Elena Pagani schizza con talento da quando aveva 5 anni e lavora in Polizia da 35. È disegnatrice accademica forense e coniuga l’arte con la scienza criminologica, esercizio unico al mondo al servizio della sicurezza. Se ne potrà sapere di più nel saggio che la dirigente sindacale del SAP ha pubblicato per Oligo, marchio delle edizioni mantovane Il Rio, Criminosa Pigmenta. Bottega d’arte forense (marzo 2026, collana “I saggi”, 360 pagine).
Vanta un ulteriore primato internazionale: detiene il record mondiale di verosimiglianza, con la ricostruzione grafica a mano libera che ha portato alla soluzione del caso “Nero ombra”, a Rimini. Raffrontata alla fotografia del ricercato, attraverso la comparazione biometrica lineare ha registrato uno straordinario 98,7% di corrispondenza tra i tratti del volto schizzati e quelli somatici dello stupratore.
Pagani realizza super identikit di probabili colpevoli di reati. Il suo profilo professionale è tratteggiato nella prefazione dal segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia, Stefano Paoloni: un talento artistico arricchito e alimentato da studio incessante, dagli approfondimenti, dalle specializzazioni. Non bastano attitudini e passione, per conseguire grandi risultati servono soprattutto studio, dedizione e impegno costante. Solo quelli permettono di salire al livello di eccellenza nel settore accademico forense.
Il dirigente sindacale mette al corrente i non addetti ai lavori anche dei particolari dell’attività di Elena. Nulla è lasciato al caso: i dettagli vengono curati con attenzione, l’inimitabile capacità tecnica è valorizzata da un’eccezionale sensibilità e un indiscutibile fiuto investigativo, che “le consentono di realizzare capolavori necessari tanto alle indagini di polizia che al settore forense”.
L’autrice descrive una serie di casi ed esperienze sul campo, liberamente reinterpretate. Permette così ai lettori di "partecipare" alla sua attività, di comprendere le difficoltà esecutive e le intuizioni risolutive, di conoscere metodi e tecniche essenziali ai fini della maggiore attendibilità investigativa. Al disegnatore forense è richiesto molto più che concentrarsi. Deve immergersi “in una bolla d’aria priva di tempo”. Isolarsi, dedicarsi esclusivamente all’esecuzione dell’opera, con “silenziosa disciplina e assoluto rigore”. Tutto dev’essere necessariamente ed esclusivamente oggettivo, ogni convinzione, stato d’animo, pregiudizio vanno rigorosamente banditi. Elena sostiene che non c’è posto per “le emozioni, mai”.
Si tenga conto che anche chi che per noi, banalmente, è un disegnatore di identikit, avverte sensazioni forti davanti a un evento delittuoso. Lo inducono a provare sentimenti di vicinanza, comprensione e pietà per la parte lesa e di disgusto, disprezzo, rabbia nei confronti dell’autore del reato. Comunque, non devono avere spazio, occorre fare tabula rasa. Distaccandosi in una bolla, Elena ricorre alle doti personali acquisite attraverso l’arte. E questa, testimone di eventi della storia del mondo, è capace di favorire sviluppi d’indagine che andranno sempre rafforzati dalla correttezza analitica e da una rigorosa esattezza esecutiva, non solo nelle aule di tribunali o negli uffici di Polizia Giudiziaria.
Nella sua professione, Elena Pagani ha di fatto operato in una personale virtuale Bottega d’arte forense (“che ha un nome: Criminosa Pigmenta, si trova in Italia ed è unica al mondo”), realizzando una quantità reale di gioielli artistici di pregiato valore investigativo, destinati però a restare lontani dal pubblico e da esposizioni, gallerie d’arte, musei, collezioni. Invisibili e anche invendibili, perché proprietà dello Stato e del popolo italiano. A indagini concluse, vengono riposte in fascicoli sigillati negli archivi giudiziari, in cui riposeranno inaccessibili e non commerciabili.
Il suo quindi è un manuale del disegnatore accademico forense, un saggio sull’attività investigativa e un’antologia di indagini e casi di cronaca. Il ”Nero ombra” citato è un episodio violento avvenuto il 30 agosto 2017 a Rimini. Quattro giovani extracomunitari rapinarono e ferirono tre vittime, violentandone in gruppo brutalmente due: una studentessa polacca sulla spiaggia, in compagnia del fidanzato connazionale, e successivamente una transessuale, Polette, dedita alla prostituzione dalle parti della statale Adriatica. Tre aggressioni in poche ore, tre rapine consumate, due donne ferite e stuprate in gruppo, due scene del crimine. Compito di Elena, ricostruire le sembianze di chi capitanava i giovani, il più feroce di tutti. Polette Vargas ricordava qualcosa del volto: un ragazzo di colore. La ricostruzione facciale condusse all’arresto di Isilwane Bughesu, sbarcato a Lampedusa due anni prima, unico maggiorenne. La verosimiglianza al reale tra la ricostruzione grafica del volto e la foto all’arresto, trentasei ore dopo, erano pari al 98,7%: un risultato senza precedenti nella storia dell’investigazione mondiale. È stato condannato a sedici anni di reclusione. Nove anni e otto mesi di pena per gli tre giovanissimi correi, da scontare con le modalità per i minorenni.
Il curriculum di Elena Pagani: a sedici anni era già Maestro d’Arte, laurea magistrale a ventidue nell’Accademia di Belle Arti di Brera. Disegnatore Accademico Forense della Polizia di Stato, è tra i novanta Operatori DVI, Disaster Victims Identification, team d’élite della Polizia Scientifica. È Operatore in Analisi di sopralluogo tecnico giudiziario della scena del crimine. Svolge attività sindacale contribuendo alla formazione e aggiornamento professionale degli agenti di Pubblica Sicurezza e Polizia Giudiziaria. Per Oligo, ha pubblicato nel 2020, da assistente capo coordinatore presso la Sezione Anticrimine della Questura di Mantova, il saggio Ladri di facce. Il Disegnatore anatomico tra testimoni, vittime, memorie e falsi ricordi, a quattro mani con il prof. Alessandro Meluzzi.
- Autore: Elena Pagani
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Criminosa Pigmenta. Bottega d’arte forense
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