Il nome di Anita Garibaldi è, da sempre, piuttosto conosciuto; la sua storia, il suo reale percorso di vita lo sono forse molto meno. Laura Calosso, con il suo libro Anita, edito da SEM nel 2025, ha il merito di portare alla luce e di dare piena importanza a una delle tante figure femminili della storia che per lungo tempo è stata considerata non di per sé, per il proprio vissuto e valore, ma per la relazione che l’ha legata a un uomo storicamente importante, in questo caso Giuseppe Garibaldi.
La forza che si percepisce tra queste pagine è sicuramente legata a entrambi i protagonisti ma ancora di più al rapporto che li tiene uniti, un amore fortissimo che, soprattutto per quanto riguarda Anita, è forza motrice in grado di guidarne l’evoluzione e la crescita come donna. Come abbiamo spesso letto, Garibaldi, arrivato in Brasile, incontra Anita e le rivolge in italiano la famosa frase “tu devi essere mia”. Quanto ci sia di vero e quanto di romanzato in questo momento e in altri della vicenda biografica di Anita Garibaldi è ancora da chiarire, quel che è sicuro è che, grazie alla forza di quell’amore, Anita si trasforma da una giovane quasi insignificante (come tante, purtroppo, nel Brasile del 1839) a una ragazza coraggiosissima e pronta a sacrificare praticamente tutto per il suo uomo e per le sue battaglie. Nel libro, questo rapporto d’amore tra Anita e Giuseppe viene indagato con profondità e con attenzione tenendo conto anche dei più minuti aspetti psicologici. Forse per prima Laura Calosso arriva ad evidenziare come questa relazione costituisse per Garibaldi un importante punto di riferimento durante la sua permanenza in Brasile e in Uruguay, terre a lui completamente straniere e nella quali inizia a perdere uno a uno i compagni più fedeli. Allo stesso modo questo amore lavora anche sulla personalità di Anita, perché è questo sentimento totalizzante a incrementarne il coraggio rendendola quasi avventata. I due si amano, ma di un amore complesso e pieno di sfaccettature, come generalmente accade alle personalità articolate. Un sentimento, quindi, difficilissimo da descrivere e da comprendere appieno per altri che non ne siano i protagonisti.
Laura Calosso costruisce tutta la narrazione di questa storia a metà fra racconto e biografia in maniera estremamente intelligente. L’autrice parte dai fatti storici che conosce con dovizia di particolari grazie a delle approfondite ricerche personali. Tutti i dati storiografici vengono condivisi con il lettore, al quale alla fine del libro viene addirittura offerta una bibliografia chiara come invito a un ulteriore approfondimento personale. Calosso, però, non nasconde neppure i tanti dubbi che ancora circondano la ricostruzione della vicenda umana di Anita Garibaldi (“la mia vita è fatta di poche luci e tantissime ombre, al tal punto che, persino la nascita del mio quarto figlio, non è cosa certa”); è l’autrice stessa a pulire volontariamente il campo dagli intenti agiografici e, nell’incertezza derivante da una ricostruzione in alcuni punti incerta, inizia a lavorare al personaggio letterario di Anita.
Il racconto che ci propone Calosso non è quello di Anita Garibaldi, ma della sua Anita Garibaldi, che nella finzione letteraria attraversa momenti e situazioni nelle quali la giovane emerge non solo con il coraggio dell’eroina ma anche con le incertezze di una ragazza molto povera e semplicemente tanto innamorata. L’Anita di questa narrazione non è una sciocca, tutt’altro. Questa Anita ha dei tratti molto contemporanei che, anche se non perfettamente aderenti al vero, rendono il personaggio interessante. Questa Anita diventa una donna che sentiamo a noi vicina anche nel 2026 e che può parlarci pur nella grande distanza temporale. Una Anita che è consapevole della propria dipendenza da Garibaldi e che su di essa si interroga, ragionando apertamente su di sè e sulla propria relazione. Quindi una Anita troppo contemporanea? Troppo introspettiva? Forse, sì. Ma allo stesso tempo è una Anita capace di entrare in relazione persino con noi. Una Anita credibile quella di queste pagine? Quella che qui ci viene presentata come esperta delle cose del mondo e dei risvolti politici attraversati dai propri tempi e dal proprio uomo? Probabilmente no e, infatti, Laura Calosso ce la dipinge spesso in difficoltà in relazione alla propria inadeguatezza culturale.
Sicuramente la vicenda di Anita permette di approfondire gli anni trascorsi in Sud America da Giuseppe Garibaldi, che solitamente vengono lasciati un po’ in ombra rispetto alle sue gesta italiane. E se è vero che si è sempre parlato di Anita Garibaldi in relazione al proprio uomo, questo libro ha certamente la spiccata qualità di mettere lei al centro, senza negare in nessun modo il legame di amore e di vita che l’ha indissolubilmente tenuta sempre in necessaria relazione con “l’eroe dei due mondi”.
L’autrice nei suoi ringraziamenti finali chiarisce che raccontare la vita di Anita Garibaldi non è stato semplice, perché le gesta di questa donna sono spesso state travisate e piegate a favore di fervori propagandistici. C’era bisogno di prendere maggiore coscienza di questo, e il libro aiuta moltissimo a farlo. L’autrice, infatti, stimola continuamente il lettore a mantenere vivo, di fronte a qualsiasi materiale storico, il senso critico e la capacità di analisi. La passione che anima Anita Garibaldi, pur a distanza di diversi secoli, continua a interrogarci ed è bello lasciarci da lei condurre alla scoperta di una vita così intensa da diventare leggendaria.
- Autore: Laura Calosso
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: SEM
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Anita
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