Alba degli anni 90, alba di un giorno qualunque nella soffocante estate di Aspesia, nella pancia del serpente, nel ventre profondo della provincia laziale. Tra il vocio familiare della televisione e le note lontane dei Cure una è la domanda ineludibile, inevitabile, che assilla i sensi ancora confusi di Pietro: cos’è successo ieri notte?
Vuoto, tracce di pillole ingurgitate, sorrisi, sapore di birra calda evaporata.
Questa domanda prende per mano il lettore e lo accompagna tra le pagine del romanzo, in una discesa agli inferi che ha le voci dei cinque protagonisti, antieroi di una generazione x messa all’angolo dalla sfiducia nel futuro, dalla mancanza di identità, dalla vita apatica in una provincia invisibile, in un cocktail nero di droghe e noia che sembra l’unica ricetta per sopravvivere all’adolescenza. Sullo sfondo, l’Italia della precarietà, dell’instabilità lavorativa che avanza, del crollo delle religioni e dei dogmi, con le ombre di Tangentopoli che iniziano ad allungarsi fin dentro le case.
Un libro che parla con i toni egocentrici e insicuri tipici degli adolescenti, con suoni grunge e dialetti aspri di paese, e con un minimalismo esistenzialista che è il manifesto delle vite di questi, e di tanti ragazzi di ieri.
- Autore: Andrea Fantini
- Anno di pubblicazione: 2010
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Aspesia Blues
Andrea Fantini è al suo primo libro, ma già mostra un preciso talento: l’equilibrio. Con estremo piacere mi sono lasciata trascinare dalla sua scrittura su e giù tra l’aulico e il basso, realismo crudo e riflessioni alte, futile ed essenziale, violenza, amore, crepuscolarità e gioia malinconica. Il tutto senza noia e senza eccessi, racchiuso all’interno di una storia appassionante, che varia molto anche grazie all’alternanza calibrata tra i punti di vista dei cinque protagonisti. Anche la scrittura scorre fluida, mai caotica se non dove i più intimi pensieri dei giovani protagonisti si accavallano (volontà di rispecchiare il caos di menti postpuberali o eccesso di zelo autoriale?). A tal proposito, mi è piaciuto il sottile espediente narrativo che dà circolarità al romanzo e tiene insieme le fila della vicenda, che si apre con le inquietanti domande di Pietro e si chiude con il rifugio del ragazzo nell’oblio, "nell’atto di prepararsi a dimenticare". Un ultimo cenno anche al linguaggio, duro e diretto, che rispecchia la realtà di una provincia aspra senza camuffamenti o finte iposcrisie: coraggioso l’autore esordiente, coraggiosa la casa editrice Enzo Delfino, che tra l’altro scopro essere altrettanto "giovane". I miei migliori auguri a entrambi per futuri successi.