Pulviscolo di Mattia Grigolo, pubblicato da Moscabianca Edizioni (2025) nella collana “Cuspidi”, funziona come una parabola nera, sporca di carne e metafisica, in cui la morte non è un esito ma un dispositivo. Non arriva alla fine, c’è da subito, come un principio attivo, un reagente. Il padre che muore soffocato "da niente" apre la storia come un teorema assurdo ma impeccabile: la morte non ha più bisogno di cause spettacolari. Basta.
La struttura Prima/Dopo non serve a ordinare il tempo ma a sabotarlo. Ciò che viene dopo non è mai consolatorio, è piuttosto un residuo, qualcosa che resta addosso e incrosta. Qui la parabola non insegna, non redime, non promette. Mostra un meccanismo e costringe chi legge a osservarlo mentre si attiva.
Lei è una figura parabolica in senso quasi biblico: non un eroe, non una vittima esemplare, ma un vuoto ben determinato. Non è un personaggio psicologico, è una funzione: è Dio, lo dice senza ironia, e come ogni Dio interessante non è morale, ma coerente. La sua magia è una teologia minima: il dolore come chiave, l’annientamento come passaggio, la dipendenza come forma di fede. Non salva, non punisce: somministra esperienza. A pagamento. Il miracolo diventa economia, il sacro un servizio. Se c’è una bestemmia in questo libro è lucida e perfettamente operativa.
Gli animali, il porcellino d’India, il cane, la scimmia, la tartaruga costituiscono il controcanto del racconto. Non come allegorie decorative, ma corpi-limite. Sono ciò che subisce prima, ciò che insegna senza linguaggio, ciò che muore senza simbolo. L’educazione alla morte passa da quei corpi semplici con i quali il bambino, l’erede, può esercitare il suo potere. La parabola infatti non finisce, si riproduce. Anche il lavoro visivo partecipa alla tenuta del libro. Le tavole di Marie Cécile attraversano la narrazione con colori tenui e accesi, e condividono la stessa materia instabile del testo, lo stesso rapporto perturbato con il corpo e con la dissoluzione. La copertina, progettata da Denis Pitter, è la soglia e prepara a entrare in una storia in cui nulla si ricompone davvero.
Il finale è una rivelazione senza colpi di scena. Tutto torna perché tutto era già disposto. Come nelle parabole autentiche, quando arrivi in fondo non hai imparato una lezione: hai perso un’illusione. Quella che il dolore abbia un senso o che la morte sia un evento eccezionale.
Pulviscolo è una parabola contemporanea sulla dipendenza dal dolore, sulla mercificazione dell’esperienza estrema, sull’impossibilità di restare intatti. Lascia addosso quella sensazione sottile, fastidiosa, quasi elegante di non aver letto una storia sulla morte, ma di essere per un istante inclusa nel suo ciclo.
- Autore: Mattia Grigolo
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata sololibri.live
Un libro perfetto per...
a chi si interessa di riflessioni sul dolore e sulla dipendenza emotiva, perché qui questi temi non sono additati ma messi in circolo, come correnti invisibili. Non è esattamente un libro “di conforto”, ma è uno che rimane come polvere sulla pelle di chi legge ed è disposto a raccoglierla.
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Pulviscolo
Lascia il tuo commento