderia. Alla resa del Giappone, con l’arrivo degli Americani, lavorò per loro fino al 24 gennaio 1947. Non ha percepito nessun aiuto o assistenza da parte delle autorità italiane o straniere. La sua vicenda fa luce su aspetti non conosciuti: solo nei primi mesi del 1947 il Governo italiano riuscì a mettere a disposizione la nave che avrebbe riportato in patria gli italiani dispersi in estremo Oriente: la motonave da carico Sestriere. Vi salirono in tanti, anche gli addetti all’Ambasciata italiana a Tokyo. Senza distinzione di grado e incuranti dei disagi, accettarono la lunga navigazione perfino ammassati nelle stive, pur di rivedere l’Italia, che sognavano. Stefanino poté riunirsi alla giovane moglie. Quando la guerra l’aveva sorpreso a Massaua era ancora quasi un ragazzo. Tornò con gli anni e l’esperienza di un uomo fatto.
- Autore: Maria Rita Della Candelora (a cura di)
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2023
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Ritorno dall’abisso. Storie di Milazzesi sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale
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