Elena Rui è stata scoperta recentemente, ma aveva già scritto dei racconti e un romanzo, prima di arrivare in finale al Premio Strega 2026 con il libro Vedove di Camus, edito dalL’orma editore. La sua scrittura asciutta e a tratti sensuale la rende una narratrice che sa usare le figure retoriche, e questi racconti sono belli quanto il libro sopra citato, e hanno un titolo a ossimoro: Affetti non desiderati (Arkadia editore, 2024).
A chi scrive sembra un mélange di altre opere di Ingeborg Bachmann, Agòta Kristof e reminiscenze parigine di grandi scrittori - Elena Rui, tra l’altro, vive in Francia da quindici anni.
Il primo racconto ha come titolo Un altro e racconta di un adulterio che non diventa mai amore, nato per caso, perché la donna ha perso forse le chiavi, appunto perché gli "affetti non sono desiderati", consumato in un bellissimo albergo a cinque stelle.
Più di Xavier è la storia tra due uomini in un weekend in Francia, Ludovico e Patrizio; quest’ultimo ha perso il compagno Xavier. Senza quella presenza Patrizio sembra che non riesca a vivere, e Ludovico sembra troppo semplice e cheap nel suo ruolo di attore giovane. Poi, chi scrive si chiede perché i gay nei romanzi contemporanei sono quasi tutti degli artisti: scrittori, pittori, galleristi, sceneggiatori e si frequentano tra loro. Un idraulico, ad esempio, al massimo può essere un bisex, ma non saprebbe fare conversazione.
Poi racconti su maestri e su persone che sono impegnati tra ragazzi, ragazze e adolescenti. La Rui li racconta come li vede, lei che vive in Francia, la scrittrice che come lavoro potrebbe insegnare italiano. In ogni caso, quando Elena Rui parla di scuola si vorrebbe andare avanti con la lettura, perché le riesce bene, sa molto di presidi, professori part-time, studenti, maturandi, ed è ottima come chi è bravo in latino durante tutto l’anno, l’importante è che alla maturità passi il compito a tutti.
In Gratitudine, una donna di nome Roberta, una ginecologa che vive a Parigi, si ritrova col fratello, futuro sposo, e la sua fidanzata Suelen. Se un lettore non ha visto Dallas anni fa non capisce, perché le litigate tra fratello e sorella sono proprio per la supposta superiorità di Roberta, che non riesce a capire cos’è un coach motivazionale, quello che farà Suelen, ed è uno spasso perché la sorella parigina si dovrà ricredere. La Rui frena il suo sarcasmo e la sua ironia — per quanto entrambi emergano chiaramente — forse perché qualcuno deve averla avvertita: se non sei Muriel Spark o una delle pochissime maestre dello humor inglese, è meglio evitare. Già esordire con una raccolta di racconti è un’impresa; farlo con la disinvoltura di chi ha già pubblicato venti libri richiede un talento davvero eccezionale. Lo stile della Rui è solido e promettente non solo per l’ironia che saprà gestire a piacimento, ma perché si intuisce che non teme il romanzo: i suoi racconti non sono un rifugio dettato dalla paura di affrontare architetture sintattiche e narrazioni più complesse. E poi, a parte Vedove di Camus, lei aveva già scritto un romanzo, La famiglia degli altri, per Garzanti nel 2021. C’era una scrittrice brava a scrivere in giro e pochi se ne erano accorti.
- Autore: Elena Rui
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Arkadia editore
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Affetti non desiderati
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