Glendale, primavera del 1931. Quando la incontriamo per la prima volta, tra i fornelli della sua cucina, intenta ad apportare gli ultimi ritocchi alla decorazione di una torta, Mildred Pierce (protagonista dell’omonimo romanzo di James M. Cain Mildred Pierce, edito da Adelphi nel 2011 con la traduzione di M. Napolitano) è una casalinga come tante. Il marito Bert, in giardino, si sta occupando di potare le ramaglie del vecchio inverno e la loro vita di coppia, al pari del villino in cui abitano con Ray e Veda, le loro due figlie, assomiglia a quella di migliaia di altre famiglie della California del Sud.
Mildred smette ben presto, però, i panni della donna di casa: spinta dall’infedeltà del marito e ancor più dalla sua mancanza di iniziativa, dall’incapacità di quest’ultimo di cercarsi un nuovo impiego dopo la crisi del 1929 – che ha provocato la rovina della sua attività e il successivo tracollo delle finanze familiari –, decide di divorziare, non immaginando certo che proprio da quella cucina comincerà il suo riscatto economico. Con la determinazione di una madre che vuole garantire una vita dignitosa alle proprie figlie, e spronata soprattutto da un sentimento totalizzante, al limite della morbosità, per la maggiore – Veda –, una creatura altera, egoista e venale, tenta quindi di farsi strada nel mondo del lavoro, ottenendo in un primo momento un rifiuto dopo l’altro.
Ma Mildred non è una che si arrende facilmente. Le sue ottime qualità di cuoca e la sua intraprendenza le danno ragione: dopo essere stata assunta da un ristorante come semplice cameriera, venendo per questo disprezzata da Veda, riesce presto a mettersi in proprio e avviare una sua impresa, dalla quale le vengono ricchezza e prestigio. Fiorisce, Mildred, e lanciata verso un’inarrestabile ascesa sociale, la sua parabola personale sembra il compiersi perfetto del sogno americano, il mito fattosi realtà dell’autoaffermazione di chi, lottando con tutte le proprie forze per emergere, raggiunge alfine gli obiettivi sperati.
Sembra, appunto. Perché Mildred Pierce di James M. Cain è soprattutto la rivelazione amara del fallimento di quel sogno e delle sue illusorie promesse. Pubblicato nel 1941 ma tradotto in italiano solo nel secondo dopoguerra e incluso dal 2011 nel catalogo Adelphi, questo romanzo svela il lato più torbido della corsa al successo, ne mette a nudo il meccanismo spietato mentre sullo sfondo scorrono gli Stati Uniti degli anni della Depressione. Giunta al suo apogeo, la protagonista, indagata dall’autore fin negli angoli più riposti della sua psicologia di madre, rischia infatti di rimanere vittima delle stesse qualità che le hanno consentito di affermarsi, prigioniera di ciò che avrebbe dovuto liberarla. Mentre il suo potere economico cresce inesorabile, Mildred poco a poco perde il controllo della sua vita privata. I legami che ha intessuto si scoprono privi di autenticità e il rapporto con Veda, ritratto perfetto di un mondo interessato solo alle apparenze, in cui l’unica misura delle relazioni umane è il denaro, si tinge di connotati sempre più foschi e ambigui.
Cain, maestro del noir, rinuncia qui a ogni forma di violenza esplicita: la crudeltà resta sottotraccia, fattore imprescindibile di una dinamica sociale in cui la riuscita del singolo avviene sempre attraverso la sopraffazione di qualcun altro, dove perfino il sentimento materno diventa una pericolosa debolezza da sopprimere. Occorre guardarsi le spalle, anche dai propri affetti, e questo Mildred lo imparerà a caro prezzo.
- Autore: James M. Cain
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata sololibri.live
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Mildred Pierce
Lascia il tuo commento