Avanti a tutti è Ferruccio Amendola (1930-2001), l’ordine alfabetico rispecchia il mio personale di simpatia. Pensate: marito di attrice, Rita Savagnone, anche lei doppiatrice; padre di attore, Claudio; nipote dello sceneggiatore e autore di commedie musicali Mario; la prima insegnante di dizione fu la nonna, che lo preparò quattordicenne a doppiare il bambino con le stampelle, Romoletto, in “Roma città aperta”, 1945. Si avvia infatti con una rassegna di doppiatori il nuovo lavoro di Andrea Lattanzio, esperto indiscusso in materia, Le voci fantasy. Magia del doppiaggio, da questa estate nella veste grafica dei tipi CN Casa Nuvolari (luglio 2025, 224 pagine), marchio del Gruppo editoriale Il Rio di Mantova e volume gemello del precedente Le voci dei telefilm. Doppiatori in TV (CN, 2023). Si tratta di manuali pratici, da consultare per soddisfare curiosità, da sfogliare per mettere in moto la macchina dei ricordi, specie per i lettori in età, o anche soltanto da scorrere a tempo perso, trovandovi comunque motivi d’interesse sparsi qua e là.
L’autore veronese, studioso della settima arte, si occupa di doppiaggio da anni e pubblica dal 2007, a cominciare da Il chi è del doppiaggio. Le voci del cinema di ieri e di oggi, seguito da altre cinque monografie sul cinema nelle sale di montaggio. Con il gruppo mantovano ha dato alle stampe anche Le voci di 100 capolavori del cinema. Doppiatori e Festival (CN, 2024).
Magari è il caso di spiegare le ragioni della spiccata simpatia per Ferruccio. È che in Marina, nei cinema proiettavano spesso (nel circolo allievi quasi non c’era altro) il film “Marinai in coperta”, uno scanzonato musicarello del 1967 per la regia di Sergio Corbucci, con il cantante Little Tony chiamato alla leva di mare. Gli esterni erano stati girati al Varignano-La Spezia, sul lanciamissili Andrea Doria. Amendola interpretava uno dei tre coscritti protagonisti, il terzo era Lucio Flauto (non dei giganti, per statura). Il doppiatore di Tony-Ciacci: Massimo Turci.
Il libro segue il modello del gemello. Secondo il cliché collaudato, nelle schede di ogni doppiatore, con rispettiva foto in bianconero, viene riassunto un profilo biografico e professionale. Poi si dà conto della filmografia essenziale, dei lavori televisivi, di quelli eventuali radiofonici e, ovviamente, dei film fantastici doppiati. Alla rassegna dei fantasy si arriva dopo ben 170 pagine di doppiatori, a dimostrazione di quanti e quali siano questi professionisti insostituibili in Italia, dove il pubblico non ha mai gradito le pellicole in lingua originale e non tollera per niente i sottotitoli, che d’altra parte non consentono di leggere le strisce e seguire allo stesso tempo l’azione rappresentata. O si fa l’uno o l’altro, ’na fatica.
Non c’è dubbio che gli attori stranieri si facciano apprezzare per l’espressività e gestualità, interviene Lattanzio, ma tanto dell’efficacia della recitazione “è merito dei nostri interpreti”. Con le loro intonazioni, modulando il tono secondo le esigenze, hanno reso popolari in Italia volti che avrebbero fatto fatica a diventarlo. Fateci caso, li consideriamo sempre tutt’uno con la voce dell’attore o attrice di casa nostra, che non vediamo, ma che gli si lega in un modo indissolubile, nel senso più stretto dell’aggettivo. Tant’è che quando qualche star, in tournée nel nostro Paese, passa magari in TV col supporto di un interprete in tempo reale, quell’inconsueta voce che sovrasta da fuori campo il timbro per noi inedito dell’intervistato sembra aliena, proprio quanto risulterebbe, senza doppiaggio, quella dei personaggi interpretati. Per dire, non ho mai smesso d’identificare Robert De Niro, Sylvester Stallone, Dustin Hoffman con Amendola, e per me non c’è il minimo dubbio che Thomas Milian si esprimesse anche nella vita di tutti i giorni con la parlata di Ferruccio.
Un libro tutt’altro che prepotente, anzi, sereno, rilassato, da maneggiare in poltrona, per regalarsi momenti liberi di fantasia rilassata, di pacifica evasione. Ma quanta fatica certosina dell’autore, nel raccogliere con precisione migliaia di dati e informazioni, spesso decisamente minute.
Tornando ai fantasy, vengono indicati in ordine cronologico, dal bianco e nero di “King Kong” del 1933 al coloratissimo “Eragon” del 2006, quindi dai primi effetti speciali per trasformare un pupazzetto peloso di 50 centimetri in un gigante di 15 metri a quelli digitali che hanno fatto guadagnare l’Oscar di categoria 2002 a “Il Signore degli anelli. La Compagnia dell’anello”. Per ciascuna delle pellicole, la scaletta è: titolo, anno, regista, cast (con i rispettivi doppiatori-doppiatrici) e trama sommaria.
Per citare altre pellicole, ci si può basare sui film evocati sulla copertina del libro. Nel musical fantastico “Il Mago di Oz”, 1936, Judy Garland era doppiata da Miranda Bonansea e da Lucia Mannucci (Quartetto Cetra), eccetto la canzone “Over the rainbow”. “Mary Poppins”, 1964, era ibridato con i cartoni animati. In “Superman”, 1978, era Pino Colizzi la voce italiana dell’indimenticabile supereroe dal sorriso bonario Christopher Reeve. “Conan il Barbaro”, 1982, lanciò Arnold Schwarzenegger (Mario Cordova). Il drago de “La storia infinita”, 1984, era realizzato con 30mila conchiglie artificiali, la bocca azionata da 19 burattinai. In “Ritorno al futuro”, 1985, a Michael J. Fox prestava la voce Teo Bella e a Christopher Lloyd, indovinate? Amendola.
I generi dei film fantasy sono svariati, Andrea ne indica diversi: fiabesco-avventuroso, mitologico, fantastico-soprannaturale, sentimentale, magico. Non per niente il cinema, questo giovane di 130 anni che non smette di rinnovarsi, “è considerato da sempre la più bella fabbrica dei sogni e di gioia”, scrive, tutt’uno con le magiche voci del doppiaggio che non smettono di regalare emozioni.
- Autore: Andrea Lattanzio
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Le voci fantasy. Magia del doppiaggio
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