Le pagine di Pure. Pensieri sessuali intrusivi di Rose Cartwright (Odoya, 2021, trad. di Morena Nerri) sono un’immersione profonda e senza filtri nel disturbo ossessivo puro, vissuto come una prigione mentale senza vie di fuga. L’autrice racconta la persecuzione dei pensieri più inammissibili con una scrittura a tratti brutale, senza cercare consolazione.
Non è una malattia. È una persecuzione. Una colpa che non ti lascia mai. Non si cura, non si risolve, non si capisce. Si sopporta. Si sopravvive. Pure è questo: il diario mentale di una sopravvivenza che non vuole essere eroica, né nobile, né utile a qualcuno. È un’autopsia eseguita su un corpo ancora vivo. Rose Cartwright racconta il disturbo ossessivo puro con una precisione che fa venire la nausea. E non si nasconde, non cerca perdono, non cerca l’empatia. Ti butta addosso il pensiero sporco, quello inammissibile, quello che non si dice mai.
Il pensiero blasfemo, il pensiero pedofilo, il pensiero incestuoso, il pensiero sessuale che ti tormenta senza darti piacere. Il cervello che ti perseguita, la mente che ti devasta, le immagini che ti sfondano le pareti del cranio anche quando vuoi solo dormire. Non c’è via d’uscita. Non c’è tregua. Cartwright scrive con la furia di chi è stata fraintesa troppo a lungo. Scrive per vendetta. Scrive per sopravvivere. Scrive perché se non lo facesse, si ucciderebbe.
Non è un libro sulla malattia mentale. È un libro dentro la malattia mentale. Ci vivi, ci soffochi, ci resti bloccata come in un sogno sporco che si ripete, che si amplifica, che si moltiplica. Non è terapia. Non è redenzione. È verità. È merda, urla, schifo, bisogno di urlare nel cuscino ogni due righe. La protagonista è una ragazza che non può fidarsi di se stessa, del suo pensiero, del suo corpo, della sua mente. È un libro su cosa vuol dire odiare se stessi e, allo stesso tempo, voler sopravvivere con ferocia. Un desiderio vitale animalesco, muto, feroce.
La prosa è a scatti, è sangue rappreso, è confusione lucida. Non c’è abbellimento, non c’è ironia. È una voce che annaspa, che non ti chiede niente, solo di ascoltare, anche se ti dà fastidio. È un libro che non ti permette di ignorare. Che ti fa vedere le crepe, le ossessioni, le masturbazioni mentali, le bugie dette per sembrare normale, le medicine inghiottite come unica preghiera. Ogni parola è una lacerazione, e Cartwright non chiude nessuna ferita.
Lo leggi e senti di aver invaso qualcosa. Come se stessi ascoltando una confessione non autorizzata, eppure non puoi smettere. Perché Pure è l’unico modo per capire quanto la mente possa diventare un campo di concentramento privato. È un libro che dovrebbero leggere quelli che dicono “ma sei solo stressata”. Quelli che pensano che la mente si comandi. Che basta respirare. Che basta parlare. Che basta distrarsi. Pure è lo sputo in faccia a tutti questi.
È una storia vera, e si sente. Si sente nella carne che pulsa. Nei silenzi che bruciano. Nell’odio che non diventa mai rassegnazione. È disperazione che continua a camminare anche con le gambe rotte. È il pensiero che non riesci a disattivare. È il male che ti sta dentro e ti chiama per nome, anche quando sorridi. Anche quando fingi.
Cartwright non scrive per essere capita. Scrive per liberarsi. Ma non ci riesce. Ed è proprio questo il motivo per cui il libro funziona. Perché non c’è risoluzione. Non c’è salvezza. C’è solo la vita. Che continua. Malata. Inaccettabile. Sporca. Umana.
- Autore: Rose Cartwright
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Odoya Editore
- Anno di pubblicazione: 2021
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Un libro perfetto per...
Per chi vuole capire cosa significa vivere con una mente che tradisce se stessa, per chi non ha paura di affrontare l’orrore dei pensieri proibiti e ossessivi, per chi cerca una testimonianza cruda senza giustificazioni, per chi combatte o conosce la sofferenza invisibile della malattia mentale.
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Pure. Pensieri sessuali intrusivi
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