Per tanti lettori in età avanzata sarà per sempre Pugacioff, con la stazza carismatica e il vocione inconfondibile dell’attore sardo Amedeo Nazzari, interprete dell’eroe ribelle cosacco del XVIII secolo nella trasposizione televisiva RAI del romanzo di Aleksandr Puškin. Quel capolavoro narrativo e l’autentica vicenda del sedicente zar Pietro III ritornano in versione integrale tra le pagine di un volume Newton Compton, La figlia del capitano. Storia di Pugacev (giugno 2026, collana “Classici pop Newton”, 192 pagine), per la traduzione di Mauro Martini.
Nella primavera del 1965 andarono in onda sul secondo canale della radiotelevisione nazionale sei puntate di uno sceneggiato in bianconero, che riscosse un successo strepitoso di pubblico. Per la regia di Leonardo Cortese, vedeva interpreti Umberto Orsini nei panni del giovane ufficiale Petr Grinev, Lucilla Morlacchi in quelli della timida Maria Ivanovna, Masha, figlia del bonario e coraggioso capitano Mironov, un cast di eccellenti attori caratteristi e soprattutto l’eccellente Nazzari, indimenticabile Pugacioff, pronuncia corretta del russo Pugacev. La critica concorda nel giudicare eccellente la versione trasposta sul piccolo schermo. Con la sapiente sceneggiatura dello stesso Cortese e di Fulvio Palmieri, grazie alla cura eccezionale della produzione nel Centro televisivo RAI di Napoli, alla quantità di comparse e all’intelligente impiego di attrezzerie, tocca “a tratti” aspetti da colossal, raggiungendo “nel complesso esiti felici espressivi”.
Eppure, si discosta “dalla laconica sobrietà” del romanzo del drammaturgo russo, basato sugli studi condotti dell’autore moscovita per approfondire la vicenda storica della rivolta di Pugacev. Tra il 1773 e il 1774, l’oblast dell’Ural o Jaik, nella Russia di Caterina II, venne scosso da un’insurrezione contadina, guidata dal trentenne cosacco di Volgograd Emeljan Pugacev. Sostenendo di essere il marito defunto della zarina, Pietro III si batteva per cancellare la servitù della gleba, raccogliendo il malcontento delle classi più povere, in condizioni schiavitù nei confronti dei nobili. I cosacchi del fiume lottavano anche per difendere l’autonomia da San Pietroburgo. Incendiarono il territorio degli Urali e del medio Volga, sollevandosi insieme a contadini, minatori e popolazioni baschire e tartare. Travolsero presidi - come la modesta fortezza Belogorskaja del romanzo -, assediarono grandi città come Orenburg e minacciarono il potere centrale, prima che l’esercito imperiale si riorganizzasse. Tradito dai suoi, Pugacev venne arrestato e giustiziato a Mosca il 10 gennaio 1775.
La rivolta è descritta nel romanzo e nel saggio storico. Nel 1833, Puskin affermava di avervi riportato gli atti resi pubblici dal governo, oltre a quanto gli era sembrato degno di fede negli scritti degli stranieri che ne avevano parlato, in testi manoscritti e testimonianze.
Lo storico futuro, cui sarà consentito dissuggellare l’incartamento su Pugacëv, correggerà e completerà agevolmente il mio lavoro, certamente imperfetto, ma scrupoloso. Una pagina storica che non deve andare perduta per i posteri.
Pubblicò il romanzo nel 1836, sulla rivista letteraria “Sovremennik”. Voce narrante è Petr Grinev, figlio di un ufficiale in pensione dell’esercito russo. A 17 anni, il padre lo avvia al servizio militare, cadetto destinato a Orenburg, in compagnia del servitore Savelič. Durante il viaggio, nel corso di una bufera di neve si rivela decisivo un uomo misterioso, al quale il giovane riconoscente regala un ricco cappotto di pelle di lepre.
Dai superiori, viene assegnato al Forte di Belogorsk, poco più di una recinzione intorno a un villaggio. Ufficiale più elevato è il capitano Ivan Mironov, per quanto ad avere in effetti il comando sia la moglie Vasilisa, di carattere quantomai determinato. Petr stringe amicizia con il collega Svabrin, esiliato per avere ucciso un avversario in duello, ma s’innamora della figlia dei Mironov, Masha. Questo provoca uno scontro con Svabrin e un duello. Petr resta ferito e il capitano gli nega la mano di Masha.
Il forte è assediato e conquistato da Pugacev, che davanti al rifiuto di Mironov di servirlo lo fa impiccare, uccide la moglie ed elimina gli ufficiali. Petr, riconosciuto, viene risparmiato e pur rifiutando di schierarsi con gli insorti è mandato a Orenburg per annunciare l’imminente arrivo dei ribelli. Svabrin ha tradito e gli è stato assegnato il comando della guarnigione degli insorti a Belorgorsk. Pretende di sposare Masha, che resiste. Petr si allontana dall’esercito per raggiungerla, riesce tra varie peripezie a liberarla, ma vengono intercettati dalle truppe russe. Decide di rientrare nell’esercito e di affidare la ragazza a suo padre.
Alla sconfitta di Pugacev, Petr viene arrestato per avere avuto contatti con lui e Svabrin testimonia ch’è un traditore. Viene condannato e Masha raggiunge San Pietroburgo per parlare con l’imperatrice. A Tsarskoye Selo, incontra una dama di corte e le anticipa il desiderio di chiedere la grazia. La signora rifiuta inizialmente di aiutarla, sostenendo che Petr è un traditore, ma la giovane riesce a chiarire tutto. Poco dopo, riceve l’invito dell’imperatrice e la riconosce come l’aristocratica con cui aveva parlato. Cosa deciderà la zarina?
Aleksandr Sergeevič Puškin (1799-1837), nato a Mosca e morto in seguito alle ferite ricevute in un duello, è il fondatore della letteratura russa moderna e ha incarnato il disagio dell’intellettuale russo di fronte al potere zarista. Fin dal 1819, infatti, si legò agli ambienti progressisti antizaristi, ispirati dalle idee illuministiche. Questa posizione lo mise in difficoltà con i sostenitori del potere assoluto, dai cui venne sempre ostacolato, forse indiretti responsabili anche della sua morte violenta.
Tra le opere principali vanno ricordate Evgenij Onegin (1823-1831), Boris Godunov (1825) e I racconti di Belkin (1830).
- Autore: Aleksandr Sergeevič Puškin - Aleksandr Sergeevic Puskin
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La figlia del capitano. Storia di Pugacev
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