Diciotto gialli pubblicati solo per Ugo Mursia Editore - molto apprezzati dal pubblico - prima del poliziesco Il volto della Medusa. Una serie di omicidi tra Milano e Rapallo, un cold case trentennale (gennaio 2026, collana “Crime & Thriller”, 200 pagine). Chi non legge Fabrizio Carcano, peste lo colga.
Che ne dite, però, di un collega, giornalista professionista, che scrive benissimo anche trame gialle, auto definendosi tuttavia su Facebook: “giornalista che si arrabatta, scrittore che ci prova, modesto opinionista tv e discreto fancazzista”, mentre su Instagram si presenta: “fancazzista e cialtrone. Che altro? Ah si amante degli animali” (qua la mano). E come giallista, si considera “esoterico-religioso”, parole sue, in un’intervista. “Non sono bello (si vede), non sono magro, non sono nemmeno troppo simpatico”. Per quanto mi riguarda, non posso che dire bene tanto del milanese, che del cronista e del narratore. Cinquantatreenne, gattaro impenitente, tifosissimo dell’Olimpia Milano di basket, ha cominciato con la penna e la tastiera nel 1992 alternando politica e sport, per diverse testate. Scrive per “Il Giorno” e “Superbasket”, dirige dal 2020 la collana “Mursia Giunga gialla”. Il primo romanzo, Gli angeli di Lucifero, del 2011, ottenne un clamoroso successo in libreria, con sette ristampe in sei mesi. La versione ebook è stata la più scaricata di ‘Milano che legge’, nel 2017, quasi 17mila download in ottanta giorni, senza giro del mondo.
Nel suo thriller’s style, non sono infrequenti i salti indietro nel tempo e i collegamenti con eventi drammatici precedenti. Questa volta, il cold case annunciato nel titolo s’incontra in un batter d’ali, fin dalla prima pagina, che per l’occasione reca impresso il numero 5 in basso a destra. Rapallo, luglio 1993, il Prologo è servito. Un ragazzo tormentato ha infilato in una Y10 il cadavere di una donna con cui ha consumato un rapporto poco prima. Prima di chiudere il portellone posteriore accarezza “la sua sirena acefala, nuda, sanguinante e si china a baciare la testa, legata al resto del corpo da un’altra cinghia”. Lui l’amava, lei no. L’ultima corsa insieme, nel silenzio della notte. L’Aurelia è deserta. Una curva senza guardrail, uno spiazzo ghiaioso, un dirupo. Una spinta al cofano posteriore. Nell’abitacolo, la testa decollata rotola circondata da capelli smossi, come serpenti intorno al volto di Medusa.
A pagina 9, praticamente subito, considerato che la 8 è totalmente bianca, Fabrizio spinge a sua volta tutti a compiere un salto avanti di trent’anni. Milano, 21 giugno 2023, zona Martesana, quartiere nella periferia nord della city. Alle 5:30, il capitano Marco Fontana arriva per ultimo sulla scena dell’omicidio. Hanno fatto secco un uomo, accasciato accanto alla sua Maserati nel piazzale-parcheggio poco distante dalla pizzeria La Vesuviana. Era "l’invidiato" titolare, Thomas Musella, torace trapassato da un dardo professionale da balestra, 900 grani per 9 millimetri di diametro. Non gli ha concesso scampo.
Il capitano dell’Arma è sceso dall’Honda 500 carenata da Mondiale MotoGP, con la stessa livrea nero-arancio e lo sponsor Repsol dei fratelli Marquez sui circuiti iridati. Un giocattolo da 40mila euro. Veste da ragazzino, con scarpe da running, pantaloni sabbia e polo velica aderente “Luna Rossa”, sul fisico asciutto e allenato. Look da trentenne, aspetto da quarantenne, carta d’identità dieci anni più pesante. È responsabile della sezione speciale, derivazione investigativa dei Reparti Operativi Speciali, un gruppo di investigatori selezionati, discreti, poco appariscenti, nati per i casi speciali. E quello rischia di esserlo, visto che Fontana ha tirato giù dal letto il giornalista preferito. Federico Malerba. Arriva scocciato ma incuriosito, inforcando una Vespa 50 rossa. “La grande penna del giornalismo milanese, rovinosamente caduto dal letto”.
Il sarcasmo del capitano suona amichevole, ma la convocazione sottende una strategia dei Carabinieri. Vuol dire che in pentola bolle roba grossa. I cronisti di nera non sono mattinieri e i CC hanno tempo e modo per diffondere “una storiella di comodo”: una coltellata, forse una lite stradale o la tentata rapina di un tossico. Fine dei giochi. E fine delle congetture. Serve un megafono per spargerla: chi meglio “di un pirla come il sottoscritto?”. Il racconto è di Malerba, in prima persona. A taccuino chiuso: un arciere, ha trapassato il petto con un dardo da bracconiere. Qualcuno ha descritto un motociclista con tuta integrale e casco neri. Un pazzo da legare? Magari no, un giustiziere.
Troppo bello e troppo ben scritto, ’sto romanzo, per essere seviziato da una recensione che ha da essere innocua e innocua sarà. Per questo, da adesso, bocche cucite. Il romanzo nasce come spin-off de Il fiore della vendetta (Mursia, 2025), a quattro mani con Giorgio Maisone, usando volutamente alcuni passaggi narrativi e riferimenti di cronaca ai crimini ivi descritti. (Sicché, eventuali spoiler danneggerebbero non uno, magari due bei gialli). La vicenda è inventata - sempre con Fontana in giro - e ha per protagonista il giornalista di nera Federico Maleba, personaggio in parte autobiografico (“ma senza esagerare e non in tutto”), in un’indagine che nasce tre decenni prima, con la strage di via Palestro, a Milano, un attentato terroristico compiuto da Cosa Nostra il 27 luglio 1993, nell’offensiva stragistica della mafia nel continente, a Firenze (Georgofili) e Roma, oltre che in Lombardia. La storia si snoda tra Rapallo, località che l’ha ispirata e la solita Milano caotica e indaffarata anche a luglio. Si tratta di un giallo diverso dai precedenti: per la prima volta non appaiono i commissari Bruno Ardigò o Vittorio Maspero.
- Autore: Fabrizio Carcano
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Il volto della Medusa. Una serie di omicidi tra Milano e Rapallo, un cold case trentennale
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