Ho letto Eubea. L’ultima danza delle gru, romanzo di Dimitris Roubis (Homo Scrivens, 2024). Il mio primo pensiero, formulato superficialmente, è stato “è bellissimo”, ma ora che mi accingo a scriverne invece ho immaginato un altro aggettivo che esprime meglio il senso del testo: “intenso”. Ecco, questo è quello che mi è giunto leggendo le sue pagine e anche la dedica dell’autore sul frontespizio.
“EUBEA” per prima, scritta in maiuscolo, la matrice di tutto, la traccia principale. La Grecia dunque, la sua terra d’origine. Questa sembra la storia di un romanzo giovanile, quasi un “romanzo di formazione” se non fosse che Dimitris è ormai una persona matura che svolge lavori di ricerca e responsabilità. In realtà è lo spirito giovane che lo anima, nel raccontare come in una sceneggiatura – in una forma che è insieme descrittiva e fantasiosa – la storia vera trasmessagli dal padre di un giovane greco che durante la Seconda Guerra Mondiale fugge dalle forze paramilitari.
Eubea dunque, la Grecia dunque. Storia delle origini. Il Padre, l’archetipo per eccellenza, quindi la sua famiglia e tutto ciò che la sua famiglia gli ha trasmesso e tutto il mondo che lo ha formato e che lui ha approfondito scegliendo il mestiere dell’archeologo. L’archeologia non è però solo la classificazione tipologica e lo scavo stratigrafico, è anche penetrare nella Storia, nel mondo del mito, nell’universo ambientale dei paesaggi, nelle credenze e nelle filastrocche della poesia e tradizione orale che i ragazzi e le ragazze di Grecia citano a ogni piè sospinto nelle pagine di Eubea.
Io mi sono immersa in un mondo fantastico e armonioso di elementi e fenomeni naturali, il bosco, la grande montagna (quasi una montagna sacra), i ruscelli, i temporali, all’interno del quale vivono uomini, animali, piante. Ho rivisto, come in un film, i colori della Grecia, le fattezze dei fanciulli e fanciulle che si rifugiano impauriti in una grotta.
La fuga che qui si racconta è un viaggio di iniziazione, analogo a quello che nell’antichità facevano gli adolescenti, vivere nella natura all’interno di un bosco per un certo periodo della loro vita, immersi nel cosmo da cui provengono, per divenire liberi e consapevoli, pronti a “iniziare” la loro vita da adulti. In fondo Dimitris ha fatto questo, e da qui l’intensità di cui parlo è quella che ha provato lui nello scrivere il romanzo di questa fuga.
Queste pagine sono il suo viaggio interiore all’interno del suo mondo che è al tempo stesso antico e moderno, ricco di sentimenti profondi, di alberi viventi ognuno con il suo carattere, di uccelli “parlanti”, in cui i miti dell’uomo, parcellizzati in piccole frasi all’inizio di ogni capitolo, in realtà sono l’uomo stesso, inserito nella storia del mondo, essenza vivente tra le altre essenze viventi, tutte emananti energia, dalle pietre alle stelle.
Eubea. L’ultima danza delle gru è una storia per così dire metafisica e spirituale in cui mi sono riconosciuta; anche io non “fuggo” in un bosco ma mi “rifugio” per essere protetta e guidata da questi alberi che un tempo erano divini, leggo di miti e di storie ancestrali, ricerco sempre l’origine delle cose e guarda caso sono archeologa anche io e per me Zeus Tonante, Athena guerriera ma soprattutto la pericolosa Arthemis, che con il suo arco d’oro vive e caccia nei boschi, mi sembrano quasi persone di famiglia.
- Autore: Dimitris Roubis
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788832783940
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Eubea. L’ultima danza delle gru
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