Che delle mavarìe aveva terrore, maledizioni lontane che si attaccavano agli esseri umani, ferite che pulsavano energiche sotto cicatrici dure, diavoli mascherati che ti spingono in un fosso anziché in una via maestra, una distesa di alghe scure affiorate dalla risacca.
Mavarìa, l’esordio nel mondo della narrativa di Antonio Popolo Rubbio edito da Einaudi nel 2026, è il racconto della storia della famiglia Bonsangue tra Ortigia e Catania, nella Sicilia del secolo scorso.
A partire dal bisnonno Prospero, attraverso le vite di Fortunato e Caterina e poi dei loro cinque figli maschi fino a Orfeo, il figlio di Carmelo e Brigida, in tutta la famiglia pare essere presente una sinistra maledizione, una mavarìa appunto, un futuro avverso che li tocca e che sembra non potere essere combattuto.
La famiglia Bonsangue è colpita di generazione in generazione da traumi e sofferenze; ne è già un esempio la vita di Caterina, che trascorre “nel senso incombente, costante, a dir poco terroristico, che una tragedia potesse abbattersi sui suoi figli”. Nessuno profetizza i drammi che colpiscono i Bonsangue: tante “morti subdole e lente” sprofondano nell’agonia i familiari, il cui destino pare segnato, finché Brigida trova il coraggio di contrastare questo fato avverso e decide di allontanarsi da Ortigia con il figlio Orfeo, convinta in tal modo di salvarlo dalla sorte malvagia.
Ed è qui che entra fra le pagine uno dei personaggi più affascinanti fra i tanti creati nel romanzo dalla penna di Antonio Popolo Rubbio: Amarilli Alaimo è la mavara, “un’anima vulnerabile” un po’ strega e un po’ santa che vive in una terra di mezzo non sapendo “se lanciare i malefici o sfatturare, se alleviare i mali o provocarli”. Amarilli ha un dono, cioè il saper “dialogare con la luce e con l’ombra”, e in tal modo può aiutare le persone levando malocchi (“ma poteva anche lanciarli”) e curando malanni.
L’autore descrive con attenzione il carattere dei suoi molti personaggi e i loro legami, ed è particolarmente convincente quello di Brigida ed il racconto del suo rapporto con la mavara Amarilli. Le due donne si prendono cura l’una dell’altra: una con le parole (Brigida), l’altra con gesti magici e poteri oscuri (Amarilli) - mentre il lettore è condotto a riflettere su due realtà contrapposte e antitetiche, cioè appunto il mondo della magia e delle superstizioni e quello parallelo che vive di modernità e progresso.
Antonio Popolo Rubbio invita il lettore a concentrarsi su tale contrasto e a fermarsi sulla linea di confine tra superstizione e malocchio da un lato, e i lati oscuri della mente umana dall’altro; perché forse è proprio lì, su quel confine, che la mente umana dà vita ai propri demoni.
Su quella famiglia pendeva davvero una maledizione, Amarilli sarebbe stata l’unica in grado di proteggerli.
Lo scrittura di Popolo Rubbio è sicura e determinata e lo stile narrativo denso di particolari, sia nella descrizione del carattere dei personaggi che dei luoghi; eccheggiano fra le pagine il dialetto e i modi di dire siciliani, garantendo al lettore un’esperienza di lettura profondamente immersiva e molto coinvolgente.
La trama è intensa ma procede adagio e con calma, e al lettore (che facilmente empatizzerà con Brigida – una madre coraggiosa che vuole salvare il proprio figlio) viene lasciata la possibilità di scegliere se credere alla mavarìa o non arrendersi alle superstizioni: possono convivere i pregiudizi sul destino avverso e la forza della razionalità?
Fu in quel momento che Brigida intuì una cosa: che certe vite non chiedono miracoli, e che certi dolori, come anche certe maledizioni, non si spezzano con riti o parole sacre, ma quando qualcuno trova il coraggio di guardarli dritti in faccia.
Antonio Popolo Rubbio, classe 1989, è siciliano ed è cardiologo e ricercatore; Mavarìa è il suo primo romanzo.
- Autore: Antonio Popolo Rubbio
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Mavaría
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