La silloge L’amore è un azzardo di Elisabetta Di Carlo (Elledilibro, 2024) si presenta fin dal titolo come una dichiarazione di rischio e di fiducia insieme: amare significa esporsi, perdere l’equilibrio, accettare la possibilità della ferita. La prospettiva femminile trova ampio spazio sia nei miti cui le poesie fanno riferimento che nel vissuto dell’autrice. In questa raccolta l’azzardo non è mai cieca imprudenza; è piuttosto una scelta consapevole di attraversare le molte forme dell’amore, riconoscendone la complessità archetipica e insieme la concretezza quotidiana.
Ad aprire la silloge è un dialogo in versi tra Eros e Psiche, che funge da chiave interpretativa dell’intero libro. Infatti, il richiamo al mito rappresenta un vero e proprio impianto simbolico. L’amore, come nel racconto antico, nasce nel buio, nella sospensione, nella fiducia cieca: Psiche vive l’amore con Eros a condizione di non sapere chi sia il suo amante, e si incrina quando subentra il bisogno di vedere, di controllare, di dissipare il mistero. Di Carlo dà voce al mito con una lingua spiccatamente poetica e vibrante, ponendo l’accento sulla tensione erotica e l’attrazione ardente, soffermandosi dunque sul momento, sul qui ed ora che permette agli amanti di “innalzarsi liberi”, “avvinti verso il sole”.
Ricordiamo che l’amore tra Eros e Psiche nasce, secondo la leggenda, come una punizione: Psiche è troppo bella anche per Venere che, invidiosa, invia suo figlio Eros per farla innamorare di un mostro, ma questi lancia la freccia dell’amore e, per errore, colpisce il suo proprio piede cadendo egli stesso preda della passione. Altro mito che punisce con l’amore è quello di Apollo, che Di Carlo evoca nelle sue poesie. Apollo, dio della temperanza, della ragione, dio del sole, della musica, simbolo di armonia e bellezza ideale, viene punito sempre da Eros, condannato a un amore non corrisposto per Dafne, ninfa cara alla dea vergine Artemide. Dafne sfugge al desiderio ossessivo di Apollo fondendosi nella natura, preservando la propria libertà, non solo sessuale ma anche spirituale, sottraendosi a una pulsione prevaricatrice. Il riferimento alla violenza e ai valori del patriarcato che invadono la nostra contemporaneità è scontato, eppure resta necessario.
Nuovamente, tuttavia, Di Carlo si sofferma sul qui ed ora del mito, identificandone il nucleo che si concentra sull’amore, scevro dalle conseguenze, da qualsivoglia giudizio, celebrando un amore passionale, che sia quello del dio invaghito o della dea custode della propria libertà. Di Carlo coglie il momento del sogno dell’amore, sul fremito che precede l’azione. Così si librano nel vento puledri, cerve e delfini nell’acqua.
Guardate
ove si posa lo sguardo innamorato.
Accendersi di luci il mondo prigioniero
In un incanto.
E ancora:
Il pulsare del cuore
Ecco... annuncia una danza.
È la cerva che avanza.
Accanto all’amore passionale, ardente, vulnerabile, talvolta deluso o ferito, la silloge esplora con profondità l’amore in tutte le sue forme, passando attraverso le figure archetipiche di Dioniso, Ade e Penelope, alternando dotte citazioni a omaggi al vissuto personale, fino a giungere all’indagine sul materno, evocando l’archetipo della Grande Madre, creatrice e nutrimento.
La maternità come vita ma anche come dolore della separazione. Alla stregua di Demetra in cerca di Persefone, così la madre poetica attraversa l’assenza, l’attesa, il timore della perdita. L’amore materno non è idealizzato: è corpo, è nutrimento, è paura, è capacità di lasciar andare. In queste liriche emerge una maternità che protegge ma non trattiene, che soffre ma comprende che ogni figlio deve scendere e risalire dalle proprie profondità psichiche. La dimensione archetipica non allontana dall’esperienza concreta, anzi la rende universale.
Giungesti un tempo alle desolate spiagge
Dove cavalli in corsa imbizzarriti
Scempio facean della segreta stanza.
I fili attorcigliavano del ventre
In pietre spesse aride e pesanti
E rovi e spine e zolle secche
La terra tutta in crepe aprivano e ferite.
L’amore paterno, meno frequentemente celebrato nella tradizione poetica, trova qui un suo spazio delicato e necessario. È un amore fatto di presenza silenziosa, di insegnamenti assimilati attraverso non tante parole ma piuttosto piccole azioni quotidiane, di gesti minimi che fondano identità e infondono sicurezza. Se la madre è terra e grembo, il padre appare come direzione, soglia, apertura al mondo altro da sé. In questa complementarità si coglie una visione dell’amore come struttura relazionale che forma e trasforma. Un maschile che offre solidità senza prevaricazione, un maschile esemplare che ha forgiato la prospettiva dell’autrice sul mondo relazionale. Un maschile da rispettare e da cui sentirsi rispettata.
Il tuo fare operoso ogni cosa trasforma.
Costruisci la casa e coltivi la vigna.
[...]
Questo fare operoso m’incanta.
Non manca uno sguardo critico sul panorama contemporaneo: esseri umani prigionieri del proprio ego, tecnologie che costringono solo a mostrare maschere. Tuttavia Di Carlo evita ogni cedimento al pessimismo. La sua non è una denuncia amara, ma un invito a recuperare profondità e senso della vita. L’azzardo dell’amore, oggi, è forse proprio questo: scegliere il mistero contro l’illusione del controllo. Di Carlo indica una via di salvezza che lasciamo scoprire al lettore.
La forza della silloge sta nella capacità di intrecciare mito e quotidiano, archetipo e biografia, passione e cura. L’amore, nelle sue declinazioni, non può essere ridotto a un sentimento univoco: è energia generativa e distruttiva, luce e ombra, caduta e rinascita. Ogni relazione autentica attraversa il buio per approdare a una consapevolezza più ampia.
In definitiva, L’amore è un azzardo è una raccolta che invita la donna a non sottrarsi al rischio del sentire. Non promette salvezze facili, ma mostra che nell’accettazione della vulnerabilità, che è anche fiducia da un lato e sguardo dentro di sé dall’altro, risiede la possibilità di trasformazione.
- Autore: Elisabetta Di Carlo
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: L’amore è un azzardo
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