Garibotti, il suo Pattumiera in quel di Genova e la loro compagnia di giro, o meglio i comprimari, perché gli appena citati con l’iniziale maiuscola sono l’autore e il protagonista di una serie narrativa poliziesca per i tipi Damster Edizioni, costola che più giallo non si potrebbe delle modenesi Edizioni del Loggione. Il genovese Rossano Garibotti propone ai lettori Il giustiziere. Il secondo tragico Pattumiera (dicembre 2024, 304 pagine), con nuove avventure, malefatte e soluzioni azzeccate del detective ex poliziotto. La collana è “I Gialli Damster”, che sforna ottimi thriller made in Italy e tutti di livello, come può confermare chi conosce il marchio editoriale emiliano, caratterizzato dall’inconfondibile dorso canarino intenso.
Per chi se lo fosse perso, il primo titolo è Quando Pattumiera s’incazza, apparso nel 2022, primo classificato nel concorso letterario Giallo Festival, per dire della qualità di questi liguri, scrittore e investigatore. Rossano è nato nel 1965, a Zena, ci mancherebbe. Non perde l’occasione di ripetere che la decisione di associare la scrittura alla lettura (una trentina di romanzi all’anno), è nata dalle pagine di Martin Eden di Jack London. Ha frequentato stage e corsi di scrittura, fino ad approdare nel 2004 alla scuola di scrittura creativa di Renato Di Lorenzo, Associazione culturale Satura. L’esordio nella narrativa risale al 2008.
Se l’autore ha tratti biografici regolari, Pattumiera è quello che è, tanto caratterialmente che somaticamente: un irsuto, trascurato, amareggiato ciccione. Ci si può fare un’idea della mole di Orazio Fulgenzi, osservando l’oggetto dei suoi desideri nascosti, la vicina di casa Cornelia, che condivide la stazza considerevole, 130 chili, ma non le effusioni spinte sognate dal dirimpettaio. Che poi, a compagnia e sesso non sembra affatto messo male, se la moglie Eleonora, bionda, sensuale e anche insuperabile ai fornelli, vanta un titolo di Miss Muretto ad Alassio, estate 2006.
L’investigatore è stato in Polizia, ora si aggira, sudando, nella città che ama - un tempo Repubblica e regina del Tirreno - in cui deve impegnarsi a portare a termine lucidamente i suoi casi da “detective del possibile e dell’impossibile”, con ufficio in Salita di Porta Soprana, a due passi da piazza Matteotti. A tutti gli effetti, un bugigattolo, buono per il cugino segretario Ilario, segaligno, quasi scheletrico, non certo per lui, un cristiano di un metro e ottanta, un quintale e trenta di peso e quarant’anni sulle spalle. E mettiamoci pure una quantità di peli “degni di una foresta pluviale”.
Spicca l’indicazione stradale, in realtà sono una costante in queste pagine, perché Garibotti fa muovere i suoi personaggi in una Genova descritta con tale precisione topografica che sembra di passeggiare virtualmente, in lungo e in largo, in basso e in alto, nella città arrampicata sulle alture o precipitata a capofitto dai rilievi, secondo la prospettiva di chi osserva. Orazio-Pattumiera sembra indolente, gli piace sbuffare, ridimensionare, polemizzare, fare l’impertinente, ma è un uomo tormentato. Gli tornano in mente ricordi implacabili. I genitori che non ci sono più. La cacciata dalla Polizia. Il fratello che allo stesso tempo saliva di grado. L’ingiusta detenzione di Ferrando Enrico, unico modo di scongiurarne il suicidio, per non aver salvato la figlia. E lui stesso, a piede libero, pur avendo commesso un delitto.
L’espulsione risale a due anni prima e brucia ancora, non sa dire quanto. Gli stessi eventi avevano portato in un batter d’occhio alla promozione a commissario dell’investigatore Vincenzo Fulgenzi, suo gemello, altrettanto ingente fisicamente, conosciuto col nome d’arte lo Splendido. Ricalcano i passi pari pari, è tutta la vita che va cosi, dove mette piede l’uno, va l’altro. Prima la scuola, a Napoli poi a Palermo, simili come due gocce d’acqua, a scambiarsi interrogazioni e ragazze, a darsi il cambio nei mercati del pesce delle due città, scarico-cassette la mattina presto. Più avanti la ferma in Polizia, uno a Novara l’altro a Vicenza, divaricarti stavolta dall’incoscienza dell’uno e dall’integrità dell’altro. Si sono ritrovati a Napoli, alla morte dei genitori, prima di Genova e delle relative vicende.
Ora, il commissario passa dei casi al fratellone investigatore privato, ma sceglie sempre quelli insignificanti. È una tecnica, appioppargli un fatterello per estrometterlo dalle indagini serie, salvo poi, quando messo alle strette, avvalersi del suo fiuto per la soluzione. Tuttavia, senza che Orazio possa vantare meriti, non potendo così raccogliere crediti per il ritorno tra le forze dell’ordine. Resta il sogno di risolvere un caso prestigioso e rientrare con tutti gli onori in Polizia. Magari al posto del gemello, degradato ispettore. Un’ipotesi difficilmente concretizzabile. Niente però riesce a tenerlo lontano da qualsiasi crimine efferato a Genova. Deriva dal “sangue di segugio di cui la natura l’ha dotato”.
Al momento, gli è dato risolvere la faccenda del Righi: da un paio di settimane, un lupo aggredisce pecore e cani su quelle alture, nel grande Parco del Peralto, area boschiva che d’estate concede refrigerio alle famiglie. Tra le altre, quella del sindaco, che si è rivolto al prefetto, che ha chiamato il questore... la scala gerarchica è stata ridiscesa come al solito e a Pattumiera tocca stanare la belva, prima che possa rivolgere agli umani le sue sgradite attenzioni.
Orazio preferirebbe dedicarsi ai casi che stanno elettrizzando la Questura, gli omicidi di un tassista e di un politico (derivati da un singolare senso di giustizia sociale fai da te). Il Righi è però di fatto obbligatorio, resta l’unico appiglio per mantenere il contatto con la Polizia tutta, a cominciare dai collaboratori stretti del fratello: il Mascellone, la bionda agente Sperti e il fidato Porta, devoto a entrambi i gemelli, tanto il reprobo ex che il dirigente in carriera.
- Autore: Rossano Garibotti
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Il giustiziere. Il secondo tragico Pattumiera
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