Vanessa Tonnini ha la capacità, nel suo primo romanzo dal titolo Grammatica di un desiderio (Neri Pozza, 2024), di entrare nel corpo di un adolescente maschio con fluidità e capacità narrativa.
Nicaredda è il più grande di sei fratelli e sorelle più piccoli. La miseria è tanta, siamo alla fine degli anni ’20 del Novecento, la madre è rimasta vedova e tocca a lui lavorare nella solfatara, dove il buio, il caldo e la polvere la fanno da padroni. Per la temperatura rovente, i maschi della solfatara girano nudi e ci si incrocia, si guardano i muscoli del compagno di lavoro e si dimentica il dolore di lavorare tante ore tutti i giorni.
I corpi si toccano e si resta abbacinati da uno sguardo voglioso, desideri carnali semplici. La Tonnini evita che questa parte del libro sia narrata con una sensualità febbricitante, non è un romance né uno scritto "hot". Quello che accade è solo accennato, corpi che si toccano. Nicaredda sopporta quella vita per parecchi anni, poi scappa e gira per la Sicilia come un poeta ebbro. Ma arriva la visita medica che attesta che lui è un degenerato, un "arruso". Poi ci sono i politici comunisti che non sono accettati da Benito Mussolini, l’uomo forte. Tutti al confino su isole brulle e distanti. Nel frattempo, siamo intorno al 1930, il paese che è diventato uno stato comunista, la Russia, è una terra da incubo dove non ti appartiene nemmeno il cucchiaio della zuppa, perché tutto è dello Stato e chi capisce per tempo che il paradiso del proletariato in terra è un incubo viene mandato in Siberia.
L’autrice non approfondisce eventi che conosciamo bene o male e si attarda sui giovani che stanno scontando la pena perché sono "malati". Con loro ci sono i prigionieri politici comunisti, imbevuti di Marx e della dittatura del proletariato, che non sanno dell’inferno sovietico e dei dissidenti assiderati nelle tundre siberiane. Almeno Nicaredda ha voglia di iniziare a leggere e a scrivere, in caso contrario diventerà un adulto senza nessuna conoscenza, una banderuola che al regime fascista farebbe pure comodo. Capiamo leggendo che questa è una lunga lettera che il giovane ha spedito a Ruggero, il suo grande amore sulle isole. Fa i nomi di tanti, la Mussolina, la Norma, tutti nomi volti al femminile per disprezzare anche le madri che li hanno messi in vita. Capiamo che Nicaredda scrive intorno al 1970, già uomo invecchiato, con moglie adorata, Anna, e figli. La moglie sa che non ha avuto come rivale un’altra donna, bensì un uomo colto e ricco, ma non si dà pena, perché il marito ha avuto una vita esemplare, specchiata e non certo sprecata.
Vanessa Tonnini scrive un romanzo bello, terso ma anche oscuro, perché il desiderio non lo puoi mettere su carta. Gira tra i giovani gay, che si stanno organizzando per diventare degni di rispetto come tutti. È un romanzo sul desiderio e sulle aspettative di una vita futura piena di incognite.
- Autore: Vanessa Tonnini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Neri Pozza
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788854530188
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Grammatica di un desiderio
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