Piemme pubblica La Dogaressa (2026), il nuovo romanzo di Rita Coruzzi dedicato alla figura di Morosina Morosini (1545 – Venezia, 21 gennaio 1614), dogaressa della Serenissima Repubblica di Venezia dal 1595 al 1605 come consorte del doge Marino Grimani.
Straordinaria l’inventiva di Morosina, che godeva di grandi risorse finanziarie familiari ed è ricordata soprattutto per la sua cerimonia di incoronazione avvenuta nel 1597, la più solenne di tutte le incoronazioni delle dogaresse, che ha saputo trasformare un’arte delicata in uno strumento di emancipazione collettiva.
Io, Morosina Morosini, al cospetto di Dio e con l’aiuto del Santo Marco nostro patrono e protettore, giuro e prometto solennemente di rispettare tutti i doveri che sono attribuiti alla carica di dogaressa e, al pari di mio marito, il doge Marino Grimani, giuro e prometto fedeltà alla Repubblica della Serenissima, assicurando il mio massimo impegno personale perché Venezia abbia onore e prosperità, nell’interesse di tutti e di ciascuno. Prometto infine di operare sempre con la massima onestà per il bene della città e dei suoi abitanti e assicuro di mantenere questa responsabilità per tutto il tempo del mio mandato.
Cuore del romanzo è la missione sociale della Dogaressa, che ideò e realizzò il primo laboratorio di ricamo, offrendo impiego ed emancipazione a oltre cento giovani merlettaie di ogni estrazione. A questa iniziativa si deve anche il perfezionamento della delicata tecnica del merletto di Burano, che da allora divenne un’importante fonte di reddito per la Serenissima.
In quella stessa città che ancora oggi accoglie le sue ceneri tra le mura della chiesa di San Giuseppe, Morosina nacque figlia di un’illustre famiglia veneziana, che aveva già reso alla Serenissima tre dogi. Era una giovane donna di quindici anni quando divenne la sposa di Marino Grimani, segnando il suo destino da futura dogaressa. Quella stessa fortuna che aveva ereditato e che l’aveva aiutata nella sua vita da giovane donna, Morosina decise di investirla per dare impiego a decine di veneziane, che in contrada Santa Fosca, nel sestiere di Cannaregio, ricamarono e impreziosirono indumenti, lenzuola e tovaglie a suon di “punto Venezia”. Donne di ogni età, che guidate dalla saggia dogaressa diedero vita a quella forma di artigianato che ancora oggi rende famosa la loro città in tutto il mondo. Nacque così tra quelle mura veneziane nel 1595 il primo laboratorio dedicato alla lavorazione del merletto. Quella trama bianca e sottile, come la rete di un pescatore, che impreziosiva scollature e fazzoletti da mano e che fu portata alla ribalta proprio da una donna ambiziosa e lungimirante, che non si accontentò di essere la moglie di un uomo potente ma investì tutto per creare una bottega le cui opere arrivarono ben al di là dei confini della Serenissima.
Non si conoscono le origini esatte della nascita del merletto, ma con sicurezza si può affermare che esso sia stato creato per la prima volta dalle donne di Burano nel Medioevo. L’isola allora era abitata da pescatori e l’attività principale era appunto la pesca; si ritiene perciò che le mogli aiutassero i mariti a riparare le reti con fili rudimentali e che fossero esperte nell’uso dell’ago per tale scopo. Da ciò nacque l’abilità di utilizzare fili sempre più sottili e pregiati per forgiare reti in maniera creativa e realizzare trame sempre più ricercate e pregiate.
Solo nel 1400 il merletto divenne una produzione artigianale apprezzata e iniziò a essere anche richiesta. Il merito va alla dogaressa Giovanna Dandolo, moglie di Pasquale Malipiero (1457-1462) e discendente da una delle famiglie più illustri della Repubblica, che è passata alla storia come patronessa della stampa e dei merletti. Si deve infatti a lei se Burano divenne allora il primo centro al mondo del merletto. Fu lei a riunire presso di sé un gran numero di giovani donne del popolo e ad avviarle al delicato lavoro dell’intreccio, che dava lustro alla città per la squisitezza del prodotto e offriva mezzi di sostentamento a molta gente del popolo, in particolare alle donne di Burano, dove sorse una vera e propria scuola d’arte.
Tale attività rimaneva comunque di preminente competenza delle donne aristocratiche e delle religiose, restava uno svago o al massimo un passatempo per le nobildonne veneziane, dedite al ricamo, alla musica e alla lettura. Nel corso del 1500 fu la dogaressa Morosina Morosini a dare l’impulso decisivo all’arte del merletto, che giunse al suo massimo splendore, si diffuse ampiamente a Venezia e in seguito non solo in laguna ma in tutta Europa. Sfoggiare mantelli, fazzoletti, guanti, colletti impreziositi con il merletto di Burano era considerato uno status symbol, una vera e propria raffinatezza da ostentare, ma la produzione non era ancora sufficiente per esaudire tutte le richieste del mercato.
I merletti iniziarono poi a essere realizzati anche in conventi, ospedali, ospizi, orfanotrofi e istituti di carità gestiti da religiose (come per esempio la Pietà, San Zaccaria, la Giudecca), in cui le fanciulle avevano la possibilità di imparare un mestiere e pagarsi così la retta.
- Autore: Rita Coruzzi
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Piemme
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La dogaressa
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