Ci lasciamo alle spalle il mondo.
Ricominciamo, da noi e da un posto incontaminato.
Altissimo.
Puro.
È uscito lo scorso ottobre 2025 La volta giusta di Lorenza Gentile (Feltrinelli , 2025), una favola moderna su possibilità di rialzarsi e rinascita.
La protagonista è Lucilla, una ragazza che (dopo qualche storia d’amore finita male) ha forse trovato l’uomo giusto per sé - con lui intravede la direzione da prendere: hanno infatti (Lucilla ed Enrico insieme) vinto un bando pubblico per la gestione di una locanda, in un paesino a rischio spopolamento sulle Alpi Marittime.
Li chiamano “comuni polvere” questi paesi da cui negli anni gli abitanti si sono allontanati, trasferendosi altrove; quello in cui si trova la locanda del bando ha ben 15 abitanti… più Lucilla la sedicesima, a breve. Eh sì, perché Enrico non si presenta il giorno della consegna delle chiavi della locanda, né quello successivo, né mai; “Enrico Grandi Sogni” (così l’ha chiamato Lucilla fino a quel giorno) volta le spalle a quella che per Lucilla doveva essere “la nostra avventura, il nostro sogno” e la protagonista (che a ben vedere di “schianti” se ne intende) si trova a dover far fronte da sola alla ristrutturazione, organizzazione e avvio della locanda.
Senza più un futuro, e neanche un presente, a dire il vero.
Senza più un compagno, senza più un progetto.
“Spazzare via le ragnatele. Lucidare il pavimento. Aggiustare i mobili” e poi avviare il negozietto annesso alla locanda, provvedendo agli ordini dei prodotti e alle scorte, oltre a molte riparazioni necessarie: Lucilla si sente sopraffatta dalle tante cose da organizzare e vacilla indecisa, cercando di giorno in giorno il modo per comunicare la propria rinuncia ai paesani che la avvicinano e si offrono con gentilezza di aiutarla. Fino al momento in cui Lucilla capisce che il suo posto è lì, su quella montagna dal bosco fitto e con un “gregge di casette di pietra arroccate”, ma soprattutto con tutte le persone che si stringono attorno a lei per darle una mano. “Me ne sono sempre andata, questa volta resto”.
Il senso profondo del romanzo sta proprio nel valore della comunità che presta aiuto, nell’amicizia che è condivisione di sforzi e traguardi e nel sostegno reciproco, tutte virtù che Lorenza Gentile esprime con una tale grazia e sensibilità che la lettura diventa una coccola incantevole. La volta giusta tiene compagnia al lettore, facendolo sorridere per l’ironia con la quale Lucilla affronta tutti gli ostacoli che le si presentano: burocratici (il bando parla di una coppia di gestori della locanda, non di una sola persona alla direzione!), contrattempi improvvisi (tubature che si gelano, la legna per scaldare le stanze che non è mai abbastanza) e persino il linguaggio dei paesani (fatto di termini dialettali incomprensibili ma necessariamente da apprendere per poter essere parte della comunità montana). Non mancano poi gli ostacoli “del cuore”, che Lucilla conosce bene, snocciolando al lettore (e divertendolo) le pene vissute con i suoi precedenti fidanzati, tutti uomini inaffidabili che hanno contribuito a farla sentire di volta in volta inadeguata.
Accanto alla burocrazia e alle difficoltà oggettive, il lettore sperimenta nei capitoli la paura di Lucilla di sbagliare anche stavolta, i suoi dubbi (“quando mi sembra di aver trovato la forza di partire, mi viene in mente una buona ragione per restare. E quando mi decido a restare, sento l’impulso di fuggire”) e le sue intime riflessioni (“È tempo di cambiamento per tutti, ma nessuno sembra davvero pronto. Forse pronti non lo si è mai, ma tanto non serve”).
Il gruppo dei paesani è un irresistibile punto di appoggio per Lucilla: c’è Eliseo, il “vichingo”, Presidente della Comunità Montana, “possente, tutto petto e braccia”, instancabile sciorinatore di positive regole di vita, “sguardo intenso ed al contempo sbadato”. Poi c’è Libero, l’affascinante e forte architetto che sin dall’inizio si presenta come un nuovo amico disponibile nel momento del bisogno. E il giapponese Daisuke che vive isolato, “non parla una parola di italiano, lo si vede camminare nei boschi per giornate intere”, eppure “sembra così pieno di cose da dire”. E tanti altri personaggi indimenticabili!
Quello che conta è che a me piacciono tutti, qui.
E io, incredibilmente, sembro piacere a loro.
Lo stile narrativo di Lorenza Gentile è pieno di garbo e al contempo di ironia, e conduce il lettore a riflettere sulla propria forza interiore, che a volte non percepiamo lasciandoci sopraffare dal senso di inadeguatezza, e sul valore delle cose semplici nella vita. Ci sono tante bellissime pillole di saggezza nei capitoli – in particolare nelle parole di Eliseo che, come tutti gli altri personaggi, in verità nasconde segreti e dolori; una fra tutte “Il terrore è come un fulmine, quante volte ti ha colpito un fulmine? Ecco la quarantacinquesima regola della felicità: la maggior parte delle nostre paure non si avvererà mai”. Nonostante tante cadute e ferite, Lucilla trova la forza di rialzarsi: l’elemento chiave di La volta giusta è rivelare che c’è sempre la possibilità di rialzarsi, di rinascere e impegnarsi in un nuovo inizio.
Lorenza Gentile, milanese classe 1988, ha pubblicato diversi romanzi; fra questi ricordiamo Le cose che ci salvano (Feltrinelli 2023) e Teo (Einaudi 2014, Feltrinelli 2023).
La volta giusta è vincitore del Premio Selezione Bancarella 2026 e quindi è uno dei sei romanzi finalisti del Premio Bancarella 2026.
- Autore: Lorenza Gentile
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Feltrinelli
- Anno di pubblicazione: 2025
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata sololibri.live
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La volta giusta
Lascia il tuo commento