Topolino e Braccio di ferro si odiavano. Non loro per la verità, perchè chi non si poteva soffrire erano i loro papà-creatori, Walt Disney di Mickey Mouse e Max Fleischer di Popeye, rivali di pari successo fino al boom mondiale di “Biancaneve e i sette nani”. Fino ad allora, nel 1937, un cartoon non superava i pochi minuti del cortometraggio d’animazione. Impensabile per gli standard produttivi dell’epoca raggiungere l’ora circa dei film. Uno dei due concorrenti scavalcò l’asticella, rischiò il tracollo e spendendo la cifra folle di 1,5 milioni di dollari cambiò il futuro dell’industria cinematografica e dell’avversario. Se lo dice Gabriele Niola, c’è da credergli sulla parola, anzi sullo scritto. È una delle curiosità e dei segreti rivelati dal critico cinematografico romano nel saggio per Utet Libri Fare film è un inferno. Follie, eccessi e disastri che hanno fatto grande il cinema americano (giugno 2026, 336 pagine).
Biancaneve: un semplice film, quella favola a tavole animate a colori? No, un azzardo: Walt, la famiglia e con loro la RKO Pictures si giocavano tutto, anche di più. Nell’annunciare l’avventura più audace dalla nascita del cinema, il trailer di lancio era quanto mai centrato, sostiene Niola, sotto tutti gli aspetti, anche aziendali e finanziari. Quando il film uscì, la Disney era indebitata con le banche fino al collo e oltre. Se la scommessa del primo lungometraggio a cartoni non fosse stata vinta, nessuno avrebbe salvato la “ditta” dal fallimento. Ma già dalla première, a fine anno 1937, gli spettatori uscirono non contenti, entusiasti.
Immaginazione, lungimiranza, ambizione artistica e capacità di precedere i tempi vanno a lungo di pari passo col disastro economico, ecco la lezione impartita dalla storia del cinema e colta dal critico autore di questo saggio, brillante e centrato, spesso sorprendente, sempre ricco di curiosità e di novità.
Questa non la sapevo, potranno dire i lettori. Per un ruolo secondario di attor giovane in “Thelma & Louise” del 1991, il metro e 83 cm di Geena Davis ostacolava la scelta dell’interprete maschile. Il designato, Robert Downey Jr, era stato scartato perchè bassino accanto a lei, poco credibile nella parte di un affascinante seduttore. Riaperti i provini, vennero richiamati aspiranti interpreti già respinti, come il ventottenne George Clooney, non ancora famoso e nuovamente considerato inadatto, perché “per niente star” e privo del necessario “fascino pericoloso e sexy”. Alla fine, spuntò un ragazzino timido del Missouri: Brad Pitt.
Una titanica intossicazione. L’8 agosto 1996, la Nuova Scozia (Canada) ospitò le prime riprese del colossal “Titanic”, con le scene di Rose anziana in programma. Mancavano perciò Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, non previsti in quella parte della sceneggiatura. Al termine dei ciak, i sessanta membri del cast e della troupe, compreso il regista James Cameron, festeggiarono consumando una zuppa di frutti di mare. Poco dopo, tutti cominciarono a ridere troppo forte, a piangere senza motivo, a provare un’ansia fortissima. Furono accompagnati sollecitamente al pronto soccorso, per un sospetto avvelenamento, ma i comportamenti si aggravarono, diventarono folli. C’era chi lanciava le sedie a rotelle e chi correva a perdifiato nei corridoi. Qualcuno accoltellò Cameron in faccia con una penna. Si scoprì che non si trattava di una banale intossicazione alimentare, ma degli effetti del pcp, una droga sintetica mescolata alla zuppa. La polizia indagò per due anni senza scoprire il colpevole. L’ipotesi più accreditata è la vendetta di un licenziato.
Rovinosi aspetti piccanti. Lo storico produttore Darryl F. Zanuck, nume della 20th Century Fox, era “il più sessualmente attivo” di tutti i capi degli studios. Nel suo ufficio pieno di trofei di caccia e di polo, dietro la scrivania, un pannello scorrevole di legno dava accesso a un habitat riservato agli incontri con le amanti, che a volte vi uscivano con un ruolo in una nuova produzione, altre accontentandosi soltanto di una vaga promessa. “Era noto a tutti che a una certa ora del giorno non si poteva incontrare Zanuck, perché in ’conferenza’”. E risparmiamo altri particolari pepati. Fatto sta che è morto nel 1979, risparmiato dalle attuali implacabili e comunque meritate accuse di sessuomania, molestie e violenza, che hanno distrutto la carriera di Harvey Weinstein, “l’orco di Hollywood”.
En travesti. La fortunata commedia “A qualcuno piace caldo” (1959) diverte a distanza di quasi settant’anni. A parte la bella ma controversa Marylin Monroe, raggirata dal regista Billy Wilder, che le aveva promesso un ruolo finalmente non da bionda svampita, a creare problemi furono i validissimi protagonisti maschili, Tony Curtis e Jack Lemmon. Se il primo si poneva in modo meno negativo, il suo falsetto suonava però troppo basso per essere credibile, obbligando a doppiarlo, perciò, quando vestito da donna. Il secondo non gradiva un ruolo da “travestito”, temeva di apparire soltanto goffo. Più si preparava, più cresceva la sua insofferenza. Un test fugò le discussioni: Lemmon e Curtis, travestiti e truccati, entrarono uno alla volta nel bagno delle signore dello studio, trascorrendovi dentro un po’ di tempo. Nessuna si accorse di niente.
La storia del cinema americano è piena di episodi, aneddoti
e lavorazioni incredibili in cui sono coinvolte persone strane e fuori dai canoni, dove si mettono a confronto artisti con uomini d’affari spesso loschi, in certi casi molto abili.
Sempre gente senza scrupoli, come tutti quelli dopo di loro. Avevano trovato spazio nel mondo nascente del cinema perché considerato “un’industria disdicevole”, più vicino al circo che all’arte. Le élite lo ignoravano e vi trovarono spazio due categorie umane discriminate dalla classe dominante: gli ebrei e le donne. Gli emarginati hanno reso grande il cinema americano, ma quante ne hanno fatte!
- Autore: Gabriele Niola
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: UTET
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Fare film è un inferno. Follie, eccessi e disastri che hanno fatto grande il cinema americano
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