Si capisce già dal titolo che parte di questa storia è stata ispirata dalla ricerca del caduto da onorare come Milite Ignoto, realmente effettuata nel 1921, due anni dopo l’avvio della trama narrativa. È oggettivo il contesto bellico: la Grande Guerra, centodieci anni fa. Si tenga presente però che per il resto questo romanzo è un thriller d’invenzione, L’eroe ignoto. L’Angelo di Caporetto, un poliziesco-storico, immerso nello scenario del primo conflitto mondiale, a firma congiunta (per non ricorrere all’abusato “a quattro mani”) di Daniele Cambiaso e Rino Casazza. Il volume è apparso due anni fa (settembre 2024, collana “Pandora”, 208 pagine) per le chietine Edizioni Solfanelli, marchio del Gruppo Editoriale Tabula Fati.
Conca di Plezzo: che scenario, da fare tremare le vene e i polsi a chi conosce la storia e soffre ancora la vergogna di tante generazioni che ci hanno preceduti, nel solo sentire nominare la disastrosa sconfitta subita a Caporetto e la ritirata dell’esercito italiano nell’autunno 1917, dal fronte isontino. È datata infatti “Notte tra il 23 e 24 ottobre 1917” la prima pagina del memoriale del capitano Sergio Moretti, eroe di guerra, prigioniero degli austriaci nel campo di concentramento di Mauthausen e nell’ospedale di Linz, ma soprattutto testimone principale della ricerca dell’eroico ma sconosciuto combattente italiano che tanto si è distinto nella rovinosa battaglia (poi anche lui in prigionia).
Nel romanzo si vuole che a Roma, nell’aprile 1919, a guerra finita vittoriosamente da soli sei mesi, si stia insediando una commissione speciale di alti ufficiali, presso la Corte Marziale dello Stato Maggiore Regio. Primo ad essere ascoltato dai generali che compongono l’organismo d’inchiesta è proprio il capitano Moretti, decorato di guerra e visibilmente provato nel fisico dalla prigionia. Il memoriale ha rappresentato per lui una risorsa curativa non farmacologica, redatto su consiglio di un ufficiale medico austriaco, generoso e professionale nei confronti di un paziente nemico. Il dott. Walther, allievo dello psicoterapeuta viennese Sigmund Freud, ha prescritto la stesura di un diario di guerra come terapia dello stato confusionale e delle amnesie lamentate dall’ufficiale prigioniero. La scucitura è un’attività congeniale a Moretti, laureato in lettere a Pisa.
Ufficiale del servizio informazioni del Comando Supremo, aveva raggiunto le linee a Plezzo, per verificare la presa di contatto con aspiranti disertori nemici, disposti a tradire. Tutto si stava svolgendo solo qualche ora prima dell’attacco austro-tedesco, passato alla storia come l’offensiva di Caporetto. Si era trovato negli avamposti proprio dove si stava per verificare la rottura del fronte della II Armata italiana. Gli autori descrivono efficacemente i fanti negli avamposti, piegati e piagati da più di due anni di trincea. Il conflitto sanguinoso era diventato giorno dopo giorno una carneficina senza fine. I soldati sopravvissuti affrontavano ogni momento una sfida con la morte.
“Da questa parte, collega”. Moretti è accompagnato dal comandante di battaglione nelle trincee avanzate. Davanti, solo filo spinato, terra di nessuno e gli Austriaci. Avverte addosso lo sguardo degli uomini del tenente. Si alzano in piedi, salutano secondo regolamento, ma gli occhi sono vuoti, privi di calore e umanità. Sembrano un branco di cenciosi in grigioverde, divise rattoppate alla bell’e meglio, sudicie e puzzolenti, scarponi incrostati di terra e fango, deformati dall’uso, in qualche caso sfondati, pantaloni di un colore indefinibile. Le trincee sono allagate dalla pioggia. Si scivola nel fondo melmoso, muovendosi come spettri, sulle passerelle improvvisate con assi di legno, ormai quasi marcio, nei punti più allagati. Entrando nei ricoveri, l’odore di sudore, urina, sangue e paura prende alla gola. Sono quegli uomini e quelle trincee a essere investite da un rapido ma letale bombardamento a tiro accelerato, che diffonde un nuovo gas asfissiante. Le maschere sono inefficaci, l’artiglieria italiana spara poco. Poi tace.
Cambiaso e Casazza ripetono che tutti i personaggi e le loro vicende personali sono di fantasia. Il contesto storico invece è reale. Ricordano le cause della disfatta italiana: l’impreparazione contro il primo attacco nemico in Carnia, la sottovalutazione della collaborazione tra gli eserciti austriaco e tedesco, gli errori tattici e il mancato coordinamento tra fanteria e artiglieria. Tutto costato 10mila morti, 300mila prigionieri, 3.152 pezzi d’artiglieria perduti, con 1.732 bombarde, 3mila mitragliatrici, 30mila fucili e un’enorme quantità di automezzi, equipaggiamento, munizioni, viveri.
Però, una commissione militare come quella descritta nel libro non venne mai istituita, anche se copia quella che provvide a scegliere la salma del Milite Ignoto. Lo stesso vale per il racconto. Se la strage di Caporetto narrata nel romanzo è inventata, reduci e storici hanno dichiarato che molti sbandati si abbandonarono a saccheggi e violenza, come fecero le truppe austro-ungariche e tedesche. Nasce da fatti realmente accaduti anche l’intrigo spionistico alla base di un massacro, nati entrambi però dalla fantasia degli autori. I servizi segreti operavano attivamente, raccogliendo informazioni circa un imminente attacco nemico nella conca di Plezzo.
Non vi fu mai un soldato soprannominato l’Angelo di Caporetto, ma molti atti di eroismo vennero compiuti da umili soldati rimasti anonimi.
Daniele Cambiaso (Lavagna-Genova, 1969) è insegnante e scrive racconti e romanzi, anche in collaborazione con coautori. Rino Casazza (Sarzana-La Spezia, 1958) vive a Bergamo e lavora nella Direzione del Teatro alla Scala; oltre a un numero imprecisabile di racconti su riviste e antologie, ha pubblicato sedici romanzi di ogni genere, non pochi polizieschi.
- Autori: Daniele Cambiaso e Rino Casazza
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788833055329
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: L’eroe ignoto. L’Angelo di Caporetto
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