Novembre 1936. Le porte di Madrid sono sotto assedio, circondate dalle truppe nazionaliste, mentre la Guerra Civile Spagnola infuria in tutta la sua drammatica intensità. In questo teatro di scontro, che prefigura gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, si consuma una delle tragedie più enigmatiche della storia contemporanea: la morte di Buenaventura Durruti, figura carismatica, leader indiscusso e membro più popolare della Federación Anarquista Ibérica (FAI). La sua caduta sul fronte madrileno non rappresenta soltanto la perdita di un eroe per la fazione repubblicana, ma si trasforma immediatamente in un mistero irrisolto che ancora oggi solleva interrogativi inquietanti.
Proprio da questo evento cruciale prende le mosse il romanzo Morte dell’anarchico Durruti, l’ultima avvincente opera di Paolo Bertetto, pubblicata nel 2024 per i tipi di DeriveApprodi nella collana dedicata alla narrativa. Un libro che riesce nella difficile impresa di fondere con maestria il fascino incalzante di una spy story con il rigore scientifico della saggistica e della ricerca storico-politica.
La premessa narrativa del romanzo affonda le radici nelle reali incongruenze storiche riguardanti la fine del leader anarchico. Come è morto davvero Durruti? Le circostanze appaiono fin da subito nebulose e contraddittorie. È stato vittima del fuoco nemico, abbattuto da una fucilata a distanza esplosa dai temibili "mori", le truppe marocchine arruolate nell’esercito del generale Francisco Franco? Oppure è caduto sotto i colpi di un franco tiratore appartenente alla cosiddetta "Quinta Colonna" fascista, attiva clandestinamente all’interno delle mura della capitale spagnola? O, ipotesi ancora più torbida, il colpo è partito da vicino, esploso a bruciapelo in un vero e proprio regolamento di conti interno alle frammentate fazioni del fronte antifascista?
Per districarsi in questo labirinto di sospetti, tradimenti e mezze verità, l’autore ci affida agli occhi, all’intuito e al coraggio di una protagonista femminile di grande spessore: Pilar Valdès. Sindacalista di estrazione social-comunista e giornalista di grande fiuto, Pilar viene incaricata ufficialmente di condurre un’indagine approfondita sul decesso di Durruti. La sua ricerca della verità, però, si rivela fin dalle prime battute una vera e propria discesa agli inferi. Più Pilar scava tra le versioni ufficiali fornite dalle autorità e i silenzi omertosi dei compagni di lotta, più emergono segreti inconfessabili. La sua indagine la porta a rischiare ripetutamente la vita, esponendola al fuoco incrociato non solo delle armi, ma soprattutto delle ideologie.
Il grande pregio dell’opera di Bertetto risiede nella sua capacità di restituire al lettore un affresco spietatamente lucido della Spagna del ’36. Morte dell’anarchico Durruti non si limita a usare la guerra civile come un mero pretesto di sfondo, ma la eleva a protagonista assoluta della narrazione. Tra le pagine del romanzo, il lettore si muove in un terreno minato, in costante equilibrio tra l’eroico e disperato impegno delle milizie antifasciste e gli orrori quotidiani della guerra.
La narrazione si allarga fino a coinvolgere le grandi manovre dei servizi segreti internazionali, mettendo a confronto l’intelligence franchista e quella sovietica. Bertetto esplora senza sconti le ombre della politica internazionale di quegli anni, gettando luce sull’oscuro passato di Stalin e sulla sistematica liquidazione di un’intera generazione di rivoluzionari spagnoli e internazionali, colpevoli agli occhi del regime sovietico di non essere allineati all’ortodossia dettata da Mosca.
A impreziosire ulteriormente la trama e l’atmosfera del libro sono le incursioni di figure storiche di primissimo piano. Il romanzo incrocia infatti le traiettorie di intellettuali e scrittori iconici come Ernest Hemingway e John Dos Passos, accorsi in Spagna per testimoniare e partecipare alla lotta, che con la loro presenza restituiscono il respiro internazionale e la complessità morale di un’epoca definita, a ragione, al contempo "tragica e grandiosa".
Non sorprende che un’opera di tale spessore, capace di coniugare tensione narrativa e fedeltà storica, sia firmata da Paolo Bertetto. L’autore vanta infatti un curriculum accademico e culturale di assoluto rilievo: già professore ordinario di cinema all’Università La Sapienza di Roma, ha insegnato in prestigiose università europee tra cui Paris 8, Paris 3, Madrid e Lipsia. È stato, inoltre, direttore del Museo Nazionale del Cinema. La sua profonda conoscenza della narrazione visiva e strutturale si traduce in una scrittura estremamente cinematografica, capace di evocare immagini nitide e atmosfere cariche di suspense. Autore di innumerevoli saggi e curatele, Bertetto ha già dimostrato la sua versatilità nel campo della narrativa, spaziando con successo dal noir (con Cuore scuro, pubblicato da Piemme nel 2008) al romanzo storico (come Autunno a Berlino per Piemme nel 2011 e Odio senza fine per Mimesis nel 2019). In Morte dell’anarchico Durruti, tutta l’esperienza accumulata converge in una prosa matura, ritmata e inesorabile.
In definitiva, Morte dell’anarchico Durruti si rivela una lettura da affrontare tutta d’un fiato, ma capace di depositare nella mente del lettore riflessioni destinate a durare molto a lungo. Un’opera imperdibile per gli appassionati di storia del Novecento, per gli amanti del romanzo d’inchiesta e per chiunque sia affascinato dalle dinamiche oscure del potere politico. La ricerca di Pilar Valdès è un monito attualissimo su quanto la verità possa diventare fragile e pericolosa quando si intreccia ai grandi giochi della storia.
- Autore: Paolo Bertetto
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: DeriveApprodi editore
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Morte dell’anarchico Durruti
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