La trasformazione o metamorfosi è uno dei motivi più antichi e affascinanti dell’immaginario umano che l’antologia Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi, curata da Oblivium Edizioni, propone, presentando venticinque racconti scritti tra il Medioevo e il Novecento. Il volume non si limita a riproporre testi celebri, ma recupera opere poco conosciute, molte delle quali tradotte per la prima volta in italiano, offrendo così ai lettori un prezioso viaggio tra folklore, letteratura gotica, fantastica e narrativa weird.
Fin dall’introduzione emerge in modo chiaro il progetto culturale dell’opera. La metamorfosi viene presentata non come semplice espediente narrativo, ma come simbolo universale della trasformazione dell’identità, delle paure collettive e del rapporto tra uomo e natura fin da tempi lontani.
Non è un caso che le radici della licantropia, la metamorfosi per eccellenza, affondino in epoche remotissime. Un timore già presente nell’Epopea di Gilgamesh (intorno al 2100 a.C.), dove la dea Ishtar punisce un pastore trasformandolo in lupo, e a seguire nella Grecia antica con il mito di Licaone, re di Arcadia, punito da Zeus per avergli servito carne umana, che diventa l’origine etimologica della parola stessa (“lykos” lupo e “anthropos” uomo). Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, riferisce invece la credenza secondo cui certi abitanti arcadici, sorteggiati, si trasformassero in lupi per nove anni, potendo tornare umani solo evitando di mangiare carne umana, mentre il primo racconto narrativo esteso di licantropia nella letteratura occidentale compare nel Satyricon di Petronio (I secolo d.C.).
Nel Medioevo la figura del lupo mannaro si cristianizza e si arricchisce di sfumature psicologiche e sociali (come la vendetta per un tradimento d’amore subito) mentre tra il Cinquecento e Seicento le persecuzioni per licantropia raggiungono il culmine, intrecciandosi con i processi alle streghe. Casi celebri (come quelli di Pierre Bourgot, Michel Verdun e Philibert Montot nel 1521, Jean Grenier e poi il caso della famiglia Gandillon, agli inizi del Seicento) riempiono i verbali giudiziari. L’Illuminismo relega queste credenze tra le superstizioni; non a caso gli ultimi grandi processi si consumano agli inizi del Settecento e proprio quando i tribunali smettono di bruciare i “lupi mannari”, gli scrittori iniziano a raccontarli con frequenza crescente, trasformando il motivo in materia letteraria.
Ai giorni nostri, negli ultimi decenni, il lupo mannaro ha ricominciato a occupare uno spazio significativo, non solo come semplice reliquia folkloristica o come un mostro da B-movie, rappresentando, piuttosto, una figura potente atta a esplorare le inquietudini moderne legate al corpo, alla fluidità dell’identità e alla violenza primordiale che si nasconde appena sotto la superficie dell’ordinario.
Da questa rappresentazione nasce l’idea di Michela Pollutri di realizzare Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi, un’antologia piuttosto variegata, pur senza avere alcuna pretesa di esaustività. Per guidare il lettore attraverso questo vasto panorama, l’antologia è organizzata in quattro sezioni che ampliano progressivamente il concetto stesso di trasformazione: dalle licantropie classiche si passa a mutazioni animali più insolite, quindi alle fiabe simboliche, fino alle trasformazioni spirituali ed esistenziali che chiudono il volume.
La prima sezione, “Licantropie vere o presunte”, è forse quella che più facilmente cattura l’attenzione degli appassionati di narrativa fantastica. La sezione esplora varianti europee ed extraeuropee, ambientate sia nel Vecchio Continente sia in contesti coloniali, mostrando la vitalità del mito del lupo mannaro in culture e contesti storici anche molto diversi tra loro. Qui il lupo mannaro non è soltanto una creatura mostruosa, ma una figura profondamente radicata nelle tradizioni popolari europee. Tra i racconti più significativi spicca Il lupo mannaro di Orest Somov, una brillante fiaba popolare russa che mescola ironia, superstizione e folklore. Il protagonista Artëm, ingenuo figlio adottivo di uno stregone, si ritrova involontariamente trasformato in lupo dopo aver imitato un antico rituale magico. Ne nasce una vicenda che alterna comicità e tensione, dimostrando come il folklore slavo sapesse raccontare il soprannaturale con sorprendente leggerezza senza rinunciare all’atmosfera inquietante.
È proprio questo diverso modo di affrontare il tema a rappresentare uno dei maggiori punti di forza dell’antologia. Il fantastico non viene mai ridotto al solo orrore; ogni autore interpreta la metamorfosi secondo la sensibilità della propria epoca e della propria cultura. Accanto alle inquietudini romantiche trovano spazio il simbolismo, la fiaba morale, il racconto coloniale, la narrativa decadente e persino il pulp del primo Novecento. Il risultato è un mosaico sorprendentemente vario, nel quale ogni testo dialoga con gli altri pur mantenendo una propria forte autonomia stilistica.
Molto interessante è anche la seconda sezione, dedicata alle metamorfosi diverse dalla tradizionale licantropia. In “Altre metamorfosi” il lettore incontra uomini tigre, donne pantera, fanciulle-gatto, creature serpentiformi e persino inquietanti trasformazioni vegetali. La scelta di includere autori come Hugh Clifford, Ambrose Bierce, Marcel Prévost, William Hope Hodgson, Saki e H. P. Lovecraft dimostra la volontà della curatrice di offrire una panoramica ampia, capace di attraversare culture e generi differenti senza perdere coerenza tematica.
Le due sezioni successive allargano ulteriormente lo sguardo. “Fiabe e dintorni” mostra come la trasformazione possa diventare allegoria morale, simbolo dell’amore, della fedeltà o della perdita dell’innocenza. “Ultime trasformazioni” chiude infine l’antologia con due potenti capolavori russi di Aleksej Konstantinovič Tolstoj (La famiglia del Vourdalak, magistrale variante slava del vampirismo familiare) e Leonid Andreev (Lazzaro, dove la resurrezione biblica diventa la più radicale e irreversibile delle metamorfosi: chi ha visto la morte non può più tornare pienamente tra i vivi). Due racconti che conducono il lettore verso metamorfosi ancora più profonde, nelle quali il cambiamento riguarda non tanto il corpo quanto la condizione stessa dell’essere umano.
Le traduzioni dei racconti risultano accurate e rispettose dello stile originale, mantenendo il sapore dei testi ottocenteschi e primo-novecenteschi senza sacrificarne la leggibilità, e uno degli aspetti più apprezzabili dell’antologia è la capacità di dimostrare quanto il tema della metamorfosi sia ancora attuale. Dietro ogni trasformazione si nascondono domande che riguardano il presente: cosa significa perdere la propria identità?Quanto è sottile il confine tra civiltà e istinto? Quanto del mostro appartiene davvero all’essere umano? Sono interrogativi che attraversano secoli di letteratura e che continuano a esercitare un fascino straordinario.
Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi è una raccolta destinata soprattutto a chi ama i classici del fantastico, perché alcuni racconti risentono inevitabilmente del linguaggio e dei ritmi narrativi della loro epoca, con descrizioni estese e dialoghi lontani dalla sensibilità contemporanea. Tuttavia, proprio questa varietà rappresenta il principale valore dell’opera: il lettore assiste all’evoluzione del fantastico europeo, osservando come il motivo della trasformazione cambi significato da un secolo all’altro.
- Autore: Michela Pollutri (a cura di)
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi
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