La storia di questo libro comincia ancora prima della prima pagina.
Arriva a casa dentro un pacco decisamente più grande del necessario, con una bottiglietta che contiene un messaggio personalizzato, scritto a mano. Un piccolo dettaglio che fa pensare immediatamente a una trovata pubblicitaria – e forse lo è. Del resto, anche il libro ha alle spalle un esordio piuttosto singolare. Il manoscritto è stato lasciato davanti alla sede Einaudi, dentro una cesta, con un biglietto che diceva semplicemente: Abbiatene cura, che è rimasto il titolo. La scena è stata poi raccontata anche attraverso un video dell’account Instagram dell’Autore del XXI secolo. Ma, al di là dell’operazione editoriale, c’è un libro che si fa leggere in una mezza giornata e che, una volta chiuso, continua a ronzare in testa.
Il protagonista è un trentenne che rientra a casa la sera dopo la palestra. Da quel momento, apparentemente non succede quasi nulla. Eppure succede tutto. Perché il vero movimento del romanzo non è quello della storia, ma quello del pensiero. Una cosa ne richiama un’altra, una parola apre un ricordo, un oggetto diventa un pretesto per una digressione, un messaggio interrompe un pensiero e ne genera un altro. Si passa dalla circoncisione alla cover verde cactus e al vetro protettivo dell’iPhone appena acquistati su Amazon, da una riunione di lavoro per la sfilata di Shoppissimo con la figlia del capo, a scambi di messaggi con le colleghe, da una partita alla PlayStation con un amico, alle mail, ai messaggi, agli account Instagram che scorrono sullo schermo. Ci sono il ritardo di una consegna di cibo cinese e la conversazione con il servizio clienti, la scoperta casuale su Facebook che un ex compagno di liceo è morto di tumore al cervello, i marchi, le piattaforme, gli oggetti, le pubblicità, le persone incontrate o ricordate.
E poi c’è Francesca, che lo ha lasciato da seicentotre giorni e che continua a riaffiorare nei modi più imprevedibili: è partita per l’Australia con un altro uomo, ma la sua presenza rimane disseminata ovunque. Anche in Apollinaire, il gatto che i due avevano scelto quando ancora immaginavano una vita insieme e che, dopo la separazione, è rimasto con lui per una specie di gioco che neanche voleva fare.
Non c’è quasi nulla che resti semplicemente quello che è. Una cover non è più soltanto una cover, la recensione di un acquisto su una piattaforma può portare a riflettere sulle vite che stanno dietro a tutto il processo di vendita, il tracciato di un aereo può diventare il modo più semplice e doloroso per constatare che qualcuno che abbiamo amato continua la propria vita lontano da noi. Il mondo del protagonista è quello in cui viviamo tutti: fatto di notifiche, acquisti, social, algoritmi, desideri, connessioni e informazioni che arrivano senza sosta e si infilano anche nei momenti in cui siamo apparentemente soli.
È proprio qui che Abbiatene cura smette di essere soltanto il ritratto di un giovane uomo e diventa il ritratto di un’epoca. Leggerlo è un po’ come guardarsi allo specchio, anche quando non si appartiene anagraficamente alla generazione del protagonista. Perché cambiano gli oggetti, le applicazioni, i marchi, le abitudini, ma non cambiano poi così tanto i sentimenti che sono alla base: il desiderio, la solitudine, la nostalgia, la gelosia, la paura di aver perso qualcosa, il bisogno di dare un significato a ciò che ci accade. Il libro mette a nudo il nostro presente senza abbellirlo: un presente iperconnesso eppure spesso solitario, affollato di merci e informazioni, ma attraversato dalla nostalgia per ciò che non è stato. Lo fa con una voce che sa essere profonda senza prendersi troppo sul serio, divertente e sarcastica, ma anche cruda e, a tratti, volutamente scomoda. Il protagonista non è sempre simpatico, e proprio per questo risulta credibile: nelle sue contraddizioni, nei suoi cinismi e nelle sue tenerezze c’è qualcosa di terribilmente contemporaneo.
Ed è proprio il titolo, alla fine, a lasciare la traccia più interessante. Abbiatene cura può essere rivolto al libro, certo, ma anche a ciò che il libro contiene e a chi lo attraversa. Al protagonista, con le sue contraddizioni; alle sue fragilità; a quella parte di noi che, magari a distanza di anni e di esperienze, finiamo per riconoscere in lui. È un invito che cambia significato dopo la lettura: non più soltanto la raccomandazione di custodire un oggetto, ma quasi l’affidamento di qualcosa che ci riguarda. Come se ci venisse chiesto di non avere troppa fretta di giudicare, di non scartare ciò che ci appare futile o persino scomodo, e di prestare attenzione a quello che, dentro di noi, continua a chiedere di essere guardato.
Alla fine, dunque, sì: ne avremo cura. Non necessariamente perché un espediente è riuscito a far arrivare il libro nelle mani giuste, ma perché, una volta arrivato, il libro riesce a fare qualcosa di più difficile: trasformare il rumore quotidiano dei nostri schermi, dei nostri pensieri e delle nostre piccole ossessioni in materia narrativa. E, sotto quel rumore, ricordarci che le domande fondamentali sono rimaste le stesse.
- Autore: Autore del XXI secolo
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Abbiatene cura
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