Il filone narrativo degli animali in rivolta propone una fauna assassina in reazione al superomismo abusante del genere umano. Sul grande schermo degli anni Settanta-Ottanta – e nei romanzi ai quali spesso si rifaceva – gli animali sono ultra-violenti e cattivi seriali: invadono le spiagge prendendosela con bagnanti e pescatori, seminano scompiglio nelle città distruggendo ponti e grattaceli, assalgono innocue famigliole in gita campestre. I cani si trasformano in feroci assassini, e anche i micetti conoscono il fatto loro, tramutati in fiere ungulate come lupi mannari. Per tacere di serpenti, api, topi, alligatori ipertrofici, rane (persino) e uccelli. Gli uccelli, per appunto. Al netto dei precursori letterari sul tema – L’alimento divino (H.G. Wells, 1901), Il Terrore (Arthur Machen, 1917), I nostri amici pennuti (Philip MacDonald, 1931) –, ad alimentare l’ornitofobia degli spettatori ci pensa bene Alfred Hitchcock con il film omonimo degli anni Sessanta (The Birds, 1963), thillerone avifaunistico ispirato a un lungo racconto di Daphne du Maurier (The Birds, 1952). La storia ufficiale del cinquantesimo lungometraggio del regista è stata percorsa in lungo e in largo dalla critica, fino a renderla arcinota. O no? Vuoi vedere che bisognava invece attendere il corrente anno di grazia 2026 per rintracciarne ulteriori retroscena ispirativi?
Tradotto da Federico Cenci e Lucrezia Pei, esce infatti per le Cliquot edizioni Gli uccelli di Frank Baker, come si legge, titolo e spunto simili al The Birds della du Maurier, soltanto pubblicato anni prima. Nel 1936. Per risalire ai dettagli del “caso”, rimando all’approfondita prefazione di Riccardo Nuziale: pagine 5-14 di questa che a tutti gli effetti si segnala come la prima, meritevole, traduzione italiana del romanzo. Per quanto mi riguarda, mi limito a segnalare una potenziale querelle fra i due scrittori (Baker e du Maurier) sfumata ben presto in un cortese scambio epistolare, col riconoscimento qualitativo dell’opera di Baker. Aggettivata dalla (già) famosa scrittrice come “di gran lunga più profonda della mia”.
Tra l’uno e l’altro romanzo in effetti la differenza si innerva nella dialettica teoretica che intercorre tra mediale e trans-mediale: benché efferati nelle loro incursione aeree, i pennuti del romanzo di Baker sono infatti dotati di un’aura ultraterrena lungi dal rintracciarsi nel libro della du Maurier. Ed è il primo aspetto – e il primo merito – del romanzo: con Gli uccelli, Frank Baker si colloca al di là del mero intrattenimento, connotando di possibili significati aggiunti un tessuto narrativo altrimenti rispettoso delle proto-caratteristiche del genere - prime avvisaglie del pericolo, condizione di normalità alterata da accadimenti imprevisti, allarmismo sociale diffuso, e in antitesi sottovalutazione del pericolo, suspense crescente in modo esponenziale, umorismo misurato funzionale a un’attenuamento tensivo, anti-eroe predestinato all’eroismo -; significati aggiunti, dicevo, proprio a partire dagli uccelli malevoli, diavoli dell’inferno convocati a straziare peccatori potenziali o in pectore, o emblemi più terreni delle incombenti camice brune naziste? E chissà che il romanzo di Frank Baker non tragga altri spunti dagli Uccelli di Aristofane, commedia proto-distopica dell’antica Grecia nella quale due cittadini ateniesi, sfiancati dal surplus di corruzione e burocrazia, convincono i pennuti a fondare una nuova città collocata, non a caso, tra tra cielo e terra.
Pure se di ritmo serrato – si divori d’un fiato il terzo capitolo (La rovina, pp. 153-280) – Gli uccelli è dunque un romanzo che non si esime dalle meta-significazioni. Come scrive Riccardo Nuziale nella sua prefazione al volume:
I tempi, insomma, erano già maturi perché gli uccelli fossero riconosciuti come metafora per descrivere paure e paranoie dell’uomo novecentesco. Nel film [di Hitchcock, ndr], di interpretazioni simboliche, se ne possono individuare quante se ne vuole. C’è senz’altro un’interpretazione in chiave naturalistica […] che vede negli uccelli degli agenti vendicativi per tutto ciò che l’uomo ha commesso nei confronti di Madre Natura. Ci può essere un’interpretazione in chiave politica, secondo cui gli uccelli sono i missili e le bombe che incombono durante la Guerra fredda; o un’interpretazione in chiave religiosa, che vede gli uccelli come angeli mandati da un Dio punitivo per riportare gli uomini sulla retta via; ed è stata anche tentata una più curiosa chiave di lettura sociale, in cui gli uccelli rappresentano le minoranze e in particolare il mondo omosessuale.
Ultima ipotesi affatto peregrina, se è vero che in inglese bird significa anche “persona bizzarra, fuori dall’ordinario”; e tenendo anche conto che le piume possono simboleggiare la tendenza al travestitismo tipica del vecchio microcosmo gay.
Sotto la patina suggestionante della narrativa di genere, il romanzo più ingiustamente sottovalutato di Frank Baker è in grado altresì di agevolare spunti non indifferenti di riflessioni morali e sociali. Ottima lettura. Consigliata senza riserve.
- Autore: Frank Baker
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Cliquot
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788899729844
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata sololibri.live
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Gli uccelli
Lascia il tuo commento